Degrado gomme elevato, asfalto oltre i 50 °C e possibile strategia a tre soste: ecco come i piloti affronteranno il GP di Barcellona.
Le precedenti Qualifiche del GP di Barcellona hanno restituito un Russell in grande forma. Il pilota Mercedes ha conquistato una pole position dal sapore di riscatto dopo alcune gare complicate, soprattutto il deludente weekend di Monaco, precedendo Hamilton di appena 64 millesimi. Terza posizione per Antonelli, staccato di poco più di tre decimi dal compagno di squadra.
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La griglia di partenza si presenta estremamente compatta anche dalla seconda fila in giù, con Mercedes, McLaren, Ferrari e Red Bull racchiuse in poco più di mezzo secondo. In questo scenario, la scelta della strategia e la gestione degli pneumatici potrebbero rivelarsi decisive sul circuito catalano, dove le elevate temperature dell’asfalto e il forte degrado delle gomme rischiano di condizionare l’intera corsa.
Analizziamo insieme le possibili strategie di gara per i 22 piloti alle prese con il GP di Barcellona.
Il meteo: caldo e vento variabili non secondarie
La variabile climatica rappresenterà una grossa sfida per i piloti e i team in gara. Il GP di Barcellona si disputerà in condizioni meteorologiche particolarmente impegnative, con temperature molto elevate attese per tutta la durata del Gran Premio. Nelle ore centrali del pomeriggio, l’asfalto potrebbe raggiungere valori intorno i 54 °C, nonostante la sporadica presenza di nuvolosità che non potrerà alcun benefico alle temperature.
Uno scenario del genere rischia di mettere seriamente sotto pressione la gestione degli pneumatici posteriori, un aspetto già critico su questo tracciato a causa dell’elevata abrasività dell’asfalto. Il calore potrebbe infatti accelerare il degrado delle gomme, rendendo più difficile ottenere stabilità e trazione nel lungo periodo e riducendo la durata degli stint, con la concreta possibilità di una gara orientata a tre soste.
A complicare ulteriormente il quadro sarà anche il vento, previsto con raffiche fino a 35-40 km/h. Una variabile tutt’altro che secondaria, che influenzerà in negativo l’equilibrio delle monoposto e aumenterà il rischio di perdite di aderenza, soprattutto nelle fasi di accelerazione e nei cambi di direzione più rapidi.
Le possibili stategie secondo Pirelli
Per la gara in Catalogna, Pirelli individua quattro possibili scenari strategici. In base alle condizioni dell’asfalto e alle temperature attese, le previsioni del fornitore italiano indicano una gara articolata su almeno due soste, con differenti combinazioni di mescole a disposizione dei team – a partire dalla C2, la più dura, fino ad arrivare alla C4, la più morbida.
La strategia più veloce prevede l’alternanza gialla-bianca-bianca, con le finestre ottimali per i pit stop stimate tra giro 15-21 per la prima sosta e giro 38-44 per la seconda. La seconda più veloce, sempre a due soste, prevede l’alternanza gialla-bianca-rossa, con le finestre ottimali per i pit stop stimate tra giro 19-25 per il passaggio da medium ad hard e giro 45-51 per il passaggio da hard a soft. Primo stint di maggiore durata nella seconda strategia per compensare un terzo stint su gomma rossa che, nella migliore delle ipotesi, durerà 20 giri. Una terza strategia vede infine i piloti alternare rossa-gialla-bianca, con il primo pit stop stimato tra giro 12-18 e il secondo tra giro 34-40.
Sulla carta si tratta delle strategie più efficienti, ma il degrado gomma già discusso in precedenza potrebbe cambiare completamente il corso della gara: la mescola media potrebbe infatti perdere prestazione molto rapidamente nella parte finale dello stint, e chi resta in pista troppo a lungo rischia di perdere fino a diversi secondi al giro rispetto ai rivali appena rientrati ai box. Questo scenario rende particolarmente potente l’undercut, e potrebbe innescare una reazione a catena lungo tutto il gruppo, costringendo i team a modificare i piani in tempo reale per difendersi dalle strategie di gara degli avversari.
Tre soste per il GP di Barcellona?
Prende dunque quota l’ipotesi di una gara a tre soste, in una pista dove l’ingresso in pit lane – circa 22 secondi – sono facilmente recuperati dalla freschezza della mescola e dal vantaggio che si ha sul resto della griglia dopo aver effettuato il cambio gomme. Se il ritmo dovesse crollare rapidamente negli stint più lunghi, fermarsi una volta in più potrebbe consentire ai piloti di mantenere un passo superiore fino alla bandiera a scacchi. In questo scenario non proprio utopistico, Pirelli consiglia una strategia rossa-gialla-rossa-rossa, con la prima finestra pit stop disponibile dopo appena 13 giri, la seconda tra giro 31-38 e l’ultima tra giro 47-53.



