Daniil Kvyat: la vittima del sistema Red Bull

Daniil Kvyat: la vittima del sistema Red Bull

22 Settembre 2021 0 Di Daniele Donzelli

Il circus si appresta a tornare in Russia, un tempo gara di casa dell’ex Red Bull e Toro Rosso: ripercorriamo la sua carriera

La F1 si appresta a tornare in pista, nello specifico a Sochi, in Russia, circuito non molto apprezzato dai fans a causa di un layout non esaltante.

Il gran premio di Russia è entrato a far parte del calendario di F1 nel 2014, e fino ad ora si è sempre corso a Sochi, anche se dal 2023 si sposterà a San Pietroburgo.

Negli ultimi tempi la massima categoria del motorsport ha trovato molto seguito nell’enorme stato Euro-asiatico, tanto che si è creato un movimento di piloti di alto livello.

Infatti, nell’ultimo decennio ben 4 sono arrivati a correre in F1: Vitalij Petrov (tutti i ferraristi se lo ricordano bene), Sergej Sirotkin, il rookie di questa stagione Nikita Mazepin (l’unico tutt’ora in griglia), e Daniil Kvyat.

In questo articolo parleremo proprio di quest’ultimo, andando a scoprire la sua difficile ma per certi versi soddisfacente carriera.

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Dopo una stagione disputata con i kart, Daniil passa alle monoposto nel 2010, anno in cui corre in Formula Renault per gli ultimi 2 appuntamenti stagionali.

Si mette subito in mostra, e viene confermato a tempo pieno per la stagione 2011, al fianco di Carlos Sainz. I due, insieme, entrano anche a far parte del programma giovani piloti della Red Bull.

Sia nel 2011 che nel 2012 il titolo gli sfuggirà per una manciata di punti, ma questo non impedisce al russo di essere promosso per la stagione 2013 in GP3 con il team MW Arden.

Il campionato è ampiamente al di sopra delle aspettative, Kvyat si dimostra talmente competitivo che non solo si gioca il titolo, ma addirittura lo vince, da Rookie.

Kvyat claims GP3 title with Abu Dhabi win - Formula Scout
Kvyat ai tempi della GP3

L’approdo in F1

Le grandi prestazioni in GP3 sono notate dalla Red Bull, e nell’ottobre del 2013, il sogno del russo diventa realtà: per la prima volta in vita sua, correrà a tempo pieno in F1, e precisamente affiancherà Vergne in Toro Rosso nella stagione 2014.

La sua ambizione è molto forte, il talento non manca.

L’esordio è il migliore che ci si poteva immaginare.

La prestazione al sabato, in qualifica, è ottima, e permette a Kvyat di scattare dall’ottava casella in gara. Anche la domenica va alla grande, e il suo nono posto gli permette di far segnare i primi punti iridati.

Ma non finisce qui. Kvyat, alla sua prima gara in F1, ha conquistato il suo primo record, e non è un record banale: diventa il più giovane pilota ad ottenere punti.

Ma, purtroppo per lui, forse sarebbe stato meglio non ottenere questo record, che sarà poi battuto da un certo Max Verstappen.

I risultati non mancano nelle gare successive, e nonostante i punti totali siano meno di quelli di Vergne (8 contro 22), Marko decide di promuoverlo in Red Bull.

La parentesi Red Bull

Come da tradizione, il russo è solo un ragazzino (21 anni) e viene lanciato in Red Bull, al fianco di Daniel Ricciardo.

Gli è affidato il compito di raccogliere il testimone di Sebastian Vettel.

La pressione è altissima.

Non si può sbagliare nulla, pensa Kvyat, che ogni volta che si trova in difficoltà, si sente giudicato e sotto osservazione.

Le difficoltà arrivano, come è normale.

Innanzitutto, la vettura non è competitiva come quella dell’anno precedente, e non permette a nessuno dei due piloti di lottare per la vittoria.

