L’edizione 2024 del Rally di Sardegna entrerà sicuramente nella storia, per il debutto del nuovo format ma anche per il finale di gara!
Il rally è anche questo, finali che non ti aspetti e margini risicatissimi. Sono due i decimi che, dopo tre giornate di gara in Sardegna, separano il vincitore Ott Tänak dal rivale Sébastien Ogier, in testa fino agli ultimi Km della Power Stage. Un distacco così ristretto a fine rally non si vedeva dal Rally di Giordania 2011, quando lo stesso Ogier battè con lo stesso risultato il suo ora Team Principal Jari-Matti Latvala.
Questa edizione del Rally Italia-Sardegna, quindi, entrerà sicuramente nella storia, anche grazie al debutto del nuovo format. Ma andiamo con ordine e vediamo tutto nel Post-Rally.
Nuovo format: promosso o bocciato?
“Ti devo dire…vi devo dire…che la situa, tanto male, non è” diceva un vecchio saggio. Confesso che all’inizio non ho colto con entusiasmo questa mirabolante mossa alla Claudio Domenicali da parte di FIA e Promoter. Un po’ perché forse sono molto tradizionalista, un po’ perché quando una gara viene accorciata non è mai bello.
Certo, non che adesso sia diventato un fan sfegatato di questo nuovo format, ma ci sono degli aspetti positivi. Innanzitutto, accorpando Shakedown e prima parte di gara in un’unica giornata, non c’è bisogno di aspettare il giorno successivo per capire i primi verdetti cronometrati. Lasciando da parte l’osceno percorso di Shakedown della gara sarda, l’idea non è male ed elimina anche quella poco utili prove del giovedì sera che, a mio avviso, servono solo per avere spettatori, visto che la maggior parte delle volte sono Super Special Stage.
Secondo punto, può aiutare a contenere i costi e fare in modo che si possano mantenere le vetture Rally1 con l’ibrido (cosa che peraltro già si farà) e magari vedere qualche pilota in più.
Certo, come già detto non è mai bello accorciare un weekend di gara, soprattutto in una disciplina come il rally che per definizione non è una competizione “Sprint”. Ma questa volta, almeno ad una prima impressione, non tutto il male vien per nuocere.
Rally1
Hyundai: L’Italia sorride ai coreani

Ancora una volta, Hyundai porta a casa il Rally d’Italia-Sardegna. L’isola sarda sembra avere in simpatia i coreani, che con un rush finale da libri di storia portano a casa la sesta vittoria nelle ultime sette edizioni.
A sfangarla, questa volta, è il buon Ott Tänak. L’estone sembra aver finalmente trovato la chiave di volta della i20 N, e sulla scia del Portogallo ha continuato il percorso che, alla fine, lo ha portato ad una vittoria al cardiopalma. Solo due, come detto nell’introduzione, i decimi che dopo tre ore e passa di gara separano lui e il rivale Ogier, al termine di una bellissima sfida durata tutto l’arco del weekend.
Ott è parso poter andare addirittura più veloce, non fosse stato per il team order del sabato che gli ha posto un freno. Alla domenica, però, ha dato il tutto per tutto e, anche grazie alla dea bendata, ha colto nella Power Stage un primo posto che rappresenta una boccata d’ossigeno dopo il difficile inizio di stagione. In più, si è rilanciato alla grande per la lotta al mondiale ed ora è a sole 18 lunghezze dal leader della classifica.

