Si parte in salita a Spa – Tributo ad Anthoine Hubert

Si parte in salita a Spa – Tributo ad Anthoine Hubert

26 Agosto 2021 1 Di priscamanzoni

Si parte in salita a Spa.

Le cinque luci si spengono. Rettilineo, la Source. Oltre il ponticello, spuntano dagli alberi le due curve più spettacolari del circuito: Eau Rouge e Radillon. 

35 metri di dislivello. Sinistra, destra, sinistra. Qualche metro di asfalto che consacra o distrugge un pilota. Una prova di coraggio, di intelligenza, di talento. Bisogna saper prendere le redini della macchina, dirigerla come si deve e come si vuole. È una delicata danza tra pilota, volante, motore e fisica; un passo falso e sei fuori. È tutto un battito di ciglia, una frazione di secondo: gomme, il muro, il cordolo, un sospiro e giù lungo il Kemmel.

Si parte in salita a Spa.

Quando sei una delle promesse del motorsport, vincitore a Montecarlo e a Le Castellet, pilota dell’Academy Renault senti una pressione maggiore sulle tue spalle. Si parla di te, di quanto tu sia veloce e talentuoso. Forse parla di te qualche team principal. Quando sei in Formula Due senti il peso di combattere ad armi pari con altri ragazzi con il tuo stesso sogno: ottenere uno dei venti sedili piú prestigiosi del mondo. La seconda parte della stagione è iniziata, il cammino per la vetta non è impossibile. 

Si parte in salita a Spa.

Per la salita sfilano tutti i telai Dallara. Su Radillon, una macchina si gira. La Trident di Giuliano Alesi impatta il muro, e i due piloti dietro si muovono subito per evitare lo scontro, spostandosi sulla destra. Uno dei due frena piú bruscamente, e la vettura dietro fa lo stesso, ma i due si incontrano, la vettura rosa perde l’ala anteriore, rimbalza sul muro di curva quattro e si ferma in mezzo alla pista. È in salita Spa, e il pilota che arriva a tutta velocità non riesce a evitare l’incidente è colpisce lateralmente la cella della macchina rosa. Detriti volano, la gara si ferma. I cuori pure. 

Si parte in salita a Spa.

C’è una tensione surreale nel paddock. Gente che si muove e lavora come se nulla fosse successo, voci nell’aria di un incidente… la Formula Due… impatto laterale… una ART distrutta…sangue,medici,ospedale. Minuti di pausa in un mondo che vive di velocità. Ma non c’è spazio per la debolezza in un mondo di eroi. Chi guida deve concentrarsi, fingendo di mettere la testa sui dati. Chi lavora deve andare avanti, mascherando le mani che tremano. 

Dai, sistema quella pancia, controlla il cambio, analizza l’olio, scrivi quell’articolo. Non sentire l’odore di morte. 

Poi sentilo, con certezza. Un ragazzo è morto. Ha sfidato troppo la sorte, si è avvicinato troppo al brivido della velocità, ha cercato così tanto di sentire la vita che l’ha persa.

Si parte in salita a Spa

E dietro a quella salita c’è un piccolo mazzo di fiori: diciannove rose bianche che guardano a destra e una che punta a sinistra. C’è gente che cammina, si ferma, prega e riparte. Ci sono piloti che si inginocchiano e parlano silenziosamente con quel pezzo di muro. C’è una famiglia che piange, ma si rialza, sostenuta dall’amore silenzioso del mondo. Perché in pochi conoscevano di persona quel ragazzo, ma molti si sono fermati per un pensiero, un sussurro, una preghiera, quando hanno saputo che il male aveva preso il sopravvento. Tutti si sono stretti attorno a una comunità in lutto. Tutti si chiedevano “Perchè?”, perchè un ragazzo di ventidue anni è morto mentre inseguiva il suo sogno. E la risposta si può trovare solo in quelle emozioni che viveva dentro la visiera abbassata del casco.

Quello stesso casco che ora si trova in mano alla madre, al fratello, alla ragazza di Anthoine Hubert. L’ultima traccia di lui, su cui sono puntati gli occhi del mondo. 

Quel casco, che ogni anno per Spa si cambia in ricordo di un ragazzo morto in pista, che poteva essere uno qualsiasi di quei giovani che si stanno per schierare, con un peso sul cuore e mille pensieri in testa, o uno di quei tifosi che sta sulle tribune, impotente, a guardare un’altra anima che Dio ha chiamato.

Si parte veramente in salita a Spa.

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