La MCL40 paga un deficit di carico nelle curve, mentre cresce la comprensione della power unit, il lavoro per tornare competitivi resta ancora lungo.
Più vicini, sì, ma ancora troppo lontani. Dopo le prime due tappe del Mondiale 2026 di Formula 1, disputate su circuiti molto diversi tra loro, la McLaren ha iniziato a raccogliere i primi riscontri concreti sulla MCL40, annotando con attenzione i limiti emersi nelle prime uscite stagionali.
Non si tratta di problemi legati all’affidabilità — un aspetto che, con regolamenti tecnici completamente nuovi, può fisiologicamente presentare qualche incognita nelle fasi iniziali del campionato. L’attenzione del team si concentra piuttosto sui punti deboli strutturali della monoposto, quelli che stanno emergendo gara dopo gara sulla vettura affidata a Lando Norris e Oscar Piastri.

Pur potendo contare sulla power unit di Mercedes, al momento considerata la più performante del lotto e con un certo margine sulla concorrenza, la McLaren deve fare i conti con diverse altre criticità.
Il distacco registrato all’Albert Park Circuit è stato stimato in modo piuttosto chiaro: circa il 50% legato alla power unit, mentre la parte restante sarebbe riconducibile ai limiti della monoposto.
Il nuovo propulsore Mercedes sembra essere nato sotto una buona stella, ma al momento solo la squadra di Brackley sembra averne compreso davvero il pieno potenziale. Gli altri team clienti, come McLaren, Williams e Alpine, stanno ancora lavorando per sfruttarlo al meglio.
Per quanto riguarda la MCL40, però, i problemi non si fermano al motore. Come spiegato dal team principal Andrea Stella, la vettura soffre soprattutto di una carenza di carico aerodinamico. Non si tratta tanto di un deficit enorme in termini assoluti, quanto piuttosto di un limite che incide in maniera significativa sulle prestazioni.
Il confronto con la Mercedes W17 — portata in pista da George Russell e Andrea Kimi Antonelli — evidenzia infatti il divario soprattutto nelle curve, il punto della pista in cui il livello di downforce fa davvero la differenza.
“In Australia il 50% del divario con la Mercedes-AMG Petronas Formula One Team era legato allo sfruttamento della power unit, e l’altro 50% al grip in curva”, ha spiegato Stella. “Penso che abbiamo ridotto un po’ il divario sullo sfruttamento della power unit, ma quando si tratta delle curve, il gap che abbiamo è praticamente simile a quello che abbiamo visto in Australia”.

“Questo è legato al fatto di non avere abbastanza carico aerodinamico. Ovviamente il grip si genera anche utilizzando gli pneumatici nella finestra corretta, ma penso che ormai tutti sappiamo abbastanza bene come usare queste gomme in qualifica, quindi la qualifica è un buon riferimento per capire qual è davvero il deficit dal punto di vista aerodinamico”.
Stella ha voluto spegnere eventuali incendi verbali riguardo il rapporto tra McLaren e Mercedes, fornitore di power unit. Nessun dito puntato, perché è normale che la Casa madre abbia più informazioni e sappia sfruttare meglio da subito un’unità complessa come l’accoppiata formata dal V6 termico e la MGU-K.
“Non credo di aver mai usato parole come ‘insoddisfazione’, nemmeno indirettamente”, ha detto l’italiano. “È una power unit molto complessa e, quando sei nella posizione di un team cliente, devi imparare a utilizzarla, ed è una cosa piuttosto naturale”.
“Quando il prodotto che ricevi è relativamente semplice da capire e sfruttare, allora il divario non è grande. Ma in questo caso è così complesso a causa di queste sensibilità uniche. Non ricordo di aver mai visto qualcosa di simile in una power unit nei campionati precedenti. Quindi devi intraprendere un percorso di apprendimento, e siamo grati a Mercedes High Performance Powertrains per quanto siano collaborativi. Ci hanno dato le informazioni di cui abbiamo bisogno, ma in qualche modo devi comunque scendere in pista e imparare”.
“Ovviamente, quando sei un team ufficiale, è normale essere più integrati. Non ci sono proprietà intellettuali da proteggere. Non ci sono dati da tutelare. Si lavora come un’unica entità. Quindi è giusto che ci sia un piccolo vantaggio da questo punto di vista. Non ci stiamo lamentando”.
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