Gasly-Albon: l’inversione di marcia sul sedile maledetto della Red Bull

Gasly-Albon: l’inversione di marcia sul sedile maledetto della Red Bull

10 Marzo 2021 1 Di Arianna Rossi

“Se l’amore è la risposta, allora sei a casa. Resisti.”

“Push Pierre! Push!”

Red Bull Ring, Gran Premio d’Austria 2019. Sul circuito di casa Red Bull, nei 71 giri previsti, le orecchie di Pierre Gasly hanno un solo suono da poter ascoltare, l’eco dell’ultima chiamata di scuderia. Per la durata dell’intera gara un’unica frase abita la testa del pilota francese: “Spingi Pierre! Spingi!”.

Ogni pilota di Formula 1 impara ad essere nomade già da piccolo. Inseguendo il suo sogno su una pista di go-kart o approdando al mondo motore per via diretta senza gavetta, il pilota di Formula 1 è consapevole che la sua casa non è dov’è nato, non è dov’è cresciuto ma dove costruirà la sua vita ed è a quell’indirizzo che risponde la sua monoposto.

Un volante e quattro ruote ad arredarla, con una vista su pista che non ha eguali al mondo, è su quel sedile che il pilota sceglie di spendere la sua esistenza.

Semplice varcare la soglia di casa, quasi impossibile diventarne parte. E come un uomo è libero di essere nella sua casa, un pilota ritrova se stesso nel proprio abitacolo perché solo lì è nascosta la sua identità ma il solo modo per riuscire a scoprirla è poter essere libero di trovarla.

Periodicamente quell’abitacolo cambia, cambia la vettura, cambia la scuderia e così il pilota si trova ogni volta a dover ri-trovare se stesso in uno spazio diverso e con un’unica arma a disposizione: la fiducia.

Una fiducia che Pierre Gasly (forse) non ha mai ottenuto dalla scuderia di Milton Keynes poichè il solo interesse di Helmut Marko era- ed è ancora adesso: trovare il compagno di squadra adatto al mostro sacro di casa, Max Verstappen.

“Abbiamo dovuto riflettere a lungo su chi poteva essere il giusto compagno di squadra di Max Verstappen. Pierre Gasly era la scelta più ovvia. Il più grande punto interrogativo è se sarà all’altezza di gareggiare contro Max Verstappen” (C.Horner)

Una promozione non assoluta ma obbligata, il 6 politico assegnato a Gasly accompagnato dalla pretesa di dover dimostrare di meritare quel posto in Red Bull.

E in un clima in cui gli occhi sono puntati su cosa è in grado di fare come pilota ma soprattutto se è in grado di essere un pilota, Pierre dimentica la sua identità conquistata fino a quel momento e smette (momentaneamente) di esserlo.

La fiducia mancata della squadra porta con sè il conseguente strascico della scomparsa della fiducia in se stesso. Il terrore lo accompagna in ogni gran premio. Ad ogni gara, prima dello spegnersi delle luci rosse, il suo battito accelera, il respiro si trasforma in affanno, vuole solo scappare Pierre Gasly, non sente più di essere a casa e giro curva, curva dopo giro, non c’è alcun conforto ad arrivare ma solo un preciso ordine: “Spingi Pierre! Spingi!”

Nessuna rassicurazione dalla corte della Red Bull, nessun aiuto, nessuna volontà di capire cosa sta davvero succedendo nella testa di Pierre Gasly, solo rimproveri per non aver svolto il suo compito come avrebbe dovuto, per non essere il compagno di squadra che Max Verstappen merita.

“Gasly va lento” riferisce Christian Horner ad Helmut Marko “Potremmo correre noi.”

Ma Pierre non molla, continua a correre, vuole scoprire cos’ha in serbo la Red Bull per lui, quale sarà l’elemento da interiorizzare per diventare ed essere un grande pilota, per dimostrare di essere all’altezza. Lo fa a Monaco dove ottiene un quinto posto ma non basta perchè quando dall’altro lato del confronto c’è Max Verstappen, anche le sue gare migliori risultano un fallimento.

Rumori di voci lontane iniziano ad accompagnare la camminata lenta di Gasly nei paddock, ipotesi concrete di un suo possibile rimpiazzo si fanno più pesanti sulla schiena del pilota francese ormai completamente perso, ormai completamente estraneo a quella scuderia.

“Push Pierre! Push!”

La prova incontrovertibile arriva durante il Gran Premio d’Austria, sul circuito di Spielberg dove Verstappen ottiene la vittoria mentre a Gasly resta il settimo posto.

La decisione dai piani alti è ormai inevitabile: “E’ stato promosso prematuramente e non posso continuare a giustificarlo. Se sono bravi restano a galla, sopravvivono, se non lo sono….” l’ingiusta soluzione è la sostituzione.

Lo scambio di figurine tra Toro Rosso e Red Bull vede Pierre Gasly sostituito da Alexander Albon, il quale ha solo nove gare per dimostrare di meritare quel sedile.

Un’accoglienza simile al suo predecessore, un esame imposto con unico scopo, sempre lo stesso, essere all’altezza di Super Max.

