Kimi Antonelli, con il tricolore sulle spalle, riporta l’Italia sul gradino più alto del podio a Monza dopo sessant’anni e scrive una nuova pagina di storia.
Ci sono storie che sono destinate a rimanere impresse per sempre. Storie che hanno bisogno di un luogo speciale per essere scritte. C’è Monza, il Tempio della Velocità, che porta con sé la passione di una nazione intera e grandi imprese. C’è il rumore di una folla che aspetta, il rosso sulle tribune, un ragazzo che fino a poco tempo fa inseguiva un sogno quasi troppo grande persino per essere pronunciato ad alta voce. C’è Kimi Antonelli, sul gradino più alto del podio del Gran Premio d’Italia, con davanti agli occhi quella pista di casa, dove ogni pilota sogna, almeno una volta nella vita, di vincere. E ci sono domeniche che, prima ancora di finire, sai già che racconterai per tutta la vita.
Oltre il limite, l’impossibile. Perché certe vittorie non sono soltanto vittorie. Sono il momento in cui un sogno smette di appartenere al futuro e diventa finalmente presente. Il momento in cui un’altra pagina di storia viene scritta e che resterà immortalata tra le mura di Monza e nella consapevolezza di un pilota, un ragazzo, pronto a regalarci tutto e ancora di più.

Partito dalla diciannovesima casella, Kimi ha compiuto un’impresa. Davanti a sé, per una volta, non il vuoto della pista che è abituato a vedere quando parte davanti, ma una distesa di vetture da lasciarsi alle spalle. Abbassata la visiera e spenti i semafori, Antonelli ha iniziato a danzare sui cordoli nel ruolo del veterano che non è, andando ad un ritmo tutto suo. Sono bastati 18 giri per conquistare la testa della corsa. Diciotto giri per compiere un’impresa sotto gli occhi emozionati del popolo di casa.
L’urlo in radio è lunghissimo, liberatorio. Tutta la tensione, la maturità, la freddezza e la ferocia di un ragazzo di vent’anni buttata fuori dopo 53 giri che sembravano non finire più. La chiusura di un cerchio perfetto, che si era aperto due anni fa a Monza, quando Toto Wolff aveva annunciato l’ingaggio di Kimi in Mercedes per la stagione successiva il giorno dopo l’incidente dell’italiano alla Parabolica nella sua prima sessione di prove libere in Formula 1. Un momento duro e difficile, che ha portato persino Kimi a dubitare delle proprie capacità. Ma adesso, dal gradino più alto del podio nella gara di casa, avvolto nel tricolore come un supereroe nel suo mantello, e con un distacco nel mondiale che inizia seriamente a pesare sul resto dei piloti, il fardello sulle spalle è più leggero.

Perché nella vittoria di Kimi c’è tutto. C’è il sogno di un bambino, c’è il sacrificio di un padre e di una madre, c’è la passione di una nazione, c’è una nuova storia da raccontare. Tra le lacrime di gioia, Kimi Antonelli ha riportato l’Italia sul gradino più alto del podio a Monza. Erano passati sessant’anni dall’ultima volta, ma questa vittoria è diversa.
C’è chi ha dovuto aspettare una vita intera per essere spettatore di una domenica che rimarrà per sempre impressa nella storia di questo sport. E forse è proprio questo il significato più profondo di una vittoria come questa. Non il trofeo, non i punti, nemmeno il record che da oggi porterà il suo nome. Ma quello che accade dentro le persone quando vedono qualcuno realizzare qualcosa che, fino a poco prima, sembrava impossibile.

E mentre con gli occhi lucidi e la mano destra sul cuore, canta l’inno di Mameli dal gradino più alto del podio, una folla rossa lo acclama, canta con lui e urla il suo nome. E forse è assurdo pensare che proprio qui, nel luogo dove per decenni abbiamo imparato ad associare il tricolore al rosso Ferrari, sia stato un ragazzo italiano vestito di nero e argento a riportare l’Italia in alto.
C’è un entusiasmo incontenibile. Kimi non avrebbe mai voluto lasciare quel podio, resta lì, incredulo, con il trofeo tra le mani e il tricolore sulle spalle, quasi come a voler fermare il tempo e tenersi stretto quel momento ancora qualche istante. Poi avviene l’impensabile. La marea rossa sotto di lui che inizia a cantare “Sarà perchè ti amo“, come se fosse un ringraziamento verso l’eroe di casa. Lo sguardo, gli occhi di quel ragazzino spnsierati e feroci neanche si rendono conto della grandezza che sta toccando, e forse è meglio così. Perchè come disse Enzo Ferrari “In Italia ti perdonano tutto, tranne il successo”.
Ieri Monza era di Kimi. Era di una nazione intera, che lo ha accolto tra le sue braccia come un eroe. Ma a volte ci dimentichiamo che dentro a quella vettura che corre veloce c’è solo un ragazzo che sta compiendo un’impresa impossibile, quella di coronare un sogno. E noi continuiamo a sognare con lui.


