Ripercorriamo la breve storia delle qualifiche a eliminazione del 2016, un antidoto alla noia conclusosi dopo solo due gare.
Uno degli aspetti su cui i tifosi di Formula Uno sono maggiormente d’accordo riguarda il format delle qualifiche.
Due sessioni in cui vengono eliminati i cinque piloti più lenti prima del climax finale del Q3, in cui si stabiliscono i dieci tempi migliori.
Gli spettatori più occasionali non si ricorderanno, però, che cinque anni fa il circus aveva tentato (fallendo) di cambiare il format del sabato.
Sono bastate due gare per capire che le qualifiche ad eliminazione non erano quello che serviva per rendere la F1 meno noiosa.
Come funzionava?

La qualifica rimaneva composta da tre sessioni, ma dopo alcuni minuti dall’inizio di ognuna (più precisamente 7 in Q1, 6 in Q2 e 5 in Q3) il pilota più lento veniva eliminato ogni 90 secondi, lasciando di fatto due piloti a contendersi la pole position nell’ultimo minuto e mezzo.
Se il Q1 e il Q2 erano riusciti comunque ad intrattenere gli spettatori con traffico e azione (costringendo anche i top team a girare con le mescole più morbide per sfuggire all’eliminazione), il Q3 aveva totalmente deluso.
Le squadre optavano per conservare le restanti gomme più morbide in vista della gara, annientando così la lotta per la pole.
Il ritorno alla normalità

Dopo le numerose lamentele da parte di tifosi e piloti, a partire dal Gran Premio di Cina (terzo appuntamento del mondiale) era stato ripristinato il vecchio format, tutt’oggi ancora in uso.
Le qualifiche a eliminazione avevano, sulla carta, il potenziale per dare spettacolo. Tuttavia, nella realtà, l’azione non è stata sufficiente per riconfermare questa proposta.

