F1 | Antonelli sulle orme di Ascari: l'Italia torna a sognare il Mondiale?

F1 | Antonelli sulle orme di Ascari: l’Italia torna a sognare il Mondiale?

All’Italia manca un titolo di F1 da troppi anni: Antonelli è la chiave per riportare il mondiale nel nostro paese dopo Ascari?

Nella storia della F1, dall’inaugurazione della massima serie nel 1950, ci sono stati piloti di 35 nazioni diverse che hanno vinto il titolo di Campione del Mondo. Il Regno Unito ne vanta 11, mentre Brasile, Finlandia e Germania seguono con tre a testa. Austria, Australia e Stati Uniti ne hanno due ciascuno; Argentina, Canada, Francia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Sudafrica e Spagna ne hanno uno a testa.

Anche l’Italia ne ha vinti due, ma grazie alle vittorie consecutive di Antonelli e a un talento dal grande potenziale abbinato a una vettura competitiva, il Paese può tornare a sognare di conquistare il suo terzo titolo iridato. Con l’improvvisa ascesa di Kimi Antonelli e le sue vittorie consecutive a Shanghai e Suzuka, si sono riaccese le speranze per un terzo trionfo.

F1 | Antonelli sulle orme di Ascari: l'Italia torna a sognare il Mondiale?
Andrea Kimi Antonelli alla guida della sua Mercedes-AMG W17 durante il Gp del Giappone a Suzuka

Il Mito di un’Italia invincibile con Farina e Ascari

I successi degli italiani arrivarono molto presto nella classe regina del motorsport: nel 1950, nel 1952 e nel 1953. Nel 1950 Giuseppe Farina batté Juan Manuel Fangio di tre punti in sei gare; entrambi erano compagni di squadra in un’Alfa Romeo che dominava il campionato.

Dopo che Fangio vinse il secondo titolo in palio, ci fu il periodo di Ascari. Antonio Ascari era il pilota di punta dell’Alfa Romeo nei primi anni ’20, fino alla sua prematura scomparsa nel GP di Francia del 1925 a Montlhéry. Successivamente arrivò suo figlio che, iniziata la sua carriera a quattro ruote, dominò la scena giocandosi i titoli con Fangio.

All’epoca c’erano pochissime gare rispetto al giorno d’oggi, e Ascari infilava un successo dopo l’altro, portando l’Italia ripetutamente sul gradino più alto del podio.

“In quella posizione era difficile da sorpassare, quasi impossibile da battere. Alberto si sentiva sicuro quando faceva la lepre. Era in quei momenti che il suo stile raggiungeva l’apice della superbia”, dichiarò Enzo Ferrari, che provava una stima immensa verso il connazionale.

Quella striscia positiva di gare gli portò 11 vittorie, oltre alle due del 1951, tuttavia, il 1954 fu una stagione frammentata a causa del passaggio a una Lancia a corto di liquidità.

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Juan Manuel Fangio alla guida della sua Mercedes-Benz W196R durante il Gp d’Italia del 1955

Fangio era il rivale più accreditato di Ascari e gli fece uno straordinario complimento mentre riconquistava la corona iridata: “Il mio amico Alberto è un grande pilota. Indubbiamente il più forte che abbia mai visto nella mia carriera agonistica. Un uomo di prim’ordine, coraggioso, calcolatore e combattivo, è estremamente difficile da battere”.

La Lancia promise un’intera stagione per il 1955, in cui lui e Fangio si sarebbero affrontati in un testa a testa per il terzo titolo. Ascari vinse gare non valevoli per il campionato a Napoli e Torino, prima di eguagliare la pole position della Mercedes di Fangio a Monaco.

La sera stessa delle qualifiche, diversi piloti trascorsero la serata al cinema locale prima di percorrere a piedi il circuito. Una volta arrivati alla chicane sul porto, Ascari, che era molto superstizioso, toccò la barriera di legno che il giorno dopo avrebbe colpito con la sua Lancia, finendo in mare in modo spettacolare.

Solo quattro giorni dopo, durante un collaudo a Monza con una Ferrari 750, Ascari si schiantò nella curva che oggi porta il suo nome e morì a soli 36 anni, la stessa età in cui era scomparso suo padre.

In Formula 1, Ascari ottenne 13 vittorie, 17 podi, 14 pole position e due Campionati del Mondo consecutivi: un record rimasto finora imbattuto da qualsiasi connazionale.

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A partire da sinistra Juan Manuel Fangio, Karl Kling e Alberto Ascari

Antonelli, la nuova speranza per l’Italia in Formula 1

Dopo un lunghissimo digiuno, l’inizio del 2026 fa inevitabilmente sognare l’Italia grazie a Kimi Antonelli. Dopo la gara di Suzuka, il numero 12 della Mercedes è diventato il più giovane leader del campionato nella storia della F1, in Cina è stato il più giovane autore di una pole position di sempre. Inoltre, è il primo italiano dai tempi di Michele Alboreto nel 1985 a sembrare in grado di lottare per il Campionato del Mondo.

Andrea Kimi Antonelli ha iniziato la sua carriera in modo controverso. Debuttò alla guida della Mercedes-AMG W15 con Lewis Hamilton come compagno di box. Dopo soltanto due giri sulle soft, aveva già dato un buon distacco ai rivali, ma l’eccessiva velocità alla Parabolica lo portò a finire a muro.

Da quel giorno ci fu un’ondata di critiche rivolta soprattutto a Toto Wolff, che però ha sempre difeso il talento del ragazzo. Il 2025 è stato un vero e proprio rollercoaster per Antonelli: chiude la sua prima qualifica in P16 e conclude una gara sotto il diluvio in P4.

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Andrea Kimi Antonelli alla guida della sua Mercedes-AMG W15 durante le FP1 a Monza nel 2024

Il pilota italiano ha alternato grandi prestazioni, come la pole sprint a Miami e il primo podio in Canada, a battute d’arresto sulle piste europee. Una chiacchierata con Toto e l’ingegnere Pete “Bono” Bonnington lo ha aiutato a ritrovare la calma e la concentrazione.

Il finale di stagione ha visto un Antonelli in crescita costante, capace di stare davanti a Russell in diverse occasioni. In Messico, Brasile e Canada ha dimostrato una solidità eccellente. A Interlagos ha dato spettacolo con una serie di P2, arrendendosi solo a una McLaren troppo dominante guidata da Lando Norris.

Kimi ha una memoria straordinaria e ricorda tutti i suoi tempi sul giro. Che sia questo l’anno buono per rivedere un titolo che manca da troppo tempo? Il talento puro di Antonelli, unito alla sua crescita e a una macchina competitiva, può far gioire un Paese intero che da troppo tempo è a digiuno nella massima serie del Motorsport.

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