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WRC | Calendario 2026: Quale futuro? Tutti i cambiamenti, i ritorni… e l’incognita Italia

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Il calendario del Mondiale Rally 2026 è stato ufficialmente annunciato. Le tappe sono 14, e se da una parte troviamo alcune conferme importanti, dall’altra ci sono novità che cambiano le carte in tavola. Ma soprattutto, c’è un punto interrogativo che riguarda da vicino noi italiani: dove si correrà davvero il Rally d’Italia?

Facciamo il punto della situazione, tra spostamenti di date, nuove tappe in arrivo e il futuro del WRC in Europa e nel mondo.

Il Giappone si sposta a maggio: una scelta ragionata

Una delle prime cose che salta all’occhio è lo spostamento del Rally Japan: finora si correva a novembre, ma nel 2026 verrà anticipato a fine maggio, diventando la settima gara del campionato.

La scelta non è casuale. Come ha spiegato Simon Larkin, direttore eventi del WRC, in un’intervista a DirtFish, anticipare il Giappone in primavera aiuta su più fronti. Prima di tutto crea un’alternanza tra sterrato e asfalto (ricordiamo che il Giappone si corre su asfalto), e poi migliora tutta la logistica legata ai trasporti marittimi.

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Ma c’è anche un secondo obiettivo: aprire spazio nel calendario per una nuova gara in Asia-Pacifico, da affiancare meglio al Giappone, senza impattare sulla parte sudamericana della stagione.

L’Asia si scalda: nuove tappe all’orizzonte

Non è un mistero che il WRC voglia crescere fuori dall’Europa, e l’Asia-Pacifico è al centro di questo piano.

Al momento ci sono diversi Paesi interessati, anche se nulla è stato ancora ufficializzato. Larkin ha anticipato che nei prossimi mesi dovrebbe arrivare un annuncio per una nuova gara da inserire nel calendario 2027.
Tra i nomi più caldi ci sono:

  • Indonesia, che non ospita una gara WRC dal 1997, ma ha già il supporto del ministero dello sport locale;
  • Australia, con cui sono in corso trattative;
  • Nuova Zelanda, che dopo il grande ritorno del 2022 punta a rientrare stabilmente.

Anche la Cina è stata coinvolta in alcune discussioni, ma per ora non sembra essere una priorità.

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Il piano più ampio è chiaro: rafforzare le competizioni regionali (come l’Asia-Pacifico e il Medio Oriente), un po’ come succede già in Sud America con due gare vicine tra loro.

Argentina vuole tornare, ma non c’è spazio per tutti

Parlando proprio di Sud America, si torna a parlare del Rally Argentina, uno degli eventi storici del WRC, fuori dal calendario dal 2019.

Il Paese vorrebbe tornare, ma qui arriva il problema: il WRC non vuole più di due gare in Sud America, e i posti sono già occupati da Cile e Paraguay (quest’ultimo con un contratto a lungo termine).
Insomma, se dovesse davvero tornare l’Argentina, qualcuno dovrà farsi da parte. Il Cile sembra il candidato più a rischio, ma per ora nulla è deciso.

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E l’Italia? Sardegna o Roma? Tutto ancora da definire

Ed eccoci al capitolo che più ci interessa: cosa succede al Rally d’Italia?

La data è stata fissata per ottobre (non più giugno come negli anni scorsi), ma il dettaglio più curioso è che non è ancora stato annunciato dove si correrà esattamente. Strano, no?

Ufficialmente, l’evento è etichettato come “gara su sterrato”, il che farebbe pensare alla conferma della Sardegna, presente nel calendario WRC dal 2004. Ma dietro le quinte si sta lavorando a un cambiamento importante.

Infatti, gli organizzatori del Rally di Roma Capitale, attualmente parte del campionato europeo ERC, vogliono portare l’evento nel WRC, e pare che anche il promotor del mondiale sia d’accordo.

Simon Larkin ha spiegato che l’idea è proprio quella di lasciare aperta la porta a un possibile cambio: “Abbiamo firmato un accordo pluriennale con ACI, ma senza stabilire quando debba avvenire il passaggio. La data di ottobre va bene sia per Roma che per la Sardegna. L’obiettivo è avere flessibilità.”

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In sostanza, per il 2026 potremmo ancora vedere le prove speciali sarde, ma nel giro di poco tempo il Rally d’Italia potrebbe davvero trasferirsi tra le strade (e i sampietrini) della Capitale.

Un WRC sempre più globale, ma con l’anima europea

Nonostante l’espansione verso altri continenti, il WRC non dimentica le sue radici. Anche nel 2026, 9 tappe su 14 si correranno in Europa, a conferma che il Vecchio Continente resta la culla del rally. “Almeno metà del calendario sarà sempre in Europa. È una questione di logistica, ma anche di passione: qui c’è la base dei fan,” ha spiegato Larkin.

Detto questo, il calendario europeo non è immutabile. Ad esempio, il Central European Rally (che coinvolgeva Germania, Austria e Repubblica Ceca) è uscita dal programma. Ma si continua a parlare con federazioni importanti come ADAC (Germania), Motorsport UK (Gran Bretagna) e Motorsport Ireland (Irlanda), tutte pronte a giocarsi un posto nel 2027.

Il WRC 2026 si preannuncia come una stagione di transizione. Da un lato si guarda al mondo: nuove tappe in Asia, ritorni storici in Sud America, logiche logistiche sempre più complesse.
Dall’altro, si cerca di mantenere saldo il legame con l’Europa, dove il rally è nato e dove vive ancora gran parte della sua community.

E per l’Italia, quella del 2026 potrebbe essere davvero una stagione cruciale. La Sardegna è ancora lì, ma Roma scalpita per diventare la nuova casa del rally tricolore. Quale sarà la prossima “tappa” per il nostro Paese?

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