Leader della classifica che, in Sardegna come in altri eventi, deve ringraziare il nuovo format. Thierry Neuville, diciamocelo, si salva solo con il risultato della domenica. Il belga, arrivato con grandi speranze, non ha tenuto il passo dei primi al venerdì, e al sabato si è arenato (quasi letteralmente) per colpa del suo primo vero errore di guida della stagione. Un errore che ha rischiato di costargli molto caro, non fosse che nell’ultima giornata di gara ha fatto faville (anche perché era una situazione da “O la va o la spacca“) vincendo Super Sunday e Power Stage, limitando i danni e contenendo l’avanzata del compagno Tänak. Niente paura, può capitare ed è comunque ancora leader. Ma i campionati si vincono e si perdono anche con i Jolly. Thierry se n’è già giocato uno.
Bel podio invece per Dani Sordo. Lo spagnolo, che potremmo soprannominare Mr. Consistency quando si tratta di rally così difficili, conferma il feeling con l’evento che l’ha visto trionfare per due volte in carriera, mettendo in cascina punti importantissimi per il mondiale costruttori di Hyundai. Il buon Dani, oltre al lusso del podio, si è anche lasciato andare ad una stoccata non da poco al compagno Neuville, poco intelligente secondo lui nella condotta di gara. Carta canta, e stavolta Sordo ha ragione. Il podio se l’è preso lui senza strafare e senza oltrepassare i limiti. Gara da vero veterano.
Toyota: Ogier luce in mezzo a tanto buio.

Continua il momento “No” di Toyota. Direte voi: se hanno vinto le precedenti tre gare, perché momento no? Perché al momento i nipponici si stanno facendo traghettare dai propri piloti Part-Time. Vero, sono Part-Timers di lusso (e che lusso, visto che insieme fanno 10 mondiali), ma pur sempre a mezzo servizio.
Sébastien Ogier, infatti, è parso un’altra volta essere una luce in mezzo a tanto buio. Con il suo talento ha quasi portato a casa la terzo vittoria di fila in stagione, non fosse per le gomme Pirelli che lo hanno tradito negli ultimi Km della Power Stage regalandogli un’amara foratura. Altra, imponente prova per l’otto volte campione del mondo, che ormai si fa fatica a descrivere. È un po’ come quando Nole Djokovic decide di salire in cattedre, si può dire? (Amici appassionati del Tennis non linciatemi se il paragone risulta sbagliato).
Sorge però spontanea una domanda: è Ogier che va forte con la Yaris, o la Yaris va forte e gli altri piloti non riescono a farla andare? Forse la verità sta nel mezzo. Perché se è vero che il buon Seb, da campione qual è, va molto forte, è anche vero che l’aspirante al titolo Elfyn Evans è letteralmente scomparso dai radar.

Da qualche rally l’inglese è caduto nell’anonimato più assoluto, con qualche sprazzo qua e là ma nulla di più. Era partito bene, ma ora sta tribolando e non poco. Vero, è ancora in corsa per il mondiale, ma sembra aver perso la bussola. E la Yaris non lo sta di certo aiutando, visto che i problemi sembrano essere nel setup. Ma, anche qui, dare tutte le colpe alla vettura che ha vinto tre degli ultimi quattro rally forse è anche troppo. Quel che è certo è che Evans ha bisogno di ritrovarsi e subito, per non perdere il treno del titolo. Anche perché è l’unico dei tre aspiranti a non aver ancora vinto un rally quest’anno.
Tanta sfortuna, invece, per Takamoto Katsuta. Le noie alla trasmissione hanno messo fine al suo Rally di Sardegna, che fino a quel momento non stava andando affatto malaccio. Certo, non stava facendo una prestazione memorabile, ma pian piano si sta costruendo una certa costanza di rendimento, alla quale poi dovrà aggiungere della velocità se vuole vincere. Anche lui però non sta contribuendo alla grandissima ai punti per il campionato costruttori, ed è per questo che sia lui che Evans devono svoltare.
M-Sport: Ogni tanto si cade

Se fino a questo momento M-Sport e Adrien Fourmaux avevano sorpreso in positivo, già dal venerdì si è capito che la Sardegna non sarebbe stata pane per i denti del team di Malcolm Wilson. Il francese infatti, sino a questo momento uno dei più veloci del circus, ha inanellato una serie di sfortune e piccoli errori che lo hanno messo fuori dai giochi sin da subito, causa problemi alla Puma che ha cominciato a fare i capricci.
Peccato, perché la Sardegna sarebbe stata un terreno ideale per testare la bontà della crescita del buon Adrien, che tutto sommato ha comunque dimostrato qualche sprazzo di talento. La prestazione della Power Stage non va buttata via, certo che il transalpino torna a casa con un bottino più magro di quel che avrebbe sperato.
Bene invece, questo weekend, Grégoire Munster. O meglio, bene perché comunque terminare 5° in classifica generale e portarsi a casa otto punti non è male per un rookie. Meno bene perché durante tutto l’arco del weekend non ha dimostrato velocità da Rally1, ma spesso ha fatto segnare tempi simili se non uguali a quelli dei piloti Rally2. Non un buon segno visto che la Puma ha in dote circa 200 CV in più dei bolidi di categoria inferiore. Certo, è un rookie, ma occhio a proteggerlo troppo perché ora è il momento di fare uno step in più, cosa che non sta avvenendo. E si sa che in M-Sport non hanno mai remore quando si tratta di cambiare.
Rally2

