Non perderti i migliori e i peggiori della stagione 2024. Scopri i top e i flop del campionato IndyCar e chi si è reso protagonista.
Conclusa la stagione 2024, è tempo di tirare le somme e vedere chi è arrivato alla vetta e chi invece ha trovato solo che il buio dell’anonimato. Alex Palou si è riconfermato campione del mondo per la terza volta, mentre Will Power ha dovuto digerire un boccone amaro dopo l’exploit in questa stagione di IndyCar; ma non perdiamo tempo e vediamo la classifica dei migliori e dei peggiori di questa stagione appena conclusa.
Premessa importante: per questa classifica ho voluto “allargare” inserendo sia nei top che nei flop, cinque nomi più una menzione in modo da accogliere più protagonisti di quest’annata della IndyCar.
TOP 5
1) ALEX PALOU
Questa stagione IndyCar per Alex Palou è stata veramente tosta quasi sin da subito, il quale ha fatto molta fatica a ripetere il dominio dello scorso anno, facendo risultati incostanti. Nonostante la vittoria al Thermal Club (gara non valida per il campionato) nella prima parte di stagione ha patito molto, da Indianapolis Road Course in poi si è visto lo spagnolo dominare e portare a casa risultati importanti per la corsa al titolo anche a discapito delle sfortune o occasioni mancate dei suoi avversari. Si è confermato campione del mondo per la terza volta ma, il suo dominio sembra quasi che sia stato “scalfito” forse dai problemi di adattabilità o forse dovuti dal fatto che la concorrenza oramai ha preso le misure, ma questo non gli toglie il suo grande talento e la sua fame di vittoria.
Fortuna, opportunità e talento.

2) WILL POWER
Una grande stagione per Will Power, ma quante occasioni perse! Dopo un’avvio segnato dallo scandalo Penske a St. Pete, il calvario al Barber dove nonostante tutto è riuscito ad arrivare a podio ed infine la consacrazione totale a Road America dove è riuscito a sbloccare il suo digiuno di vittorie regalando assieme ai suoi compagni di squadra una fantastica tripletta in quel circuito (per di più dedicando la vittoria alla sua moglie).
Da lì in poi alcune occasioni sprecate e delle vittorie in gara 2 in Iowa e Portland del quale lo avevano condotto alla rivalità con Palou per il titolo che si è letteralmente sfumato davanti ai suoi occhi a Nashville a causa della cintura non ben allacciata e l’invano tentativo di recuperare la gara. Power ha dimostrato in questa stagione IndyCar che nonostante tutto ha sempre lottato e cercato di dare il 100% di sé per raggiungere la vittoria è questo va tenuto conto anche della sua lunga esperienza nella disciplina.
Mancò la fortuna ma non il valore.

3) COLTON HERTA
Si può fare lo stesso discorso che ho pronunciato per Will Power anche per Colton Herta: un altro protagonista di questa IndyCar del quale ha avuto molte occasioni perse ma delle gustose vittorie come quella a Toronto del quale assieme al compagno di squadra Kirkwood hanno dato una lezione di strategia e di abilità agli avversari, portandolo all’agognata vittoria che gli mancava da due anni.
Infine l’ultima gara della stagione svoltasi nell’ovale di Nashville dove ha vinto in volata ai danni di Pato O’Ward e vincendo la prima gara in un circuito ovale (peccato che i riflettori erano tutti puntati sulla vittoria del campionato di Palou e la disfatta di Power), ma questo non va messo in secondo piano poiché questa stagione si può ben descriverla con una sola parola “progresso”.
Progresso lento ma ricompensato.

4) SANTINO FERRUCCI
CI può piacere Ferrucci come pilota? Direi anche di no visti i colpi di testa e gli episodi di immaturità in pista, ma nonostante tutto si è dimostrato un grande pilota con molta affidabilità, ma soprattutto con grande costanza che lo ha portato a portare a casa dei risultati positivi per il suo team. Poi il picco massimo lo ha raggiunto con la pole position a Portland dove nessuno ci aveva scommesso un centesimo su tale avvenimento, e sempre contro ogni avversità in quella pista è riuscito comunque ad arrivare quinto nella classifica di gara. Se escludiamo gli spiacevoli episodi che lo hanno coinvolto, si può dire che questa stagione IndyCar è stata un punto di svolta per lui.
Punto di svolta.

5) SCOTT MCLAUGHLIN
La sua è stata una stagione formidabile; anche se alla prima gara a St. Pete fu coinvolto nello scandalo Penske che lo ha portato alla squalifica della gara, egli non si è dato per vinto e ha dato il meglio di sé in Alabama in una corsa che aveva del bizzarro e difficoltà. Poi di lì in poi una serie di risultati positivi che lo hanno portato a lottare per il titolo contro Will Power ed Alex Palou (seppur con possibilità nulle di coronare il sogno iridato) ma questo non toglie la dimostrazione di grande talento che il neozelandese di Penske ha saputo dare (come non dimenticare la storica pole alla Indy 500 una delle più veloci di quella competizione).
Annata da ricordare.

