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6 anni di sospetti, una power unit misteriosa, come Ferrari ha ingannato la FIA

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Dall’era ibrida al patto di Barcellona: la storia cronologica del caso power unit che ha diviso la Formula 1

La data della svolta

28 febbraio 2020, Barcellona. Nella sala stampa del Circuit de Barcelona-Catalunya arriva un comunicato breve. La FIA annuncia di aver concluso le indagini sulla power unit Ferrari 2019 e di aver raggiunto un accordo confidenziale con la Scuderia. Nessun dettaglio, nessuna spiegazione completa. Solo una cosa è chiara: quelle poche righe aprono uno dei casi più discussi della Formula 1 moderna.

L’inizio dell’era ibrida

Per capire tutto bisogna tornare a quando la Formula 1 cambia pelle. L’arrivo dei V6 turbo ibridi nel 2014 rivoluziona il modo di progettare i motori: non basta più avere potenza, serve efficienza, recupero energia, gestione termica e intelligenza elettronica. Mercedes capisce subito come sfruttare al meglio il nuovo quadro tecnico e costruisce un vantaggio enorme. Ferrari invece parte male. La power unit iniziale è debole, poco efficiente e difficile da sfruttare. Il problema non è solo la mancanza di cavalli è l’insieme del progetto che limita anche il telaio.

Renault Energy F1 2014 Power Unit

La risalita di Maranello

Negli anni successivi Ferrari si ricostruisce. Il reparto motori viene riorganizzato, Mattia Binotto diventa la figura centrale dell’area tecnica e la Scuderia italiana prova a colmare il ritardo rispetto a Mercedes. La vera svolta arriva quando la power unit comincia a migliorare in modo evidente, fino a ridurre quasi del tutto il gap. Nel 2015 la Ferrari torna davvero competitiva. La precamera di combustione, il recupero energetico e una migliore integrazione tra motore e vettura riportano la Rossa a un livello alto. Vettel riesce a vincere 3 gare, e l’idea che Maranello abbia trovato la strada giusta sembra finalmente concreta.

Il motore che fa nascere i dubbi

Il punto più delicato arriva nel 2018 e soprattutto nel 2019, quando la Ferrari mostra una velocità in rettilineo che impressiona tutti. Ed è qui che iniziano i sospetti più pesanti. Si parla di flussometro, di gestione del carburante, di possibili zone grigie legate al modo in cui la benzina viene misurata e controllata. A Monza, in particolare, Charles Leclerc vola nel rettilineo con le due Mercedes incollate dietro, nonostante abbiano il DRS spalancato: Toto Wolff arriva a parlare di “50 cavalli in più“, una differenza enorme che non si spiega solo con l’efficienza aerodinamica perfetta che ha Ferrari in quegli anni.

ferrari a monza

La goccia che ha acceso tutti i dubbi

Il momento che rende tutto pubblico arriva ad Austin nel 2019, quando Max Verstappen lascia scappare una frase destinata a restare famosissima:Le prestazioni Ferrari di oggi? Beh, questo è quello che succede quando smetti di barare“. È una dichiarazione enorme, perché non viene da un giornalista o da un commentatore, ma da un rivale diretto, uno dei piloti più forti e aggressivi del paddock. Quella frase pesa tantissimo. Primo, perché è detta davanti ai media, quindi non è una voce di corridoio ma un’accusa pubblica. Secondo, perché arriva dopo mesi di sospetti già circolanti nel paddock. Terzo, perché suggerisce che chi stava dietro ai fatti ritenesse la Ferrari non semplicemente veloce, ma potenzialmente oltre il limite del regolamento.

Il braccio di ferro con la FIA

Nel finale del 2019 la FIA intensifica i controlli. Arrivano verifiche, direttive tecniche e nuove restrizioni. Il messaggio è chiaro: la federazione vuole chiudere i buchi regolamentari prima della stagione successiva. Ma proprio il fatto che vengano introdotti ulteriori controlli rafforza l’idea che un problema, reale o sospettato, esistesse davvero. Quando poi la FIA decide di chiudere il dossier con un accordo riservato, il paddock interpreta la mossa come una conferma indiretta che la federazione non è riuscita a dimostrare tutto in modo trasparente, ma non si sente nemmeno tranquilla nel dire che non ci fosse nulla da vedere.

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Un mistero che resta aperto

Alla fine, il punto non è stabilire con assoluta certezza se Ferrari abbia “taroccato” il motore o no. Il punto è che la power unit 2019 è rimasta al centro di un’indagine chiusa senza trasparenza completa, e questo basta a renderla una delle vicende più opache della Formula 1 recente. La forza della storia sta proprio qui: nella combinazione tra prestazione, sospetto e silenzio. E la frase di Verstappen resta il simbolo perfetto di tutto il caso, ha trasformato un dubbio tecnico in una vera e propria accusa pubblica.
Una situazione che possiamo ritrovare nella Formula 1 di quest’anno, date le tante voci che girano attorno al motore Mercedes.

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