#WeRaceAsOne ci sarà anche nel 2021: la barzelletta continua.

#WeRaceAsOne ci sarà anche nel 2021: la barzelletta continua.

11 Febbraio 2021 1 Di Alberto Ghioni
Tempo di lettura: 3 Minuti

La FIA ha annunciato la prosecuzione della campagna #WeRaceAsOne, che ha generato già dall’anno scorso molteplici controversie e a fatto storcere il naso a molti, in virtù di alcune scelte fatte dalla federazione stessa.

Quando fu annunciata la nascita della campagna #WeRaceAsOne alle porte della stagione 2020 fui il primo sostenitore convinto di essa: parliamoci chiaro, che una competizione così importante, rappresentata dalla FIA, prendesse chiaramente posizione su un argomento così importante come l’inclusione nella società odierna mi sembrava fantastico.

Scelte discutibili

Eppure più si va avanti e più noto come questa iniziativa risulti leggermente ipocrita, soprattutto a fronte di alcune scelte fatte dalla FIA stessa. Ce ne sarebbero mille, ma su di tutte vorrei citare la scelta di gareggiare in Arabia Saudita, di cui non biasimo la scelta in sè, come si suole dire “pecunia non olet” e il paese del medio oriente ne porta in un discreto numero. Critico più che altro l‘aver preso questa decisione, con ancora la campagna sopracitata in essere.

La Formula 1 debutterà in Arabia Saudita nel 2021.

Non ci si può riempire la bocca di buone intenzioni e di belle parole, per poi andare a gareggiare in un paese dove fino ad un anno fa le donne non potevano neanche guidare la macchina, figuriamoci come potessero essere trattati argomenti come l’omofobia. Ripeto, la scelta in sé non mi fa arrabbiare (non sono un uomo d’affari, lungi da me criticare queste scelte), ma così ci si immerge nell’incoerenza più totale, apparendo solamente come ipocriti pronti a cavalcare l’onda dell’entusiasmo popolare.

Il prolungamento delle intenzioni

Oggi poi è arrivata la notizia che la FIA ha prolungato ulteriormente la campagna, con delle dichiarazioni da parte di Stefano Domenicali che mi hanno lasciato particolarmente stupito: “[…] E anche se l’impegno a parole è importante, è per le nostre azioni che verremo giudicati […]”. Analizzando le prove che abbiamo tutti sul tavolo, giudicherei la federazione dando all’impegno un 9, alle azioni un 2.

Il caso Mazepin

Queste iniziative poi devono essere portate avanti anche nel piccolo, nei dettagli, in quegli avvenimenti che per molti potrebbero sembrare meno importanti ma che fanno capire quanto qualcuno sia sul pezzo. Prendiamo il caso Mazepin: l’ex AD di Lamborghini ha convocato una riunione in Bahrain per discutere del caso che è scoppiato… 3 mesi fa! Come si può aspettare così tanto per un caso che andrebbe di base contro le basi dell’iniziativa #WeRaceAsOne?

Per non parlare poi delle dichiarazioni del team Haas, il quale ha emesso un comunicato riassumibile in “lui porta i soldi, non lo possiamo punire”, che hanno fatto cadere le braccia a chiunque abbia un minimo a cuore questa tematica. Soprattutto a seguito di queste, la federazione sarebbe dovuta intervenire, per evitare che passasse il messaggio, specialmente tra i giovani, che chi ha i soldi può permettersi le peggiori scorribande, senza subirne le conseguenze.

Per quanto a mio parere la filosofia dell’in medio stat virtus (o anche dell’un corpo al cerchio ed uno alla botte) sia la più valida, in questi casi non ci si può schierare da una parte e poi ammiccare all’altra. Altrimenti poi non ci si deve stupire delle critiche e dei fischi: d’altronde, come detto dallo stesso Domenicali, “è per le nostre azioni che verremo giudicati” e le azioni al momento sono insufficienti.

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