V10 sarà forse la parola chiave per il futuro della Formula 1, mentre la stagione 2026 si prepara a segnare una delle più grandi rivoluzioni regolamentari nella storia dello sport.
Nuove vetture, nuove gomme e soprattutto nuovi motori: un cambiamento radicale che dovrebbe guidare la categoria verso un futuro più sostenibile grazie a una nuova generazione di propulsori ibridi. Tuttavia, ancor prima che queste regole entrino in vigore, la loro solidità è già messa in discussione.
Durante la pausa invernale, il presidente della F1 Stefano Domenicali ha lanciato un’idea che ha subito fatto discutere: riportare in pista i V10, ma alimentati con carburante a impatto climatico neutro. Una suggestione che il presidente FIA, Mohammed Ben Sulayem, ha rilanciato con decisione, ipotizzando addirittura una loro introduzione anticipata rispetto alla roadmap attuale.

Il piano attuale e le nuove proposte
Secondo i regolamenti vigenti, dal 2026 al 2030 si dovrebbe correre con una versione evoluta dell’attuale power unit: un V6 turbo ibrido con MGU-K, senza MGU-H e con una ripartizione di potenza 55:45 tra motore termico e componente elettrica. Ma Ben Sulayem ha messo sul tavolo due alternative:
- Posticipare la rivoluzione: continuare con i motori attuali fino al 2028 e introdurre direttamente il V10, saltando la fase intermedia.
- Accorciare la nuova era ibrida: adottare i nuovi motori nel 2026 ma limitarne l’utilizzo a tre anni, per poi passare al V10 già nel 2029.
Il primo scenario appare però irrealizzabile. Audi e RB Powertrains, nuovi entranti dal 2026, non avrebbero un motore pronto. Anche Mercedes, nonostante l’esperienza, avrebbe difficoltà: l’intera catena produttiva è già orientata verso il nuovo regolamento, e le batterie nel formato attuale non basterebbero per tutti.
Il vertice in Bahrain: chi è a favore e chi è contrario?
Per cercare chiarezza, la FIA ha convocato i cinque motoristi coinvolti in un vertice tecnico, in programma venerdì 11 aprile in Bahrain. L’obiettivo è capire chi appoggia il ritorno del V10 e chi invece intende mantenere la rotta stabilita.
Secondo quanto riportato da AMuS, Ferrari e RB Powertrains sarebbero favorevoli all’idea, forse anche per timori di rimanere indietro sul fronte elettrico. Al contrario, Audi e Mercedes si oppongono fermamente a qualsiasi variazione, dopo aver già investito circa 300 milioni di dollari nello sviluppo dei nuovi motori.

La posizione di Honda è ambigua: da un lato si parla di un possibile favore al V10, legato a un iniziale ritardo nello sviluppo del nuovo sistema ibrido; dall’altro, fonti vicine all’ambiente giapponese sostengono che il gap sia stato colmato e che Honda voglia proseguire sul percorso attuale.
Da notare che Cadillac, pur coinvolta nel futuro della F1, non ha ancora lo status formale per votare, in quanto non ufficialmente iscritta come costruttore di motori.
Un cambio di rotta rischioso
Per la FIA, un’inversione di marcia comporterebbe rischi enormi. Oltre a perdere credibilità agli occhi dei costruttori, potrebbe scatenare cause legali e frustrare anni di lavoro e investimenti. Una modifica dei regolamenti, per essere approvata, richiede la cosiddetta “super-maggioranza”: quattro voti su cinque.
Chi sostiene il V10 gioca anche la carta della sicurezza: la potenziale disparità di potenza tra auto con batteria carica e scarica potrebbe creare situazioni pericolose in pista, con monoposto da 1.000 cavalli che si trovano a battagliare contro altre con poco più di 500. Tuttavia, i tecnici ridimensionano questa minaccia, considerando che le strategie di recupero energetico saranno simili tra i team.
Il vero obiettivo dietro il V10?
Secondo alcune fonti, la proposta del V10 potrebbe essere più una strategia politica che una reale ambizione tecnica. L’intento di Ferrari e RB potrebbe essere quello di ridurre l’importanza della parte elettrica del motore nel 2026, cercando una ripartizione 70:30 o addirittura 80:20 tra termico ed elettrico. Una mossa che potrebbe livellare il campo per chi si sente in ritardo sul fronte elettrico.

Nel frattempo, la FIA ha istituito un gruppo di lavoro dedicato al V10, con l’obiettivo di studiare soluzioni tecnicamente praticabili. Ma resta un interrogativo di fondo: quanto è disposto a rischiare il massimo organo di governo della Formula 1 per riscrivere di nuovo il proprio futuro?
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