MENZIONE D’ONORE: KYLE LARSON
Sarebbe molto ingiusto non menzionare il pilota di NASCAR Kyle Larson, del quale ha voluto sin da subito provare ad eseguire il Double Duty (ovvero Indy 500 e Coca-Cola 600), ma tale sogno si è dovuto scontrare con delle nuvole grigie cariche di pioggia che hanno funestato le tre settimane di preparazione alla corsa più importante d’America, portando il pilota ad un bivio: correre a Indianapolis oppure ritornare nella NASCAR per disputare alla Coca-Cola 600? Egli su consiglio dei vertici McLaren ha deciso di optare per la prima scelta.
Sin da subito l’americano si è dimostrato all’altezza della competizione stampando degli ottimi risultati nelle sessioni di prove libere, segno che egli si è adattato molto velocemente ed anche bene nella vettura, cosa che poi lo ha portato alla qualifica della corsa con il 5° posto! Poi durante i duecento giri di corsa lo hanno portato ad un amaro 18° posto ma, se consideriamo il tutto come debutto nella Indy 500 per Larson può considerarsi veramente soddisfacente.
Debutto soddisfacente.

FLOP 5
1) JOSEF NEWGARDEN
Per Newgarden il 2024 è un anno da dimenticare: salvo al back-to-back alla Indy 500 e alla vittoria di St. Louis, di risultati positivi per lui li possono contare con una mano. Newgarden che rispetto allo scorso anno dove ha fatto dei circuiti ovali il suo terreno di caccia quest’anno, ha faticato moltissimo a stare al passo di gara concludendo moltissime corse quasi a fondo griglia, poi per non parlare dello scandalo Penske che lo ha coinvolto con tanto di squalifica dalla vittoria di St. Pete, questi fattori non hanno per nulla aiutato l’americano a cercare di ripetere lo strapotere dello scorso anno. Questa annata è stata completamente un disastro che si poteva evitare a partire dal pilota fino ad arrivare al team Penske.
Tutto da rifare.

2) SCOTT DIXON
Dopo i risultati dello scorso anno, il sogno del settimo titolo mondiale non sembrava un’utopia, ma con questa annata le cose si sono fatte diversamente. Solamente due successi per il 6 volte campione del mondo IndyCar ma, il resto delle gare solamente risultati deludenti e soprattutto tanti ritiri. Un gran peccato per Dixon del quale ci credeva veramente nell’ambire al settimo alloro ma per cause sue e della gestione da parte del suo team non è riuscito per niente a coronare.
Sogno diventato utopia.

3) MARCUS ERICSSON
Lo stesso discorso valso per i primi due di questa classifica si può anche rivolgere allo svedese ex Sauber, rispetto alla scorsa stagione, i risultati di questa annata sono stati a dir poco deludenti specie le alte aspettative di una possibile vittoria alla Indy 500, persa lo scorso anno a causa di una manovra controversa di Newgarden. Quest’anno solamente un secondo posto a Detroit mentre per il resto delle altre gare un grossissimo anonimato.
grossissimo anonimato.

4) ARROW MCLAREN
Solo i successi di O’Ward e le buone prestazioni di Rossi a fine anno nel team, hanno quasi salvato la faccia di questo team. Arrow McLaren ha gestito in una pessima maniera i suoi piloti (vedi Malukas o Pourchaire), per non parlare dei risultati di alcune gare dove le strategie e le sfortune hanno colpito duramente il team papaya, rendendoli pesantemente incostanti. Tutto da rivedere, anche la gerarchia dei piloti, soprattutto in vista del 2025 dove vi saranno un trio di piloti tutto giovane.
Cambiare tutto.

5) TOM BLOMQVIST
Pilota deludente per Meyer Shank Racing del quale dopo la Indy 500 lo hanno voluto licenziare a causa dei suoi scarsi risultati in campionato. Si erano create alte aspettative dopo i successi nell’IMSA, sempre grazie a Meyer Shank Racing lo scorso anno, ma il tutto si è dimostrato una cocente delusione che lo ha portato all’allontanamento dall’IndyCar per poi ritornare sempre nelle endurance americane dell’IMSA dove forse lì si sente molto a suo agio.
Grandi aspettative, scarsi risultati.

MENZIONE DISONOREVOLE: AGUSTIN CANAPINO
Per l’argentino varrebbe lo stesso discorso fatto per Blomqvist ma, oltre ai scarsi risultati vi è stata anche la pessima gestione dei fan e dei media personali di Canapino, suscitando diversi scandali all’interno della IndyCar (vedi Pourchaire) e, prima la sospensione da Road America e poi il troncamento definitivo con Juncos hanno appiedato Canapino. Il suo caso è stato una serie sfortunata di eventi, del quale l’unico risultato positivo nella sua breve carriera in questa disciplina fu il decimo posto al Thermal Club. Per non parlare del suo sostituto Conor Daly, del quale nel giro di tre gare ha compiuto letteralmente un miracolo portando la Juncos a podio a Milwaukee Gara 1; oppure del compagno di squadra Grosjean dove più volte è riuscito ad arrivare in buone posizioni seppur il mezzo non sia competitivo.
Meglio guardarsi altrove.


