Piero Ferrari, figlio del fondatore Enzo e vicepresidente della Scuderia, ha espresso senza mezzi termini le difficoltà del Cavallino Rampante nel tentativo di ritrovare la competitività perduta.

Piero Ferrari confessa: “Oggi difficile risalire, non si può spendere più denaro per vincere”

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Piero Ferrari, figlio del fondatore Enzo e vicepresidente della Scuderia, ha espresso senza mezzi termini le difficoltà del Cavallino Rampante nel tentativo di ritrovare la competitività perduta.

La stagione 2025 di Formula 1 sta confermando una sensazione ormai diffusa nel paddock: con il tetto di spesa imposto dalla FIA, recuperare terreno in caso di ritardo tecnico è diventato un’impresa quasi impossibile.

Oggi è molto complicato risalire, perché non possiamo spendere più denaro per colmare le carenze: servono una serie di fattori positivi che si combinino alla perfezione per cambiare la rotta”, ha dichiarato Piero Ferrari a La Gazzetta dello Sport. Parole che fotografano bene la condizione attuale: i grandi team dispongono di entrate superiori a quanto effettivamente consentito dal regolamento, e se si imbocca un ciclo negativo, uscirne può richiedere più di una stagione.

Piero Ferrari, figlio del fondatore Enzo e vicepresidente della Scuderia, ha espresso senza mezzi termini le difficoltà del Cavallino Rampante nel tentativo di ritrovare la competitività perduta.

Una storia di cicli e occasioni mancate

La Formula 1 ha sempre vissuto di ere ben definite: prima il dominio Mercedes, poi quello Red Bull e, più recentemente, l’ascesa di McLaren. Ferrari, invece, si trova in una fase di stallo che dura ormai da troppo tempo. Il titolo piloti manca dal 2007, con Kimi Räikkönen, mentre quello costruttori risale al 2008. Se non si invertisse presto la tendenza, a Maranello rischierebbero di “festeggiare” i 20 anni senza una corona iridata per un proprio pilota.

Il paragone con il ciclo vincente dell’era Schumacher è inevitabile. Allora la squadra aveva a disposizione risorse praticamente illimitate: i test privati a Fiorano e Mugello, le gomme Bridgestone sviluppate su misura e una struttura tecnica guidata da figure come Ross Brawn e Rory Byrne, sotto la supervisione di Jean Todt. Nulla era lasciato al caso, e la priorità era vincere, anche a costo di sacrificare i bilanci.

Piero Ferrari, figlio del fondatore Enzo e vicepresidente della Scuderia, ha espresso senza mezzi termini le difficoltà del Cavallino Rampante nel tentativo di ritrovare la competitività perduta.

Col tempo, però, la Ferrari ha accettato compromessi che ne hanno ridotto il margine competitivo: il fornitore unico di pneumatici, il progressivo divieto dei test privati e, infine, l’introduzione del budget cap. Allora avevamo strumenti che oggi non esistono più. Adesso tutti giocano con armi simili, e l’ultima grande forza di Ferrari è venuta meno”, ha ammesso Piero Ferrari.

L’orgoglio Ferrari resiste

Nonostante le difficoltà, lo spirito del Cavallino Rampante rimane intatto. Il senso di appartenenza è sempre fortissimo. A Maranello vedi le persone in divisa anche fuori dall’orario di lavoro: essere parte di Ferrari rappresenta un valore, un orgoglio”, ha ribadito Piero Ferrari.

Un orgoglio che, però, da solo non basta più per battere rivali agguerriti e ben organizzati. Oggi vincere in Formula 1 non significa soltanto disporre del miglior progetto tecnico, ma saper massimizzare ogni dettaglio all’interno dei limiti di budget imposti. Ferrari lo sa bene: per tornare al vertice, dovrà non solo trovare la macchina giusta nel 2026, ma anche sfruttare al meglio un sistema che non perdona più nessun errore.


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