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F1: “C’è la gara papà!”

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È domenica, una nuova domenica, una domenica come le altre. Nessuna novità. La solita routine: sveglia, pranzo e TV.
Ma la domenica è un giorno speciale.

È domenica, una nuova domenica, una domenica come le altre. Nessuna novità. La solita routine: sveglia, pranzo e TV.
Ma la domenica è un giorno speciale.

La domenica è segno di casa, famiglia e F1 in onda.
È il giorno della gara, conserva tutta l’adrenalina che viene scaricata solo dopo lo spegnimento dei semafori.
È il giorno dei pronostici, quando, seduto a tavola, è il momento di scommettere: chi tifa uno, chi tifa l’altro, chi tutti e chi nessuno.
È il giorno del silenzio, degli sguardi lanciati e delle parole non dette.

Le finestre delle case, adesso imbandite da decorazioni natalizie, mostrano immagini diverse: una famiglia riunita, due novelli sposi, un ragazzo o una ragazza sommersi dai libri da studiare o dal lavoro da fare, un nonno e un nipote, un padre e un figlio.

Da soli o in compagnia ma tutti uniti, nel freddo dell’inverno, a guardare quelle che per qualcuno “sono solo macchine che girano intorno”.

È domenica, una nuova domenica, una domenica come le altre. Nessuna novità. La solita routine: sveglia, pranzo e TV.
Ma la domenica è un giorno speciale.

Case diverse che raccontano tutte la stessa storia. La storia di una passione che “non si può descrivere ma si può solo vivere”. Quella passione tramandata da padre in figlio mostrata nell’immagine collettiva di quel bambino che, seduto sul divano accanto al papà, lo guarda e gli dice: “c’è la gara papà!”.


Quel bambino abbastanza grande per capire come funzionasse il tutto ma troppo piccolo per capirlo fino in fondo. Quello stesso bambino che si è fatto comprare “La Ferrari con i pedali” perché voleva essere come il suo mito Fernando Alonso e che vedeva il padre come un piccolo oracolo contenente tutti i segreti di questo piccolo grande mondo.


La magia di un mondo che, anche senza averlo vissuto, sentiva suo.

Il tifo ingenuo di un bambino accanto a quello consapevole di un papà che parla con quel tono che sà di verità, in memoria delle mille gare viste e riviste ma sempre emozionato come fosse la prima.

Il tifo di un bambino catturato dalla velocità e alimentato dalle storie che il papà racconta. Le storie dei trionfi, dei sorpassi impossibili, di quel dominio che sembrava eterno.


“Dai papà, che oggi la vinciamo!” dice il bambino nell’inconsapevolezza di chi non ha mai vissuto l’epoca vincente della Rossa, di chi non sa cosa voglia dire tagliare il traguardo per primo ogni weekend o cantare l’inno di Mameli ogni domenica. Di chi non sa cosa significhi vivere il giro di formazione sapendo di essere l’inseguito e non l’inseguitore, di chi vive le grandezze di Senna o di Schumacher solo dagli occhi luccicanti di chi le racconta.

È domenica, una nuova domenica, una domenica come le altre. Nessuna novità. La solita routine: sveglia, pranzo e TV.
Ma la domenica è un giorno speciale.
È domenica, una nuova domenica, una domenica come le altre. Nessuna novità. La solita routine: sveglia, pranzo e TV.
Ma la domenica è un giorno speciale.

Padre e figlio uniti nelle vittorie che sembrano impossibili, nelle sconfitte che fanno male e nelle rivalità che accendono il cuore.

Una passione tramandata nel tempo e sinonimo di sogni che aspettano solo di essere realizzati. Sogni che nonostante gli anni che passano e la vita che cambia rimangono sempre gli stessi, triplicati e quadruplicati nella vita delle persone perché “a volte, i sogni sono contagiosi” diceva qualcuno.

Un tifo che viaggia di pari passo con il bambino, e lo accompagna, crescendo con lui, in tutte le fasi della sua vita: da bambino, da ragazzo e da adulto. Il tifo cambiato e cresciuto, che continua a vivere in chi ha imparato a ridere e a piangere, a gioire e a soffrire, a trionfare e a cadere.


A chi ha imparato ad aspettare perché le case belle richiedono tempo, a chi l’ha sempre immaginato ma non l’ha mai vissuto.
A chi ha saputo incassare e andare avanti senza mai perdere di vista l’obiettivo.
A chi ha continuato a crederci e non ha mai smesso, nella speranza di un ritorno alla gloria di un passato, che papà ricorda con un sorriso malinconico.
A chi, invece, ancora stenta a farlo perché le parole Ferrari e Mondiale hanno fatto fatica a stare insieme negli ultimi anni.


Grazie a quel bambino che ha ricevuto in eredità un sogno e lo ha saputo curare e custodire dentro di sé. Quell’io bambino che ha insegnato all’io adulto a vedere la bellezza nelle piccole cose e a superare i limiti dell’impossibile.
Perché è ancora tutto possibile fino a quando non si taglia il traguardo.
Fino all’ultimo giro, all’ultima curva, all’ultima bandiera a scacchi che racconterà un finale a due facce dove qualcuno festeggerà e qualcuno piangerà ma dove in ogni caso si scriverà la storia.

È domenica, una nuova domenica, una domenica come le altre. Nessuna novità. La solita routine: sveglia, pranzo e TV.
Ma la domenica è un giorno speciale.

E quindi quel bambino, ormai cresciuto, non aspetta altro che tornare a vedere le gare con il papà come quelle domeniche lì, quelle domeniche speciali in cui il tempo sembrava fermarsi.
Quelle domeniche in cui immaginare e sperare era molto più semplice.


A quei momenti lì, a quel rombo dei motori, rumorosi e ammalianti allo stesso tempo che nemmeno loro son più gli stessi.
A quando tutto sembrava più facile, più puro.
A quando si aspettava solo la domenica.


La domenica, il giorno dei sogni, della speranza e dei Tifosi, quelli piccoli e quelli grandi che proprio come i primi conservano la genuinità e la capacità di credere nella bellezza di questi sogni.
Perché di domenica i sogni non sono mai troppo grandi, di domenica si spera, si gioisce, si vive.

Il destino del Costruttori in bilico e il peso di un momento che sembra essere più grande che mai.
Il cuore del bambino che batte, tenuto in vita da quella che potrebbe essere la sua prima volta e il cuore del padre che palpita più forte del solito, come se, in qualche modo, quella gara, fosse un ritorno a qualcosa che aveva amato, ma che, nel tempo, gli era sfuggito.
E allora che sia sempre domenica per poter tornare bambini e dire: “c’è la gara papà!

È domenica, una nuova domenica, una domenica come le altre. Nessuna novità. La solita routine: sveglia, pranzo e TV.
Ma la domenica è un giorno speciale.

Buon’ultima race week dell’anno!

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