Il momento è giunto. Adesso è davvero l’ora dei saluti. Lewis Hamilton, con una lettera immaginaria, si inchina davanti alla sua Mercedes.
Cara Mercedes, ti scrivo… ancora.
Eh sì perché una lettera già te l’avevo scritta quando ho annunciato al mondo intero che ti avrei lasciata per sempre.
Quando te l’ho scritta, Amica mia, è stato come un fulmine a ciel sereno, lo so.
Però sembrava un qualcosa di lontano, così lontano che non ci si accorgeva nemmeno del tempo che passava veloce, per quanto assurdo sembrava.
Adesso però l’ora è giunta davvero, l’ultima gara con i tuoi colori è arrivata. L’ultima con il tuo cuore pulsante tra le mie mani.
Dopo ventisei anni non guiderò più un tuo motore, devo ancora realizzarlo, sai.

Di cose ne sono state dette in questi mesi, alcune erano davvero cattiverie.
Certo che in questi mesi magari i nostri rapporti si sono un po’ raffreddati, è normale, soprattutto in questo ambiente. Da lì poi è un attimo che si spargano voci e voci; la famosa espressione “separato in casa” su tutte.
È vero che per certi versi era come se lo fossi, soprattutto nell’ultimo periodo, ma non fino in fondo.
Perché l’affetto reciproco non è mai venuto meno.
Io sarò sempre la Mercedes e la Mercedes sarà sempre la mia casa.

Non importa cosa farò alla Ferrari in termini di risultati, perlomeno non è attinente alla nostra di storia. Che riesca a vincere l’agognato ottavo titolo o che a vincerlo sia tu, per la prima volta senza di me, non ha importanza. E sai perché? Perché niente e nessuno andrà mai a scalfire quanto abbiamo costruito insieme.
Non è esuberanza, ma non credo che con nessun altro riuscirai a realizzare quanto hai fatto con me e, per me vale lo stesso.
Sai, soprattutto all’inizio ho pensato che ti fossi arrabbiata con me; che non capissi fino in fondo le mie ragioni.
Però siamo entrambi grandi e dobbiamo affrontare la realtà.
Non è stato un anno facile, assolutamente; è stato ricco di alti e bassi, specie negli ultimi mesi.
Per me è stato difficile realizzare di non essere veloce quanto avrei voluto; veloce come sempre perlomeno.
E, si sa, la frustrazione sta poco a prendere piega ed impossessarsi della ragione.

Però, perché c’è sempre un però, abbiamo ottenuto anche dei bei risultati.
Uno su tutti? Beh, serve davvero che te lo dica?
La vittoria a Silverstone ovviamente.
Sai che per me il Gran Premio di casa è sempre stato il più speciale perché è casa mia, sono davanti alla mia gente. Vincere lì è più di una vittoria. E vincere per l’ultima volta insieme è stato davvero magico.
È stato così potente che non mi uscivano le parole, ero frastornato a dir poco.
Avevo la voce rotta dall’emozione. E poi le lacrime, dentro e fuori il casco.
Ha avuto talmente importanza per me per molteplici ragioni; è stata una sorta di liberazione sicuramente. Era come se la maledizione si fosse finalmente spezzata. Dopo più di due anni sono tornato a vincere, hai idea di cosa abbia significato per me?
Ne avevo disperatamente bisogno, perché nulla conta più dei fatti. Per quanto tutti continuaste a rassicurarmi, io sotto sotto non mi davo pace perché sappiamo bene come funziona.
Solo la pista dà risposte, solo la pista può emettere la sentenza.
Sventolare la Union Jack a bordo della mia Mercedes, per l’ultima volta, è stato magico. Di gran lunga il ricordo più bello che mi porterò questa stagione.
Un ricordo che si aggiunge alla moltitudine di tutti quelli sigillati insieme negli anni.

Quanti anni sono passati, Mercedes mia!
Devo ammettere una cosa, sai. Per quanto abbia scelto io di cambiare strada, pensare che qualcun altro guiderà al posto mio mi fa un certo che. Qualcun altro occuperà la mia metà del box, qualcun altro parlerà con il mio Bono via radio; qualcun altro che non sarò io.
Non sentiremo più i nostri nomi in abbinata: Hamilton e la Mercedes, la Mercedes e Hamilton; la Mercedes di Hamilton.
Che stranezza, davvero.
Però davvero è giunto il momento di dirci addio, è giusto per tutti. Fa male, ma è giusto così.

Sai, Amica mia, ci penso spesso che non terminerò la mia carriera con te. Quanto avrei voluto giungere all’ultima curva dell’ultimo giro a bordo della mia Mercedes e, poi i donuts, le lacrime, gli abbracci.
Ecco, questo avverrà di certo, ma sarò a bordo di una monoposto rossa, non sentirò Bono via radio e, ad attendermi ci sarà un altro team.
In fondo, però, spero che appena più in là ci sarai anche tu, ci sarete tutti voi; la mia vera famiglia.
Perché vorrei comunque che mi accompagnassi nella mia ultima vera danza; che fossi a bordo pista ad accogliermi, ad abbracciarmi e rassicurarmi dicendo che andrà tutto bene; che sta per aprirsi un inedito capitolo della mia vita lontano dalla pista e, che va bene così.
Vorrei che, in qualche modo, la mia famiglia fosse lì a salutarmi perché poi davvero non mi vedrà più per il paddock.
Vorrei che, nonostante gli anni che avrò trascorso in Ferrari, riusciremo ad abbracciarci ed a guardare alle nostre imprese con il sorriso in viso e, gli occhi velati dalle lacrime.
Questo è quello che auspico per noi, quello che ci auguro.

Mercedes mia, quello che ho provato in questo ultimo weekend è un qualcosa che, forse, non saprò mai rendere a parole. Emozioni e sentimenti troppo forti, troppo complessi.
Questo weekend è tutto “un’ultima volta”.
Ultime sessioni di prove libere.
Ultime qualfiche.
Ultima gara.

Quando arriverò alla bandiera a scacchi so già che mi tremeranno le mani, non so nemmeno se riuscirò a scendere subito dall’abitacolo.
Sicuramente mi servirà qualche minuto per realizzare, per rendermi conto che è davvero finita, amica mia.
Cala il sipario, gli attori si inchinano.
Però lo sappiamo, the show must go on…. Solo con volti diversi.
E adesso, davvero, Goodbye everybody, I’ve got to go.
Sempre tuo,
Lewis.

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