La sicurezza in Formula 1 – Caschi e indumenti

La sicurezza in Formula 1 – Caschi e indumenti

17 Gennaio 2021 1 Di Ivan Mancini

“Il casco ha un significato molto speciale per molti piloti. Quanto è importante per te?”
“Protegge la mia testa.”

Kimi Raikkonen

Nel terzo ed ultimo articolo dedicato alla serie sulla sicurezza in F1 analizziamo i sistemi che garantiscono l’incolumità dei piloti. Clicca qui per leggere il precedente articolo. L’elemento che garantisce la sicurezza del pilota e che maggiormente cattura l’attenzione è il casco, per via delle sue grafiche dai colori sgargianti. Il casco è divenuto obbligatorio soltanto a partire dal 1953: prima, infatti, si utilizzavano le cuffie tipiche dei piloti di biplani, le quali ovviamente non offrivano una protezione adeguata.

Negli anni ’50 i piloti gareggiavano senza casco e senza tute

Il primo pilota ad utilizzare un casco fu Tazio Nuvolari, ma ovviamente era un casco ben diverso da quello che oggi siamo normalmente abituati a vedere indossato da un pilota, indipendentemente dalla categoria in cui corre. Esso, infatti, era formato da due strati di cuoio imbottito che garanrivano comodità e protezione dalla pioggia o dal fango, ma i loro limiti nella protezione del cranio erano piuttosto evidenti.

Tazio Nuvolari e il suo casco

In oltre 68 anni il casco ha subito una notevole evoluzione, sia per quanto riguarda la forma – oggi, infatti, il casco è una vera e propria componente aereodinamica – sia per quanto riguarda la sicurezza. Un moderno casco integrale pesa in media poco più di 1 kg (meno pesa, minori saranno gli effetti della forza G durante l’impatto) e, per definirsi omologato, deve rispettare una serie di criteri che li rendono praticamente quasi indistruttibile: resistenza al fuoco fino a 790°C e per oltre 20 secondi, protezione balistica da proiettili di 225 grammi sparati a 250 km/h e resistenza alla penetrazione dello scudo provata con oggetti da 4 kg in caduta libera a 7,7 m/s.

Flow-viz sul casco di Daniel Ricciardo per studiarne l’aereodinamica

Per ottenere questo tipo di resistenze, i caschi vengono prodotti attraverso una procedura complessa. Il livello esterno è formato da due strati di resina rinforzati da 120 “pezze” in fibra di carbonio che successivamente vengono “cotte” ad una temperatura di 132°C.
Al di sotto dello strato superficiale c’è uno strato di Kelvar che irrobustisce ulteriormente la struttura.
Lo strato più interno è tappezzato con un’imbottitura in polietilene avvolta da una fodera in Nomex che ne garantisce la resistenza al calore ed evita ustioni al pilota in caso di incendio.

Casco di Niki Lauda dopo l’incidente del ’76

La visiera è realizzata con uno speciale policarbonato ignifugo che garantisce resistenza alle alte temperature, mentre la guarnizione che collega la visiera alla calotta è ricoperta da una striscia di Zylon che protegge l’unico punto debole del casco. Con una protezione del genere, probabilmente, Ayrton Senna sarebbe ancora tra noi.

Dettaglio del casco di Sirotkin: visiera e striscia di Zylon

A partire dal 2003 tutti i caschi sono stati dotati del sistema HANS (dall’inglese Head And Neck Support, ovvero “supporto per testa e spalle”), una struttura supplementare che si irrigidisce in caso di impatto e che trasmette tutta l’energia al tronco, evitando dunque colpi di frusta o ancor peggio lesioni alla base del cranio.

Sistema HANS disegnato da Giorgio Piola

Inoltre, tutti i caschi sono progettati per garantire una ventilazione costante e “pulita”: l’aria aspirata è purificata attraverso un filtro che la libera dalle particelle più fini di olio motore, carbone e polvere dei freni.

Altro elemento di fondamentale importanza è l’abbigliamento.
La tuta è l’elemento che ha subito maggiormente un processo evolutivo. Agli albori della Formula 1 i piloti addirittura gareggiavano senza; si è poi passati alle tute ingombranti degli anni ’80, costruite su modello delle tute da astronauta per finire con le tute moderne che pesano appena 800 grammi.

Niki Lauda e James Hunt con le loro rispettive tute da gara

Una comune tuta da corsa, indipendentemente dalla categoria, composta da due a quattro strati di Nomex che garantiscono resistenza fino ad 840°C. Anche i dettagli, come ad esempio la zip oppure i fili impiegati per le cuciture, sono realizzati con fibre ignifughe per evitare ustioni. Anche gli indumenti intimi sono realizzati in Nomex.

Tuta da gara della scuderia Haas nel 2017

Una menzione speciale la meritano i guanti e gli stivali, realizzati anch’essi in materiale ignifugo e rivestiti in pelle scamosciata per favorire il giusto feeling con l’automobile e per aumentare l’aderenza con i pedali.

Dettaglio: guanti da gara di Antonio Giovinazzi
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