Gran Premio del Qatar: we (still don’t) race as one.

Gran Premio del Qatar: we (still don’t) race as one.

2 Ottobre 2021 0 Di Alberto Ghioni

Ancora una volta Liberty Media sceglie come sede per un gran premio un paese non di certo molto avvezzo alla politica di inclusione, sponsorizzata dagli statunitensi stessi.

Non è certo facile in una stagione come questa trovare 20 circuiti disposti nell’immediato, e con ben poco preavviso, ad ospitare un Gran Premio di Formula 1, con tutte le spese e l’organizzazione che si porta dietro. In compenso, però, la scelta potrebbe ricadere su circuiti più storici e in paesi più coerenti con il messaggio che la Formula uno sta cercando di far veicolare, tramite la promozione della campagna “#weraceasone”

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Cos’è #weraceasone?

Per comprendere il tutto al meglio, andiamo a prendere le parole sul sito stesso della Formula uno, citandole parola per parola.

La F1 va in Arabia Saudita. Che fine fa il We race as one?

“(…) Crediamo bisogni ritornare (dal break causato dal covid) con il proposito e la determinazione di affrontare i problemi maggiori che stiamo affrontando come sport e società. Questi problemi sono importanti per il futuro a lungo termine del nostro sport, ma hanno allo stesso modo un impatto maggiore sulle comunità e sulle nazioni in cui corriamo in giro per il mondo

Ma cosa ne pensano in qatar?

Il Qatar segue la legislazione della Sharia, che in questo periodo sta causando (giustamente) molto scandalo per l’intenzione del governo talebano in Afghanistan di seguirla pedestremente. Questa fonte legislativa segue i dettami del Corano e della Sunna, entrambe riferentesi ai dettami di Allah.

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Questa legislazione si può definire tutto tranne che inclusiva, soprattutto per quanto riguarda il discorso delle donne e dell’orientamento sessuale. Anche senza stare ad addentrarsi in discorsi che esulerebbero dai contenuti di questa pagina, è impossibile non vedere come ciò vada clamorosamente in contrasto con la campagna sopracitata.

Quali soluzioni sono percorribili?

Per cercare di ovviare questo problema si potrebbero percorrere diverse strade. Innanzitutto si potrebbe momentaneamente mettere da parte l’idea di correre più di 20 Gare in un anno; finché non si potrà andare a gareggiare in Giappone o in Cina (sulla quale si potrebbe aprire un discorso analogo), il rischio è di scegliere circuiti non adatti alle macchine attuali.

In secondo luogo, qualche round doppio nello stesso circuito potrebbe essere fatto, magari in tracciati in cui si possono ottenere gare più spettacolari.

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Quando poi si potrà a tornare a gareggiare anche nei circuiti al momento “off-limits”, allora si potrà pensare ad alzare il numero di gare totali anche oltre la ventina. Rimarrà comunque il dubbio che questa scelta possa valorizzare il prodotto Formula uno: infatti qualità e quantità, spesso, non vanno certo a braccetto.

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