Il team principal dell’Alpine spiega i motivi della scelta fatta in vista del cambio regolamentare del 2026
La prima parte di stagione non è stata sicuramente soddisfacente per Alpine: il team di Enstone, infatti, ha raccolto solo 11 punti e si trova, attualmente, all’ottavo posto della classifica Costruttori.
Il team negli ultimi mesi è andato incontro anche ad alcuni cambiamenti interni: Briatore, infatti, è tornato nella squadra nel ruolo di consigliere esecutivo mentre il pilota Ocon e il team principal Famin lasceranno la squadra (il primo andrà in Haas, il secondo andrà via entro fine Agosto).
Una vera e propria rivoluzione che non si ferma solo all’aspetto dirigenziale: il team, infatti, nell’ultimo GP del Belgio ha annunciato di prendere seriamente in considerazione la possibilità di diventare un team cliente.
“Il nostro motore è indietro rispetto agli altri”
A confermare tutto ciò è stato proprio Famin che, nel podcast “Beyond the Grid” ha spiegato i motivi della scelta fatta: “In primo luogo è una scelta fatta per motivi tecnici: il nostro motore, secondo quelli che sono i dati della FIA, è indietro rispetto agli altri di una ventina di cavalli. Una differenza del genere vale circa due decimi in pista. Ad ogni modo sappiamo che i nostri problemi non sono relativi sono al motore ma riguardano anche il telaio e l’aerodinamica”.
L’altra motivazione, come dichiarato da Famin, è di natura economica: “Ogni anno viene assegnato un montepremi: una somma che però va a beneficiare solamente le squadre e non quelli che costruiscono i motori. La Federazione stabilisce, attraverso il proprio regolamento finanziario, il prezzo massimo di vendita per una power unit. Il business in cui ci troviamo è strano? Sì, penso che lo sia”.
I costi sostenuti da Alpine
Famin, nella parte finale della sua intervista, ha elencato i costi di un team costruttore: “E’ chiaro che c’è un enorme differenza, dal punto di vista finanziario, tra il costruire un motore ed essere clienti di qualcun altro: si tratta sostanzialmente di una differenza in termini di denaro e non di prestazione pura”.
“I costi che noi abbiamo sono tutti pubblici e si aggirano intorno ai 120 milioni ogni anno. Se ci aggiungiamo quelli di rivendita bisogna contarne altri 17: è molto semplice fare un calcolo della spesa totale”.

