Aston Martin fatica tra motore Honda inaffidabile e un telaio promettente ma imperfetto: tra vibrazioni e sviluppi, il futuro resta incerto.
Fin dai primi chilometri in pista, il motore Honda si è imposto come il nodo principale in casa Aston Martin. L’affidabilità, in particolare, si è rivelata il vero tallone d’Achille del progetto. Ma è davvero solo una questione di power unit? E il telaio, tanto elogiato da Adrian Newey, è all’altezza delle aspettative?
Il problema è davvero solo Honda?
Tra test prestagionali e primo Gran Premio in Australia, i problemi legati alla componente Honda hanno monopolizzato l’attenzione all’interno del box Aston Martin. Le difficoltà tecniche hanno inciso pesantemente sui risultati, tanto che solo una AMR26 è riuscita a vedere la bandiera a scacchi: quella di Fernando Alonso in Giappone, un traguardo accolto quasi come una piccola vittoria per la casa giapponese.
Honda è finita inevitabilmente sotto accusa, diventando il principale bersaglio delle critiche dopo questo avvio complicato. Tuttavia, al di là delle evidenti fragilità della power unit, resta aperto un interrogativo fondamentale: quanto vale realmente il telaio della AMR26?
I problemi alla power unit hanno inevitabilmente oscurato il vero potenziale del telaio Aston Martin, il primo nato sotto la supervisione di Adrian Newey. Secondo l’ingegnere britannico, infatti, la monoposto, almeno dal punto di vista aerodinamico e strutturale, si collocherebbe come “quinta forza” in griglia. Un’affermazione accompagnata anche da un certo ottimismo: “Abbiamo il potenziale per entrare stabilmente in Q3 con il telaio, con la possibilità di avvicinarci alle posizioni di vertice nel corso della stagione”, aveva dichiarato in Australia, proprio alla vigilia del debutto.
Eppure, il percorso che ha portato alla realizzazione dell’AMR26 non è stato privo di difficoltà. L’arrivo di Newey, avvenuto solo nel marzo 2026, ha comportato una revisione profonda del progetto iniziale. Questo ha inevitabilmente rallentato il lavoro in galleria del vento, comprimendo i tempi di sviluppo e costringendo il team ad arrivare ai test di Barcellona con un programma meno maturo rispetto agli avversari.
I numeri smascherano il vero problema
Dopo le prime indicazioni raccolte in pista, iniziano a emergere valutazioni più profonde anche sul comportamento della monoposto lontano dai riflettori puntati esclusivamente sulla power unit. Alcune analisi interne e confronti con i dati disponibili suggeriscono infatti che il ritardo di Aston Martin non sia attribuibile soltanto al motore, ma coinvolga in modo significativo anche altri aspetti della vettura.

“Dopo la gara di Suzuka avevo detto che più della metà del distacco dell’Aston Martin rispetto ai primi era dovuto al telaio. Questa informazione mi era stata fornita da una figura di altissimo livello e con una vasta conoscenza del settore durante il weekend del Gran Premio del Giappone. Ciò coincide anche con quanto altre scuderie stanno rilevando dai dati GPS a cui tutti hanno accesso, per quanto riguarda la velocità delle vetture in diversi tratti del circuito.” ha spiegato il giornalista britannico della BBC Andrew Benson.
Ha poi aggiunto: “Non si conosce l’esatta ripartizione delle perdite attribuibili alla vettura e al motore nell’Aston Martin-Honda, e probabilmente non sarà possibile scoprirlo, dato che, ovviamente, anche il comportamento del motore può influire sulle prestazioni della vettura in curva.”
“In media, durante le quattro sessioni di qualifica delle prime tre gare, incluso il test di velocità in Cina, l’Aston Martin è a 3,6 secondi dal ritmo dei leader. La quinta squadra più veloce in media è Alpine, a 1,268 secondi dal leader, seguita da Haas con 1,567 secondi. Così, Aston Martin è a circa 2,3 secondi dalla qualificazione tra i primi 10, principalmente a causa del telaio e del resto del motore. In altre parole, se mettessero un motore Mercedes nell’auto, sarebbe più o meno al livello di Alpine o Haas. Proprio come suggerito Newey.”
In altre parole, anche con la migliore power unit della griglia, Aston Martin rimarrebbe probabilmente al centro del gruppo, ancora distante dai leader. Il telaio presenta due criticità principali: “è sovrappeso e si comporta particolarmente male nelle curve ad alta velocità”. A complicare ulteriormente la situazione c’è il mistero delle vibrazioni, responsabili di danni sia all’unità di potenza sia ai piloti. “Non è chiaro da dove provengano le vibrazioni: sono intrinseche nel motore o c’è qualcosa nel modo in cui il motore è montato sul telaio che le amplifica?”
Per ora, sia Aston Martin che Honda hanno concentrato i loro sforzi sulla diagnosi e risoluzione di questi problemi di affidabilità e vibrazioni. Solo una volta risolti potranno avviare lo sviluppo vero e proprio della monoposto.
Fernando Alonso aveva già avvertito in Giappone: non sarà un percorso rapido, e i primi risultati concreti si vedranno probabilmente solo dopo l’estate. Nonostante tutto, la lunga pausa di oltre un mese offre al team l’opportunità di lavorare sia sul motore sia sul telaio, mettendo basi solide per il continuo della stagione.
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Studentessa di lingue ed amante dei motori!

