Un lieve movimento di appena due centimetri ha acceso le polemiche a Las Vegas, ma per Mercedes Andrea Kimi Antonelli non ha alcuna responsabilità nella penalità che ha rischiato di compromettere la sua straordinaria rimonta.

Mercedes difende Antonelli: “Non ha causato lui il movimento che ha portato alla penalità”

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Un lieve movimento di appena due centimetri ha acceso le polemiche a Las Vegas, ma per Mercedes Andrea Kimi Antonelli non ha alcuna responsabilità nella penalità che ha rischiato di compromettere la sua straordinaria rimonta.

Il Gran Premio di Las Vegas ha messo in luce il talento di Andrea Kimi Antonelli, capace di rimontare dal fondo fino al podio. Ma la sua gara è stata subito complicata da una penalità di cinque secondi per una presunta partenza anticipata, dovuta a un avanzamento della vettura di appena due centimetri. Un episodio che, secondo Mercedes, non è stato provocato dal pilota.

A spiegare la situazione è stato Andrew Shovlin, responsabile dell’ingegneria di pista Mercedes. Il tecnico ha chiarito che Antonelli non ha in alcun modo rilasciato la frizione prima del via: “Di solito, quando si parla di jump start, si immagina il pilota che lascia la frizione troppo presto per guadagnare slancio. Qui è accaduto tutt’altro. Kimi aveva la frizione completamente tirata e il movimento della vettura è stato lentissimo, quasi impercettibile”.

Un lieve movimento di appena due centimetri ha acceso le polemiche a Las Vegas, ma per Mercedes Andrea Kimi Antonelli non ha alcuna responsabilità nella penalità che ha rischiato di compromettere la sua straordinaria rimonta.

L’analisi dei dati del team mostra che la vettura ha iniziato a muoversi nel momento esatto in cui il pilota ha tolto il piede dal freno, un’operazione standard nella procedura di partenza. “Può essere stata una vibrazione, oppure una minima tensione residua nella trasmissione. Ma non è stato un intervento del pilota a causare quell’avanzamento” ha aggiunto Shovlin.

Le rilevazioni FIA, però, sono estremamente sensibili: anche una variazione minima può far scattare la penalità. “Riguardando i video con attenzione si nota davvero un micro-movimento, molto più leggero di quello che chiunque associerebbe a una partenza anticipata. Sfortunatamente, il sistema lo ha registrato e la penalità è arrivata” ha spiegato l’ingegnere.

Una rimonta da incorniciare

Nonostante la partenza dal 17° posto e la penalità, Antonelli è stato protagonista di una delle migliori rimonte della stagione. Il terzo posto finale è figlio di una strategia audace, pensata per consentirgli di correre in aria pulita fin dai primi giri.

Mercedes aveva infatti pianificato una sosta molto anticipata per montare la gomma dura: “Sapevamo che Kimi aveva un ritmo ottimo e l’obiettivo era metterlo il prima possibile in aria pulita. Fermarsi tra il primo e il terzo giro era la nostra prima opzione” ha dichiarato Shovlin.

La scelta è stata ulteriormente premiata dalla Virtual Safety Car al secondo giro, che ha permesso al pilota di ridurre il tempo perso ai box. L’idea di partire con la morbida non era legata alla volontà di guadagnare posizioni, ma al desiderio di garantirgli la massima aderenza nel momento più delicato.

Un lieve movimento di appena due centimetri ha acceso le polemiche a Las Vegas, ma per Mercedes Andrea Kimi Antonelli non ha alcuna responsabilità nella penalità che ha rischiato di compromettere la sua straordinaria rimonta.

48 giri da maestro sulle gomme dure

Il vero capolavoro di Antonelli è arrivato nella gestione dello stint sulla gomma dura: 48 giri completati senza crolli prestazionali, nonostante la mancanza di riferimenti raccolti nelle prove libere.

“Quando abbiamo visto che riusciva a tenere tempi competitivi, non c’era motivo di fermarlo di nuovo. A quel punto si trattava di capire se potesse difendere la posizione in cui era risalito” ha affermato Shovlin.

Nelle fasi conclusive, Antonelli è riuscito addirittura ad allungare su Oscar Piastri e Charles Leclerc, dimostrando una notevole sensibilità nella gestione dei pneumatici. “Ha un’ottima percezione di ciò che le gomme possono sopportare. Sapeva che l’asse anteriore soffriva, ma ha sfruttato la trazione posteriore per far ruotare la macchina e ridurre lo stress sulle gomme davanti. È stato impeccabile”.


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