Un salto nel passato di Lewis Hamilton: dal bullismo da bambino perchè considerato “diverso”, al rapporto fedele e umano con Niki Lauda.
“La Formula 1 è per pochi”, continuavano a ripetergli. Ad un bambino che veniva considerato “diverso“, ma che voleva solo inseguire il proprio sogno. Ma Lewis Hamilton conosceva la dedizione, l’impegno, la forza. Quella che ci metteva papà Anthony con ore e giorni extra di lavoro per permettere al figlio di correre sui kart. Due che hanno dovuto combattere fin da sempre. L’unico ragazzino di colore sul circuito con la sola motivazione di essere preso in considerazione. “Se vinco la gara riceverò l’accettazione e un posto nel mondo”, perchè in un mondo d’élite come quello del motorsport, nessun risultato veniva preso in considerazione tranne la vittoria.

Furono anni difficili, dove cadere era la cosa più semplice, ma rialzarsi era davvero difficile. E allora quel tatuaggio sulla schiena, “Still we rise”, ancora mi rialzo, diventò un vero e proprio mantra. Con il sostegno di chi credeva in lui riuscì ad approdare in Formula 1, poi il primo titolo nel 2008 con la McLaren e infine l’arrivo del mentore. Si dice che, senza l’aiuto di Niki Lauda, Lewis Hamilton non sarebbe mai diventato il sette volte campione del mondo che è oggi.
Quella con Niki Lauda è stata una relazione professionale e umana unica. Tutto è nato da una telefonata nel 2012, quando il 3 vote iridato cercò di convincere Hamilton a lasciare la McLaren per andare in Mercedes sotto la sua ala. Poi sappiamo tutti come è andata a finire.
“Quando sono entrato in Formula 1, Niki faceva parte di un mondo che non riusciva ad accettare il mio essere diverso e i commenti negativi non mancavano”, ha ammesso Lewis in un’intervista per Ferrari Magazine. “Tuttavia l’ho sempre ammirato, in quanto 3 volte campione del mondo. É una delle vere icone del nostro sport”.

“Poi un giorno mi chiamò al telefono invitandomi ad unirmi al team (Mercedes) e, quando finalmente ci siamo incontrati di persona, abbiamo avuto una conversazione molto piacevole. Mi disse: “Sei proprio come me: un pilota fino al midollo”. É stato solo dopo quell’incontro che le barriere sono cadute e che ha superato il pregiudizio che forse nutriva nei miei confronti. Da allora, abbiamo sempre viaggiato insieme per recarci alle gare e mi portava spesso con sè in aereo”.
Gli anni con Lauda furono anni di cambiamento per Lewis e per l’interno motorsport. Un’amicizia e un legame di fiducia così profondo che accettare quella richiesta fu la scelta vincente per Hamilton. Sei dei sette titoli totali furono conquistati con la Mercedes dal britannico, battendo record su record e facendo vedere a chi da bambino lo considerava diverso che aveva ragione. Lewis era diverso perchè era destinato ad essere uno dei grandi.
Infine Lewis ha raccontato, con parole ricche di emozione, il rapporto che legava lui e Niki fino agli ultimi giorni in vita dell’austriaco, scomparso nel maggio 2019. “Ci siamo insegnati cose a vicenda e siamo maturati insieme. Aveva sempre tante storie fantastiche da raccontare e ridevamo tantissimo insieme. Era un vero guerriero: si è battuto letteralmente fino all’ultimo respiro. É stato incredibile per me vedere quanto duramente abbia lottato. Eravamo solito scambiarci videomessaggi e, fino alla fine, lui ha continuato a lottare dicendo “Tornerò…”. L’ho amato per questo”. Ha concluso Hamilton.

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