Norris ha faticato a reggere la pressione in questo 2024, in cui si è fatto sfuggire l’occasione di battagliare per il titolo con Verstappen. Analizziamo meglio la sua stagione.
Lando Norris è stato decisamente il pilota più discusso della stagione 2024. Dopo un inizio lontano dalla luce dei riflettori, la McLaren ha fatto il salto di qualità finale, vincendo la sua prima gara stagionale a Miami. Da quel momento in poi, la MCL38 è stata mediamente la vettura più veloce in griglia, specialmente durante l’estate. Contemporaneamente, la Red Bull è calata, con Verstappen che è rimasto a secco di vittorie per oltre 4 mesi.
Tutti questi elementi hanno concesso la prima chance in carriera di vincere un titolo mondiale a Norris. L’inglese, che ha avuto fiducia nella McLaren anche quando vincere sembrava solo un miraggio, ha visto ripagati rapidamente tutti i suoi sforzi, trovandosi tra le mani una vettura forse anche migliore del previsto. Tutto sembrava andare per il verso giusto.
E invece no, perché il motorsport non è così semplice. Per la prima volta, Norris ha dovuto fare i conti con le luci dei riflettori e con la pressione di essere considerato un serio contendente al titolo, con tutti i pro e i contro del caso.
Tutto questo ha trasformato un pilota sorridente, spiritoso e amato da tutti in un pilota e scontroso davanti alle telecamere, scarso e che non potrà mai vincere un mondiale. Ma è davvero così?
Una sconfitta necessaria
Come abbiamo detto, per diversi mesi Norris ha avuto probabilmente la miglior vettura della griglia. Troppo spesso, però, ci si dimentica qual è stato il suo rivale nella corsa al titolo, un certo Max Verstappen. Uno che quando ha avuto la macchina per vincere il titolo (ossia dal 2021 in poi), non ha mai fallito. Neppure contro Lewis Hamilton, da tutti riconosciuto come uno dei più grandi di tutti i tempi.
Il 2024 di Norris è stato una sorta di passaggio obbligato, con cui chiunque voglia puntare ad entrare nella storia deve fare i conti. Il pilota McLaren ha sbagliato, è stato battuto in svariati corpo a corpo, ha sprecato pole position con brutte partenze ed ha fallito quando tutto il mondo si aspettava di vederlo vincere. Questi sono fatti. Ma, allo stesso tempo, non significa che perdere non sia una cosa normale o disonorevole: basti pensare a quanto accaduto ad Hamilton in Cina nel 2007 o Vettel nel 2018 ancora nel cuore di tutti i tifosi Ferrari. Senza sprecarsi in paragoni inutili, il concetto è semplice: Norris, prima di vincere, aveva bisogno di tutto ciò che si può imparare solo perdendo.

Mentalità
Uno degli aspetti principali che sono mancati all’inglese per puntare concretamente al titolo è stata la mentalità. Per ben 5 anni Norris è stato abituato ad esultare per ogni singolo podio, per ogni singola prestazione oltre le aspettative. Questo è accaduto perché la McLaren era una macchina di centro gruppo, quel magico mondo in cui ogni buon risultato è una piccola impresa e in cui un cattivo risultato è la normalità. Ma la vera, cruda, bellissima Formula 1 è quella delle prime posizioni, in cui podi e vittorie sono dati per scontati e ogni singolo, piccolo errore viene messo sotto la lente di ingrandimento degli addetti ai lavori e, purtroppo o per fortuna, anche dai fan.
Per vincere un mondiale in Formula 1 bisogna essere poi perfetti. E per essere perfetti bisogna dimenticarsi la parola accontentarsi. E Norris, forse, non se ne era reso conto al 100% prima di quest’anno, ma le delusioni servono anche e soprattutto a questo. A partire dal 2025, Lando è chiamato ad entrare in pista con una mentalità e degli obiettivi diversi rispetto a prima.
E adesso?
Il 2024 ci ha mostrato che Norris ha potenzialmente la velocità per diventare campione del mondo. Sì, perché sia sul giro secco che sul passo gara l’inglese è al livello dei migliori della classe. In tutto il resto (mentalità, abilità nel corpo, capacità di gestire la pressione), invece, ha dimostrato di avere ancora un buon margine di miglioramento.
Se la sconfitta e il fallimento fanno parte della carriera di ogni pilota, la cosa più importante è imparare qualcosa da questi ultimi. Dunque, per puntare al titolo l’alfiere McLaren è chiamato a mostrare di poter trarre beneficio dalle difficoltà, come in passato hanno fatto tutti gli altri campioni. In un certo senso, quindi, il 2025 sarà l’anno della verità: Norris ha la stoffa del campione? È in grado di lavorare su sé stesso e migliorare? Se la risposta dovesse essere sì (non è scontato ma è possibile), allora vedremo tutto un altro pilota in pista.
Concediamo il beneficio del dubbio a Lando Norris. Lasciamo che un giovane allegro, spiritoso e che piaceva a tutti possa completare il suo processo di crescita per provare a diventare campione del mondo, anche se magari non più sorridente e spensierato come un tempo.

