Un giro di pista: il circuito di Zandvoort (Gran Premio d’Olanda)

Un giro di pista: il circuito di Zandvoort (Gran Premio d’Olanda)

2 Settembre 2021 1 Di Sebastiano Vanzetta

Al classico “back to back” Spa-Monza quest’anno si aggiunge anche la tappa olandese di Zandvoort, circuito che ritorna in calendario dopo 36 anni. Salta a bordo e goditi il giro in pista.

Il ritorno del Gran Premio d’Olanda era previsto per il 2020, ma la pandemia e lo stravolgimento del calendario per far fronte all’emergenza covid hanno ritardato di un anno il tanto atteso rientro in calendario della tappa nella terra natia di Super Max Verstappen. Un ritorno che però vede Zandvoort inserirsi tra le due gare del classico “back to back” Spa-Monza, trasformandolo in un trittico che va a chiudere il tour europeo del circus.

Situato nel nord dei Paesi Bassi, verso le coste del Mare del Nord a un’ora di distanza da Amsterdam, il circuito di Zandvoort ha già disputato il GP d’Olanda dal 1952 al 1985, anno in cui la compagnia che gestiva il circuito cessò le attività, e con essa quelle del circuito. Il vecchio tracciato, riadattato diverse volte nel corso degli anni era molto diverso da quello attuale, e presentava una configurazione molto veloce (vedi immagine sotto).

Purtroppo il circuito olandese è stato anche teatro, oltre che di grandi gare, anche di due tragedie che hanno segnato la storia di Zandvoort: la morte di Piers Courage nel 1970 e quella di Roger Williamson nel 1973. Il primo perse la vita restando intrappolato tra i resti della monoposto che, scontrandosi contro una delle tante dune del tracciato, prese fuoco. Il secondo morì anch’esso intrappolato tra i resti della sua vettura, dopo che il cedimento di una sospensione aveva provocato una carambola nella quale la monoposto aveva preso fuoco.

Piers Courage a bordo della De Tomaso 505, la sua ultima monoposto

Lungo 4.3 km, il circuito di Zandvoort presenta un totale di 14 curve, 11 a destra e 3 a sinistra. Il pilota più vincente su questo circuito è Jim Clark con 4 vittorie, mentre il team più vincente è invece la Ferrari, con 9 vittorie. L’ultimo vincitore in terra olandese, invece, è Niki Lauda, che vinse l’ultima edizione del 1985.

Analisi e disclaimer

Non potendo disporre di un onboard del circuito, andremo ad analizzare il giro in pista del tracciato in Assetto Corsa, famoso titolo di guida per console e PC. Come al solito, l’analisi è puramente frutto dello studio amatoriale dell’onboard e non è da considerarsi un’analisi tecnica professionale. I crediti del video vanno al canale YouTube Rapidy.

Primo settore

Il primo settore comprende le curve 1,2,3,4,5 e 6. Si arriva in curva 1 (Tarzanbocht), dopo il lungo rettilineo dei box in 8a marcia a circa 330 km/h e si frena forte per poi affrontare un tornante non troppo lento ma che però necessita di una linea pulita e senza sbavature, né troppo stretta né troppo larga. Si arriva poi in curva 2, una curva a destra che prepara l’entrata per curva 3 (Hugenholtzbocht), una lunga parabolica da affrontare in 2a e 3a marcia. Successivamente si scollina e ci si butta nella veloce sezione delle curve 4-5-6, da affrontare tutte e tre a pieno gas.

Secondo settore

Il secondo settore comprende le curve 7,8,9 e 10. Si arriva in curva 7 (Scheivlak) a quasi 300 km/h allora e ci si butta in un ampio curvone veloce. Il tratto che segue è un tratto di media velocità, molto guidato e nel quale è importantissimo avere una buona aerodinamica. Sono tutte curve da 3a o 4a marcia con una velocità che varia tra i 120 e i 180 km/h. Vi è poi un rettilineo che porta al terzo settore.

Terzo settore

Il terzo settore comprende le curve 11,12,13 e 14. Si arriva in curva 11 (Hans Ernst Bocht) a circa 300 km/h in 7a marcia e si frena forte per la semi-chicane di curve 11-12, da affrontare in 2a marcia. Curva 13 è invece una curva da media velocità da affrontare in 3a-4a marcia che immette nell’ampio curvone prima del rettilineo principale, una parabolica che prende il nome di Arie Luyenduk Bocht.

C’è bisogno di equilibrio

Sarà molto importante trovare il giusto equilibrio tra il giusto carico aerodinamico e la miglior velocità di punta possibile. Sia l’aerodinamica che la power unit giocheranno un ruolo fondamentale. La conformazione del tracciato suggerirebbe un set-up da medio-alto carico aerodinamico per far fronte alla grande varietà di curve presenti, ma dal momento che per il 68% del tempo sul giro la farfalla dell’acceleratore rimarrà aperta, anche il motore dovrà essere all’altezza, per permettere alle monoposto di non perdere troppo terreno nei rettilinei.

Per questo, alcuni team potrebbero decidere di scaricare un po’ l’assetto per recuperare velocità e per contenere il consumo degli pneumatici, molto sollecitati soprattutto nelle paraboliche. Freni e trasmissione, invece, non saranno particolarmente sollecitati.

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