Domenicali continua a tracciare la rotta del futuro della Formula 1, cercando il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione.
Mentre i regolamenti 2026 hanno acceso discussioni sul reale impatto delle nuove power unit, il CEO del Circus guarda già oltre e immagina per il 2030 un ritorno ai motori V8, questa volta ibridi e alimentati da carburanti sostenibili. Una visione che mira a soddisfare il desiderio dei tifosi più nostalgici, senza rinunciare agli obiettivi di sostenibilità che la categoria si è prefissata.
Il dibattito sul futuro tecnologico della Formula 1 è più acceso che mai. La categoria regina dell’automobilismo si trova davanti ad un bivio: dopo aver puntato, con il regolamento 2026, su propulsori termici semplificati ma con una componente elettrica notevolmente più potente, emergono i primi dubbi sulla bontà della scelta.

L’abolizione delle complesse MGU-H e la semplificazione delle camere di combustione sembravano mosse mirate a ridurre costi e complicazioni. Tuttavia, l’enorme potenziamento della parte elettrica – più che raddoppiata rispetto all’era precedente – ha spostato l’attenzione sulla gestione e sul recupero dell’energia, generando perplessità tra diversi addetti ai lavori.
I dubbi dei motoristi
Alcuni costruttori hanno espresso timori riguardo all’equilibrio tra potenza termica ed elettrica. Sebbene il regolamento attuale preveda una ripartizione vicina al 50/50, c’è chi chiede un correttivo verso un 60/40 o addirittura un 65/35 a favore del motore endotermico. Il rischio, secondo i critici, è che le monoposto possano risultare più lente nel passo gara, anche se non necessariamente sul giro secco.
Il malcontento ha portato persino il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, ad ipotizzare un ritorno ai V8, con una componente elettrica ridotta al minimo. Una proposta che stride con la narrativa ufficiale della sostenibilità, ma che rivela come i costi e le difficoltà tecniche possano essere stati sottovalutati.

Domenicali frena: “Prima vediamo i risultati”
A riportare equilibrio nel dibattito ha provato Stefano Domenicali, CEO della Formula 1. L’ex dirigente Ferrari, pur riconoscendo le complessità dell’attuale scenario, non intende per ora stravolgere i piani: preferisce attendere e confidare nella capacità degli ingegneri di adattarsi.
Nonostante ciò, Domenicali non esclude che, in prospettiva 2030, la Formula 1 possa davvero tornare ai V8, seppur in versione aggiornata: ibridi e alimentati con carburanti sintetici sostenibili.

“Il carburante sostenibile e un V8 mi sembrano un’ottima combinazione. L’ibridazione è il passo successivo del futuro, ma non voglio distogliere l’attenzione dalla prossima generazione di motori. Sarebbe un errore: si tratta di un tema da sviluppare negli anni a venire, ma credo che questa sia la direzione giusta”, ha dichiarato Domenicali dopo il GP del Belgio a Spa-Francorchamps.
L’idea, in sostanza, è quella di avvicinarsi a un modello simile all’IndyCar: un motore endotermico centrale, con un supporto ibrido limitato ma significativo, capace di mantenere intatta l’anima della Formula 1 e allo stesso tempo rispondere alle esigenze della transizione energetica.
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