Dopo le prime 7 gare, i punti sono solo 19, di cui 12 conquistati con il quarto posto di Monaco.

Ma Daniil ha il DNA da campione, e reagisce da campione alle voci di mercato: conquista un secondo posto in Ungheria e chiude il campionato con 95 punti, 3 in più di Ricciardo.

Considerando che è il primo anno, era difficile fare meglio.

Kvyat, alla fine, è confermato per il 2016, ma c’è un giovane olandese che scalpita in Toro Rosso. Gli occhi di Marko sono tutti per lui.

La bocciatura

Il 2016 inizia con un’aspettativa molto alta sul ventiduenne, e la stagione non inizia certo nel migliore dei modi: ritiro in Australia e settimo posto in Barhein.

Di nuovo, spunta fuori la versione campione di Daniil, che conquista il suo secondo podio giungendo terzo in Cina.

Ma ai vertici della Red Bull non basta.

Verstappen, in Toro Rosso, continua a far vedere grandi cose.

Daniil capisce che il suo posto è a rischio, conoscendo la Red Bull, e che deve rispondere nel suo GP di casa, in Russia.

Di colpo però, la macchina e il volante diventano pesanti, la testa piena di pensieri negativi.

La qualifica non è molto positiva, solo un’ottava posizione per lui, 2 soli decimi davanti a Max con la Toro Rosso.

In queste situazioni, servono esperienza, lucidità e tranquillità, per rendere al meglio.

Daniil non è ancora pronto.

Alla prima curva, voglioso di recuperare, esagera e tocca Vettel.

Per sua fortuna, entrambi rimangono in gara, ma alla curva 3 c’è un secondo contatto tra i due: il tedesco deve ritirarsi, e il russo subisce danni gravi: gara finita.

Gli occhi di Marko si spostano definitivamente su un altro pilota: Max Verstappen, che viene promosso con effetto immediato in Red Bull, mentre Kvyat viene retrocesso in Toro Rosso.

Daniil non regge il colpo.

Tutti i sacrifici che aveva fatto per arrivare lì, in una macchina ai piani alti, sono inutili, si riparte dalla Toro Rosso.

Ma la stagione è mentalmente compromessa.

Se escludiamo le prime 4 gare, il russo ottiene 4 punti, il compagno Sainz 42.

Nel 2017 la musica è la stessa: nelle prime 16 gare i punti sono solo 4, quelli dello spagnolo 48.

La carriera sembra stroncata.

Per le ultime gare della stagione, verrà sostituito dal giovane Gasly, che incapperà nella stessa “trappola” della Red Bull 2 anni più tardi.

La rinascita

Daniil non vuol arrendersi, e nel 2018 lavorerà come terzo pilota Ferrari.

Nel frattempo, le prestazioni di Hartley in Toro Rosso sono molto deludenti, e Marko decide di concedere un’altra chance a Kvyat nel 2019, offrendogli un sedile in Toro Rosso.

La stagione nel complesso risulta positiva, e regge il confronto con il “doppio compagno” Albon-Gasly abbastanza bene, ma il vero momento clou della stagione per il russo è il GP di Germania, in cui ottiene un fantastico terzo posto.

Confermato per il 2020, Kvyat ottiene tropo poco nei confronti di Gasly, 32 punti contro 75, e una sola prestazione sembra farci riapprezzare il vero Kvyat, il quarto posto di Imola.

Davvero difficile comprendere il trattamento riservato al russo da parte della Red Bull, che avrebbe perlomeno potuto lasciare l’intero 2016 al suo pilota per poi eventualmente far spazio a Max Verstappen.

Il suo principale difetto è stata l’incostanza, le sue doti di talento sono indubbie.

Nonostante tutto però, Daniil non si è arreso, ha sempre provato a riprendersi ciò che gli era stato tolto.

E anche in questo 2021, in cui ha dovuto lasciare il posto a Tsunoda, ha trovato spazio come terzo pilota Alpine.

Chissà che in futuro non ci sia di nuovo spazio per lui?

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