Daniel Ricciardo meritava un vero e proprio addio dalla Formula 1, non un imbarazzante post sui social prima della fine della stagione.
Non è mai stato così che la carriera in Formula 1 di Daniel Ricciardo doveva finire.
Per un pilota che una volta sembrava un potenziale campione del mondo e ha rapidamente conquistato i fan attraverso il sorriso e la sua personalità contagiosa, meritava un vero e proprio addio dopo 13 anni nella massima serie.
C’è stato un momento, nella sua carriera in Formula 1, in cui l’australiano era il pilota su cui puntare. Un giovane rampante dal carattere unico, in grado di far innamorare i tifosi con mosse da maestro, ricordiamo la famosa “staccata alla Ricciardo”. Arrivato in Red Bull con la pretesa di battere il quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel. Poi è arrivato Max Verstappen, e le cose sono cambiate. Una decisione presa di pancia, quella di lasciare la Red Bull, sbattendo la porta pur di non fare il secondo pilota all’interno di un team dalle gerarchie chiarissime.
Da lì in poi però le cose per il più simpatico del paddock non sono girate bene. Due anni difficili in Renault, fino al passaggio nel 2021 in McLaren, squadra che doveva dargli nuova vita e incredibili possibilità di crescita. Tolto il successo indimenticabile di Monza nel 2021 però, quello della famosa frase “I never left” non me ne sono mai andato, non c’è stata la rinascita di Ricciardo.

Rimasto senza sedile, tornato lo scorso anno per sostituire De Vries e costretto a dover lasciare la Formula 1 per la seconda volta prima della fine della stagione. È davvero questo il trattamento che si merita Daniel Ricciardo?
Non è così che doveva finire
L’ultimo Gran Premio vissuto con l’incertezza e la voglia di assorbire tutte le emozioni che gli regalava la pista, la vettura. Senza l’ufficialità che fosse davvero l’ultimo, la chiusura di un cerchio, per un pilota che prima di tutto era una persona capace di regalare sorrisi e umanità in tutto il paddock. Ufficialità che è arrivata dopo 4 giorni dal GP di Singapore, ma lui già lo sapeva.
Le sue emozioni domenica l’hanno tradito. Commosso a fine gara si è preso qualche minuto per restare da solo nell’abitacolo, che era stato la sua casa per oltre un decennio. Non è con il suo solito sorriso che Daniel Ricciardo si è presentato alle interviste post gara. Sembrava quasi spento, già conscio di ciò che lo aspettava, mentre con le lacrime agli occhi si sforzava di pronunciare una frase di senso compiuto.
Ha cercato di godersi ogni momento, sapendo benissimo che quella sarebbe stata la sua ultima gara. È facile pensare ai piloti come dei supereroi che non provano emozioni, soprattutto Ricciardo, abituati a vederlo con il sorriso sempre sul volto. Dietro quel sorriso invece si nasconde il dolore di chi vede arrivare la fine di momenti che non torneranno più.
Ricciardo potrebbe non essere più il pilota che era una volta alla Red Bull. Quello che ha fatto parlare di sé e ha messo Sebastian Vettel, allora quattro volte campione del mondo, in ombra nel 2014. O quello della magia fatta per le strade di Monaco nel 2018, il giorno della redenzione. Ma meritava di meglio di questo addio imbarazzante. Se fosse stato annunciato che Singapore sarebbe stata l’ultima gara di Ricciardo, l’australiano avrebbe avuto la possibilità di godersi pienamente il fine settimana e ottenere un vero e proprio addio.

Non stiamo perdendo uno dei più grandi di tutti i tempi, o uno dei migliori piloti sulla griglia in questo momento. È comunque un addio triste a qualcuno che ha reso la Formula 1 un po’ più speciale, donandogli quel poco di umanità di cui ha bisogno. Che Daniel piaccia o no, non è questo il modo di trattare un pilota che è in questo sport da oltre un decennio e che ha dato così tanto. Meritava di avere una celebrazione della sua carriera che non fosse quella mediatica, che lo facesse piangere. Meritava di stare con i suoi fan, che lo abbracciassero e lo sostenessero fino alla fine, i donuts e un saluto come si deve con i piloti, uno scambio di caschi. Non un post sui social e un weekend di totale ansia.
La Formula 1 può essere spietata, non è un segreto. Ma per qualcuno che ha messo così tanto del suo cuore e della sua personalità nell’essere più di un semplice pilota, Daniel meritava di meglio.


