Dopo un caotico ed appassionante GP di Detroit, con vincitore Scott Dixon, oltre a lui vediamo chi ha brillato in questo weekend e chi meno.

Una gara dominata a metà dalle bandiere gialle, infatti 48 dei 100 giri complessivi a Detroit sono stati percorsi in regime di Pace Car. Nonostante ciò le innumerevoli neutralizzazioni, la gara ha dato molto spettacolo e tantissimi colpi di scena (scroscio momentaneo di pioggia in primis). A vincere nel Michigan è stato Scott Dixon, seguito da Marcus Ericsson e a concludere il podio Marcus Armstrong compagno di squadra di Dixon.
Male invece per il pole man di Detroit, Colton Herta da primo si è ritrovato a fine gara in 19°, la stessa sorte anche per Alex Palou partito in 2° posizione e finito alla fine della corsa in 16°. Weekend da dimenticare per il vincitore della Indy 500 Josef Newgarden che ha concluso la gara in ultima posizione.
TOP 3
1) SCOTT DIXON
Ci sarebbe un solo aggettivo per descrivere la sua gara: superlativa! Sia lui che il suo ingegnere di pista Mike Hull si sono adattati alla perfezione a tutti i mutamenti della gara e sono riusciti a portare una grande vittoria con una precisissima strategia di conservazione del carburante ed anche della gestione delle gomme. Un grande capolavoro anche per il compagno di squadra che lo ha “difeso” fino all’ultimo dalle grinfie di Marcus Ericsson. Vittoria a Detroit che consolida il neozelandese come pilota valido e capace di dare sorprese anche quando il gioco si fa duro.
Fenomenale stratega.

2) MARCUS ERICSSON
Una grande corsa quella dello svedese che cancella la brutta figura fatta ad Indianapolis: da perfetto “underdog” è riuscito ad approfittare delle innumerevoli bandiere gialle a Detroit per riuscire a posizionarsi nella parte più alta della classifica. Grandioso è stato anche il duello negli ultimi giri finali della corsa contro Marcus Armstrong del quale, non ha potuto difendersi fino all’ultimo, consegnando di fatto la seconda posizione nelle mani dello svedese.
Prestazione grandiosa.

3) MARCUS ARMSTRONG
Superba prestazione per Marcus Armstrong che dalla 19° casella di partenza a fine corsa si è ritrovato in terza posizione! Una grandissima rimonta degna di essere notata! Dopo un lungo digiuno anche Armstrong torna ad essere un pilota degno di stare nella parte alta della classifica dopo un’avvio di stagione tra alti e bassi. Grande è stato anche lo spirito di squadra che, ha permesso sia lui che Dixon di non farsi acciuffare da Marcus Ericsson; cosa che purtroppo non è avvenuta completamente e ha dovuto accontentarsi della terza posizione.
Strabiliante esempio di determinazione.

MENZIONE D’ONORE: TRISTAN VAUTIER
E’ giusto spendere una menzione d’onore per questo pilota: dopo sette anni che non correva in Indycar, torna a gareggiare per Dale Coyne in uno dei circuiti più tecnici del calendario. Nonostante la 24° posizione in griglia di partenza il pilota francese ha dato prova della sua esperienza passata in questo campionato portando a scuola molti della griglia a Detroit: il tutto per poi concludere in 18° posizione, quando durante la corsa era giunto anche nella parte alta della griglia. Non male per uno che è rimasto fuori da quella categoria per così tanto tempo, ma ci sarà parecchio da fare.
“Buona la prima” e speriamo in altri buoni risultati.

FLOP 3
1) JOSEF NEWGARDEN
Enorme amarezza per il vincitore della Indy 500, Josef Newgarden del quale si è ritrovato nel giro di una settimana dalle stelle per poi finire alle stalle. In gara nonostante la terza piazza conquistata in qualifica, il pilota americano non è riuscito ad avere un passo gara degno di sé e, a causa delle tante bandiere gialle, le sue strategie si sono rivelate pessime, soprattutto da punto di vista di tempistiche. Non ha per nulla aiutato anche il contatto con Alex Palou che ha irrimediabilmente compromesso la corsa per Newgarden.
Enorme amarezza.

2) SCOTT MCLAUGHLIN
Altra delusione per il team Penske del quale non è stato neanche lui in grado di adattarsi agli imprevisti della gara e, a trarne vantaggio per sé. Questo discorso che ho speso per Newgarden vale anche per il pole man della Indy 500 Scott McLaughlin: anche lui una grossa delusione di non aver capitalizzato al meglio la gara a Detroit per continuare la sua scia di risultati positivi.
Immenso dispiacere.

3) ALEX PALOU
Peccato per la gara di Alex Palou: partito dalla seconda posizione, già dai primi della gara si vedeva che non era in grado di stare al passo del pole man Colton Herta e Detroit si è trasformata in un incubo per lui. Dopo il cambio gomme con mescola morbida usata, il catalano ha accusato di enorme usura degli penumatici che lo hanno rallentato parecchio fino ad un altro pit stop. Gara che sembrava essersi ricostruita per il campione in carica ma, l’incidente con Josef Newgarden ha mandato all’aria ogni speranza di rimonta in 100 giri di corsa.
Tanta sfortuna.

MENZIONE DISONOREVOLE: SANTINO FERRUCCI
Protagonista indiscusso di questo weekend (ma non per motivi positivi): dopo la sfiorata rissa con Kyle Kirkwood, l’americano ha alimentato la diatriba con il pilota Andretti dandogli del “fidanzato” a Krikwood e anche a Colton Herta. A completare tutto ciò vi fu anche il dialogo tra Grosjean e il muretto di A.J. Foyt dopo che Ferrucci ha impedito al francese di fare il suo giro di qualifica che, a detta del pilota Juncos era in lizza per la top 5. Nonostante la grande gara dell’americano che è sempre riuscito a rimanere nella top 10, egli però è riuscito a catalizzare su di sé in maniera negativa per tutto il weekend di gara, a causa dei suoi gesti immaturi in pista ed anche in un comportamento poco lucido nei confronti degli avversari.
Non è il primo episodio dove vi è lui come protagonista di queste situazioni ma, gli auguro di prendere questi errori e di imparare dai propri sbagli.


