L’annuncio di Yuki Tsunoda in Red Bull, sebbene largamente preannunciato dai media, ha scosso il mondo della Formula 1.
Qualche settimana fa, su questi spazi, parlavo di una necessità di fuga dall’ambiente Red Bull da parte di Yuki Tsunoda. Riassumendo l’articolo, nel finale dello stesso scrissi: “Un famoso detto recita: “L’ossessione batterà il talento; lo batterà sempre”. Se Tsunoda è veramente ossessionato, quindi, sarà in grado di battere anche il talento di Lawson e le preferenze dei vertici Red Bull. Nei momenti di difficoltà, tuttavia, è facile perdere la ragione, anche se gli stessi vertici lo definiscono “calmo” ed “affamato”.
”È per questo che adesso più che mai Tsunoda deve salvare il salvabile, tirare fuori un’annata degna di essere la quinta in F1 (perché non deve passare il messaggio che Tsunoda sia esente da errori, attenzione) e fuggire da un ambiente che difficilmente gli darà soddisfazioni in futuro”.
Liam Lawson nel frattempo, mentre tutti ammiravano le gesta della Racing Bulls #22, pascolava tra le ultime posizioni della griglia (che fosse qualifica o gara). Ed è per questa ragione che i vertici Red Bull hanno deciso dopo sole due gare, probabilmente spronati dalle milioni di buone ragioni che ha fornito Honda, di effettuare un cambio proprio tra il giapponese ed il neozelandese. Tsunoda in – Lawson out.

È una scelta che a primo impatto può sicuramente apparire come scellerata. Se da un lato è infatti abbastanza improbabile che Tsunoda possa fare peggio di Lawson, allo stesso tempo è ugualmente improbabile che in Giappone il padrone di casa possa già trovare la quadra per eguagliare il ritmo di Verstappen. Dal Giappone, quindi, senza alcun dato in mano al momento, se dovessi fare un pronostico direi che Tsunoda potrebbe ambire ad un posizionamento nella bassa zona punti.
Il trionfo della giustizia
Non è di pronostici che voglio parlare oggi tuttavia. Per quanto irrispettosa possa essere stata la decisione presa da Red Bull nei confronti di Liam Lawson, che ha il potenziale per avere una carriera brillante ma ad oggi è ancora, obiettivamente, acerbo, portare Yuki Tsunoda in Red Bull significa far trionfare la giustizia. Yuki Tsunoda ha meritato quel posto ed è, a mio avviso, il più adatto (oltre che meritevole) a ricoprirlo oggi.
La scuderia austriaca, tuttavia, in questo ventennio ci ha abituato a decisioni prese in fretta e furia. Su tutte, di recente ricordiamo la carriera di De Vries in Alpha Tauri troncata dopo appena dieci gare o quella di Gasly nel team madre, terminata dopo mezza stagione.

Quella di questa settimana, tuttavia, potrebbe prendersi il titolo di decisione più irruente. Sebbene io abbia difeso e abbia reputato Tsunoda pronto a prendere quel posto, “guadagnarselo” in questo modo non porterà benefici a nessuno, né al giapponese né al kiwi. Il primo, infatti, porterà sulle sue spalle infinite pressioni nella prima gara (oltretutto in casa) e avrà l’arduo compito di risollevare il nome della seconda monoposto targata Red Bull. Il secondo, invece, rischierà di fare la fine proprio di Pierre Gasly.
Le analogie, in questo caso, sono svariate. Entrambi i piloti, infatti, hanno avuto modo e luogo di dimostrare il proprio talento e hanno avuto una breve (nel caso di Lawson, brevissima) carriera in Red Bull. Il rischio che si corre con Lawson, inoltre, è che trovi tutte le strade sbarrate per colpa di una decisione non propria troppo affrettata – quindi mandarlo in Red Bull prima e non dargli tempo di acclimatarsi poi – che potrebbe compromettergli la carriera.
Tsunoda, dunque, ha si “vinto”, ma a che costo?
Ambizioso, perfezionista ed in cerca di miglioramento.

