Alla vigilia del Gran Premio d’Italia, Lewis Hamilton ha voluto spiegare le sue sensazioni sull’omaggio a Schumacher e il suo metodo di lavoro in Ferrari.
A 30 anni dal suo esordio con la Scuderia, Ferrari ha deciso di omaggiare Michael Schumacher al Gran Premio d’Italia con una livrea dedicata al sette volte campione tedesco e realizzando delle tute uniche per la gara di Monza, ricordando i successi del Kaiser con le sette stelle sulle divise ufficiali.
Ben 72 delle 91 vittorie in carriera di Schumacher sono arrivate proprio con la Rossa, vincendo il suo primo titolo Mondiale nel 2000 e ponendo fine ad un lunghissimo digiuno di 21 anni in cui Ferrari è riuscita a conquistare solamente tre Campionati Costruttori senza mai andare oltre il secondo posto nella classifica Piloti.
Dal primo titolo in Rosso del Kaiser, arrivato assieme al secondo titolo Costruttori consecutivi, Ferrari ha conquistato ben cinque campionati Piloti e sei campionati Costruttori di fila, imponendo in griglia un dominio impareggiabile.
L’omaggio di Ferrari a Monza e le parole di Hamilton
La livrea della SF-26 omaggerà il 57enne tedesco con una livrea a lui dedicata che raffigurerà le sette stelle sul muso della vettura, oltre a riprendere dettagli caratteristici del quinquennio d’oro del Cavallino. Lewis Hamilton, arrivato in sala conferenze con la maglietta celebrativa di questo weekend, ha voluto spiegare che l’omaggio a Michael Schumacher per lui rappresenta molto di più essendo l’unico pilota ad aver eguagliato il suo numero di titoli Mondiali.

“Non ho ancora visto la livrea, ma indosso una maglia con sette stelle, il che è abbastanza azzeccato perché anch’io ho sette stelle, quindi mi sembra che sia anche mio“, ha dichiarato il pilota inglese.
“È una cosa assurda. L’anno scorso abbiamo festeggiato Niki Lauda, che era un caro amico, e ora Michael. Per quanto mi riguarda, sono cresciuto e ricordo le domeniche mattina più felici quando si sentiva la musica, la vecchia musica migliore che usavano per la partenza della Formula 1″.
“E si sentiva il motore che si accendeva al piano di sotto, e capivi che andava bene, ti emozionavi, correvi giù, e ricordo sempre di aver visto Michael nella macchina rossa, e ricordo di aver giocato ai videogiochi e di essere sempre Michael in quella Ferrari, e di aver sempre cercato di immaginare cosa si provasse a essere nei suoi panni”.
“Ho il privilegio di aver vissuto quell’esperienza ora, era un vero leader. Ovviamente, ha fatto un lavoro straordinario durante tutta la sua carriera. E ho avuto il privilegio di correre in un momento in cui lui era ancora in attività e di essere in pista con lui, il che ha significato molto”, ha ricordato Hamilton.

Il metodo di lavoro di Hamilton si distingue da Schumacher
Nonostante la grande ammirazione per il campione tedesco, Lewis Hamilton ha sempre voluto mantenere un metodo di lavoro completamente diverso rispetto a quello di Schumacher, sfruttando il più possibile la sua esperienza accumulata negli anni con Mercedes per riportare la Ferrari sul tetto del mondo.
“In questo senso, non ho preso spunto da Michael. Ovviamente, non facevo parte del team quando si parlava molto di Michael come colui che avrebbe rivoluzionato la squadra”.
“È il risultato del lavoro di tantissime persone, e in una squadra non c’è spazio per l’individualismo. La vedo un po’ come una grande nave, e il compito del timoniere è quello di lavorare a fianco dei vertici per cercare di guidarla nella giusta direzione”, ha dichiarato Hamilton.
“È davvero fenomenale, se si pensa che tutte queste squadre hanno le stesse regole, fanno tutto in modo diverso per arrivare allo stesso risultato, e poi le macchine in pista sono entro un decimo di secondo. È davvero fenomenale, ed è questo che rende il nostro sport così fantastico“.

Hamilton ha inoltre spiegato quanto sia stato complicato convincere gli ingegneri Ferrari ad implementare alcune novità richieste proprio da lui, sia a causa delle difficoltà con il budget cap che per il metodo di lavoro della scuderia di Maranello.
“Credo che, per quanto mi riguarda, ho spinto per molti cambiamenti all’interno della vettura, che l’anno scorso non potevamo fare, primo, a causa del tetto di spesa, secondo, perché era quello che avevano sempre fatto, e mi chiedevano: perché dovremmo cambiarlo? Quindi ci è voluta molta persuasione per ottenere alcuni di questi cambiamenti. Inoltre, alcuni di essi erano costosi e richiedevano un processo più lungo.”
“Ho lavorato al simulatore e ho chiesto che lo progettassero per il simulatore, l’ho testato l’anno scorso e poi l’hanno aggiunto come optional per la macchina che usiamo ogni fine settimana.”