Sami Pajari coglie la sua prima vittoria con la Yaris Rally2, portando a termine un rally veramente ben gestito e guidato. Si è creato il gap nella giornata di venerdì, con un’ottima velocità, e poi ha gestito rimanendo tra i più veloci in prova senza andare troppo oltre. Una vittoria che ci voleva per confermare il talento e per infondere fiducia ad un ragazzo che si dimostra ancora un bel prospetto. Certo, magari non lotterà per il titolo, pur essendo comunque in corsa, ma la crescita parte da rally così.
L’MVP però non può che essere Yohan Rossel. Il francese, dopo la giornata di venerdì, era 16° in classifica WRC-2, con qualche problemino di troppo. Ma dal sabato in poi ha cambiato passo ed ha svoltato il weekend. A suon di vittorie in prova, Yohan è risalito sino al 2° posto, arrendendosi solo al gap ormai pressoché impossibile da colmare con Pajari. Una prestazione che ricorda quella di Mikkelsen l’anno scorso in Grecia e che afferma, se ce ne fosse bisogno, che il francese è l’indiziato numero uno per il titolo, che quest’anno sarebbe ampiamente meritato. Ora ha ben 71 punti in saccoccia e la consapevole

Altro podio, dopo la vittoria in Portogallo, per Jan Solans. Lo spagnolo è una delle sorprese di quest’anno, e si sta dimostrando veloce sullo sterrato, cosa non banale per gli iberici. Ha rischiato di fregare il 2° posto a Rossel con una grande domenica, non riuscendoci per pochi secondi. Altra gara condotta bene e molto intelligente.
Tanti i big non pervenuti, o per meglio dire, rimasti vittime della gara sarda. Vi ricordate che nel WRC-2 corre Pierre-Louis Loubet? Bene, a momenti nemmeno noi. E che dire di Teemu Suninen e Emil Lindholm? Come dite? Chi sono questi? Eh…ci piacerebbe saperlo, visto che sono anch’essi spariti dai radar. Il caso più eclatante è quello di Lindholm, alle prese con una vera e propria involuzione. Campione nel 2022, il finlandese dopo l’approdo in Hyundai ha fatto oggettivamente male, e ad oggi è a pari punti con Roberto Daprà, un rookie alle prime volte con una WRC-2. Non un risultato di cui andare fieri.
Fuori anche Nikolay Gryazin, già vincitore della Sardegna, che probabilmente sperava di riavvicinarsi in classifica al compagno di squadra. Bene invece gli esperti Martin Prokop e Kajetan Kajetanowicz, che piano piano lemme lemme si piazzano in 4a e 5a posizione. Una gara, da parte di entrambi, più incentrata sulla costanza che sulla velocità.
Junior WRC

Non molto da dire sul Junior WRC, se non che a spuntarla, pur non vincendo nessuna prova, è stato l’ormai veterano della categoria Diego Dominguez. Anche in questo caso, il paraguayano ha fatto della costanza la sua virtù più grande, e ha raccolto quello che Romet Jürgenson prima e Bruno Bulacia poi hanno lasciato.
Il primo, con le vittorie in prova, aggiunge comunque punti alla classifica, e mantiene un distacco di 35 lunghezze proprio su Dominguez. Con 2 rally ancora da disputare, la posizione è comoda e salvo errori non dovrebbe essere un problema portare a casa il titolo.
Peccato invece per il secondo, fratello di Marco Bulacia. Sarebbe potuta essere una buona occasione per portare a casa una vittoria e guadagnare fiducia, ed invece non è stato così. Sarà per la prossima volta.
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