Ma non si lascia spaventare Albon, sa bene di avere tra le mani l’occasione della vita e la monoposto blu è proprio la dimora adatta per il suo spirito.

“Quando le cose si mettono male, devi concentrarti, cavalcare le montagne russe e divertirti.” (A.Albon)

Il feeling con la macchina è immediato, i risultati non tardano ad arrivare e con essi anche la conferma per il 2020. Alexander Albon sembra essere il pilota giusto per la Red Bull.

Ma “Sono il tizio che se viene messo K.O. si rialza per colpire ancora più forte” afferma Pierre Gasly. Sì perché se la scuderia di Milton Keynes è la casa giusta per Albon, per Gasly c’è Faenza che lo aspetta.

Non appena il francese mette piede sulla monoposto blu e rossa, sente di essere nel posto che il suo talento merita. Non trovando quello che non c’era mai stato ma riscoprendo ciò che era solo stato perduto. E quel primo podio in Brasile, con un secondo posto ottenuto proprio dietro il suo ex compagno di squadra è la dimostrazione per cui un pilota riesce a mostrare chi è solo se e quando gli viene data la possibilità di farlo. Una possibilità che la Red Bull ha deciso di non dare a Pierre Gasly.

Nel 2020 la Toro Rosso si trasforma in Alpha Tauri, un nuovo nome, dei nuovi colori a racchiudere lo stesso spirito dell’anno precedente, la fiducia, quell’elemento necessario a Pierre Gasly per poter liberamente essere.

Non ammette le sue colpe Marko: “Gasly non avrebbe mai recuperato rimanendo in Red Bull. E’ stato positivo per lui tornare in Toro Rosso altrimenti non si sarebbe mai ripreso”. Sia lui che Horner credono che una scuderia più piccola sia più adatta per un pilota come Gasly…quando in realtà non è la forza delle braccia quanto la forza dei cuori a rendere grande una scuderia.

“Io penso che Gasly sia felice di rimanere qui: ama la squadra e noi amiamo lui”(F.Tost)

E mentre la stella di Pierre comincia a splendere, la luce di Alexander Albon inizia ad offuscarsi. In Red Bull si torna indietro nel tempo e durante il 2020 anche il pilota thailandese non riesce a reggere il ritmo di Max Verstappen.

La nuova auto non aiuta ma sulle piste in cui il motore Honda sembra arrancare, il pilota olandese riesce a salvare il salvabile, cosa che invece non riesce al suo compagno di squadra.

La monoposto di Albon inizia a farsi stretta, il pilota perde di lucidità commettendo errori grossolani. Davanti a lui il suo incubo più grande, il compagno a cui è stato sostituito ottiene ottime prestazioni, una dopo l’altra, la più grande tra tutte la vittoria a Monza, dove Albon arriva solo quindicesimo.

Nelle orecchie di Gasly ruggisce con forza la gioia della sua voce incredula insieme a quella della sua squadra: “What did you just do?- Cosa abbiamo appena fatto?”

Nella testa di Albon risuona l’eco dell’anno precedente: “Se Albon non si confermerà in linea con le nostre aspettative valuteremo candidati alternativi”, sentenzia Helmut Marko. Il pilota sa bene che il 2020 potrebbe essere il suo ultimo anno in Red Bull.

“Non c’è niente che stabilisca che merito davvero quel sedile. Potrebbe essere sempre la tua ultima chance di farti vedere. Vogliono che dimostri loro che conviene prenderti per l’anno dopo. E’ il mio obiettivo. Devo provare che il mio posto è qui.”

Durante l’ultima fase del campionato Albon riesce ad ottenere qualche risultato, tempismo perfetto per un momento sbagliato perchè Sergio Perez è senza sedile e l’anno altalenante del thailandese sembra essere la prova decisiva per sostituire (di nuovo) il secondo pilota Red Bull.

“Sul finale di stagione le cose stavano andando meglio ma ovviamente era troppo tardi” (A.Albon)

Stesso epilogo in tempi diversi quello di Alexander Albon e Pierre Gasly.

A luci spente c’è chi si è ritrovato senza posto e chi invece a quell’auto sembra esserci destinato.

L’avvio di stagione si avvicina, i semafori stanno per riaccendersi sulle piste ed oggi ad unire i due piloti non c’è più solo la brutta esperienza in Red Bull ma la preziosa determinazione scatenata da essa.

“Sono pronto per assumere il ruolo di team leader. Ho sempre più fame e sono sicuro che possiamo ottenere grandi risultati nel 2021.” (P.Gasly)

“So che se mi fossi sentito più a mio agio avrei potuto avere prestazioni migliori. Mi è già successo nella mia carriera di vivere delle situazioni del genere. Non ci sono stati violini in sottofondo, si tratta più che altro di ripartire. Ora ho più fiducia in me stesso e so di potermi rialzare e questo è il mio obiettivo. Da questo trovo tanta determinazione. Rivoglio un sedile.” (A.Albon)

Da postazioni diverse e con diversi obiettivi Alexander Albon e Pierre Gasly sono pronti a ri-partire, a mostrare e a ritrovare quella scintilla andata persa in casa Red Bull.

Perché in fondo quella che sembra essere la fine in realtà è solo l’inizio.

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