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Correre sotto pressione per sopravvivere

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Una storia che si ripete in Formula 1, piloti costretti a correre sotto una pressione costante a cui non viene dato il tempo per adattarsi e dimostrare il proprio talento. Basta uno schiocco di dita per vedere il proprio sogno sfumare. A che gioco stiamo giocando?

Se c’è una cosa che non bisogna mai dare per scontata in Formula 1 è la sicurezza, la stabilità, quella che ti assicura un contratto a inizio stagione. Bastano poche gare per perdere tutto e quest’anno lo abbiamo visto già due volte.

Prima Lawson, vittima del gioco che Red Bull ormai porta avanti da anni. Il secondo sedile nel team di Milton Keynes è sempre stato un via vai di piloti, costretti fin dalla firma del contratto a dover gareggiare sotto una pressione costante.

Una storia che si ripete in Formula 1, piloti costretti a correre sotto una pressione costante a cui non viene dato il tempo per adattarsi e dimostrare il proprio talento. Basta uno schiocco di dita per vedere il proprio sogno sfumare. A che gioco stiamo giocando?

La Formula 1, si sa, corre veloce senza mai rallentare, ma ai piloti che approdano in un team nuovo, che siano rookie o meno, andrebbe concesso il tempo necessario per adattarsi alla vettura, all’ambiente. Ma questa è una verità che ancora non tutti sono pronti ad accettare. La prova schiacciante si ha con Lawson, che dopo appena due gare si è visto sfumare quel sogno di un bambino di guidare per un top team e retrocedere in Racing Bulls.

Com’è bastata una gara, dopo una vita di rincorse, ad aprire la strada e a convincere, ne sono bastate due per mettere Liam in discussione. Sua maestà Helmut Marko storce il naso: per lui basta un pollice in su o uno in giù per far cambiare il destino in pista. Così è successo a Kvjat, a Gasly, ad Albon, a Ricciardo, A De Vries e anche al quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel. Così, in poco tempo, è toccato anche a Lawson.

Una storia che si ripete in Formula 1, piloti costretti a correre sotto una pressione costante a cui non viene dato il tempo per adattarsi e dimostrare il proprio talento. Basta uno schiocco di dita per vedere il proprio sogno sfumare. A che gioco stiamo giocando?

Evidentemente c’è chi ama giocare in modo spietato con i sogni di semplici ragazzi che hanno sudato, lavorato e sacrificato tanto per arrivare fin lì e vedersi strappare dalle mani tutto ancor prima di poter dimostrare il proprio valore.

Stessa situazione vissuta solo pochi giorni fa da Jack Doohan. Sono bastati sei gran premi, anche se la decisione aleggiava nell’aria già prima. Condizionato dal peso della pressione e sotto cui ha corso fin dall’inizio. Era destinato al fallimento ancor prima che si spegnessero i semafori in Australia. Ha avuto un inizio difficile, ma non meritava questo. Qualsiasi pilota, anche il più forte, ha bisogno di tempo per adattarsi. Un tempo che per qualcuno c’è e per qualcuno no.

Una storia che si ripete in Formula 1, piloti costretti a correre sotto una pressione costante a cui non viene dato il tempo per adattarsi e dimostrare il proprio talento. Basta uno schiocco di dita per vedere il proprio sogno sfumare. A che gioco stiamo giocando?

Colapinto lo sostituirà in Alpine a partire da Imola, ma a che prezzo? 5 gare per dimostrare di saper fare meglio. Sembra uno scherzo, qui non stiamo più parlando di sport, adrenalina e passione, ma di piloti imbottiti di pressione a cui viene dato un tempo massimo per dimostrare il proprio talento.

“F1 is a tough sport”, o hai talento e lo dimostri subito o vieni sbranato. Giudicare qualcuno in così poco tempo, illuderlo, è un gioco spietato in cui i piloti sono semplici marionette che vengono spostate a piacimento. È il massimo, la Formula 1. E al massimo bisogna essere pronti, adatti. Ma qualche volta il massimo è un obiettivo, non un punto di partenza. Una storia che si scrive in più di qualche gara.

Ma questo si avvicina di più a un giudizio spietato che non dà alcuna importanza all’adattamento di un pilota per dimostrare davvero il proprio talento. Dimentichiamoci di tutto, della dedizione, delle lacrime, dei sacrifici che ogni ragazzo è costretto a fare fin da bambino per vedere realizzare quel tenero sogno. Niente ha più importanza, se non porti risultati sei fuori.

Questa non è Formula 1. I piloti sono solo pedine di una scacchiera in un gioco senza regole, dove si corre sotto una pressione costante per sopravvivere.

Una storia che si ripete in Formula 1, piloti costretti a correre sotto una pressione costante a cui non viene dato il tempo per adattarsi e dimostrare il proprio talento. Basta uno schiocco di dita per vedere il proprio sogno sfumare. A che gioco stiamo giocando?

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