Quali sono i 5 migliori rookie degli anni Duemila?

Quali sono i 5 migliori rookie degli anni Duemila?

19 Dicembre 2022 0 Di Daniele Donzelli

Essere debuttante in Formula 1 non è mai banale. Andiamo a vedere quali sono stati i rookie migliori nel terzo millennio, tra sorprese e grandi assenti.

Una qualità molto importante nel mondo del motorsport, a qualsiasi livello si corra, è sicuramente la capacità di adattarsi alle diverse situazioni e alle diverse vetture. Tantissimi giovani piloti si sono trovati male nelle categorie propedeutiche (F2, F3), altri invece non hanno avuto problemi. In ogni caso però, tutti quelli che sono arrivati in Formula 1 hanno dovuto affrontare il duro scoglio del’anno da rookie. Nuove macchine, nuove sfide, nuove pressioni: quali sono i piloti che se la sono cavata meglio al loro primo anno in Formula 1?

N.B. Alcuni nomi importanti non sono presenti in questa lista, tra cui ad esempio Sebastian Vettel. La prima stagione del tedesco (il 2007) non è stata intera: Vettel ha corso solamente in 8 delle 17 gare. Per questo motivo, non viene considerata.

5. Lando Norris

Al quinto posto, quello che è ormai diventato abituato a correre in Formula 1: Lando Norris. L’inglese ha disputato il suo anno da rookie a bordo della McLaren nel 2019. Nello stesso anno, fanno il loro esordio anche piloti del calibro come Albon o Russell. Il primo è l’esordiente con più punti a fine stagione, ma va considerato il fatto che ha guidato la Red Bull nella seconda parte dell’anno.

Norris ha a disposizione una McLaren molto migliorata rispetto al 2018, ma comunque non ancora in grado di lottare per podi o vittorie. L’obiettivo è sicuramente quello di lottare per la zona punti, portandone a casa il maggior numero possibile. Il rookie mostra subito di avere grande talento, e già al secondo appuntamento stagionale si fa notare. Dopo aver ottenuto il passaggio in Q3 al sabato, in gara porta a casa un sesto posto grazie ad un’ottima prestazione. Norris è anche il “primo degli altri” in quell’occasione: Mercedes, Ferrari e Red Bull sono irraggiungibili per tutti, e tra le squadre di centrogruppo a trionfare è proprio la McLaren numero 4.

La stagione continua tra alti e bassi, dovuti sicuramente all’inesperienza del giovane Norris ma anche alle insidie della tiratissima battaglia di centro griglia. Dopo essere andato a punti anche in Azerbaijan e in Francia, Lando torna a brillare in quel di Spielberg, in Austria, dove circa un anno dopo conquisterà il suo primo podio in carriera. Scattato dalla quinta casella, in una gara caratterizzata dalla spettacolare lotta per la vittoria tra Verstappen e Leclerc, Norris vince nuovamente la gara degli altri eguagliando il suo miglior risultato. La prestazione assume ancora più valore se si considera che l’inglese è riuscito a tener dietro per tutta la gara la Red Bull di Gasly, cosa certamente non scontata.

La McLaren, in ogni caso, mostra segni di grande crescita, e ormai andare a punti non è più un’impresa. Infatti, il rookie ci riesce in ben 7 delle ultime 12 gare, senza riuscire però a migliorare il proprio miglior risultato (il sesto posto). In questa fase di stagione, Norris paga anche in termini di confronto con il proprio compagno di squaadra, che è comunque giustificabile visto che si parla di primo anno in F1. Se fino all’Austria l’inglese pagava solamente 6 punti a Carlos Sainz (30-24), lo spagnolo chiude con un ampio vantaggio sull’amico Lando, 96 a 49. Per certi versi, la classifica mente: Norris è stato vittima di sfortune (ad esempio a Spa, dove è costretto al ritiro nell’ultimo giro quando si trovava quinto), ma ha mostrato grandissimo potenziale.

Ovviamente, la McLaren ha rinnovato il suo contratto, e l’inglese sta ripagando la fiducia della squadra. Una pole position, 6 podi e una vittoria sfiorata (Russia 2021) sono il bottino finora raccolto al volante di una vettura di centro gruppo. Manca solo l’ultima conferma, che avremo solamente quando Norris guiderà una macchina da titolo, ma questo ragazzo sembra avere tutto per diventare campione un giorno…

Quali sono i 5 migliori rookie degli anni Duemila?

4. Lance Stroll

Sicuramente il nome più sorprendente all’interno della lista è quello di Stroll. Il canadese è da sempre stato etichettato come “figlio di papà” o come pilota pagante, ma la stagione da rookie (oltre ad altri segnali negli anni successivi) dimostra che Stroll ha il potenziale per stare in F1. Stroll esordisce al volante della Williams a soli 18 anni, al fianco dell’espertissimo Felipe Massa. Quella del 2017 è probabilmente l’ultima Williams competitiva, prima del netto calo delle stagioni successive.

L’avventura di Lance non inizia nel migliore dei modi, e nelle prime sei gare il giovane rookie non riesce a sbloccarsi, e si trova ancora a quota 0 punti. Il suo esperto compagno Massa ne ha già 20, e Stroll si presenta al GP casalingo certamente non troppo tranquillo. Le qualifiche non sono positive, e Stroll è costretto a partire dalla P17. In gara, però, la musica cambia del tutto, e Stroll riesce a rimontare fino alla nona posizione, conquistando i suoi primi punti in carriera. Come spesso accade, superato questo scoglio i piloti si tolgono tanta pressione di dosso e riescono a rendere molto meglio. E il rookie della Williams non fa eccezione.

In quel di Baku, infatti, Stroll si toglierà la sua prima grande soddisfazione: il podio. Sfruttando una gara incredibile (qui gli highlights) Stroll porta la FW40 per la prima (e unica) volta tra i primi 3, chiudendo alle spalle di Ricciardo e di Bottas, che lo sopravanza in volata. Da quel momento in poi, la Williams subisce un’involuzione che la porterà, nel 2019, ad essere nettamente l’ultima vettura in griglia. Ad ogni modo, Massa e Stroll riescono a portare ancora qualche punto a casa, ma è netta la crescita del rookie canadese. Da Baku (escluso) in poi, infatti, i due piloti ottengono esattamente lo stesso numero di punti (23), con Stroll che riesce più volte ad arrivare davanti al suo compagno, chiudendogli solamente 3 punti dietro a fine stagione. Tra gli altri risultati, da segnalare il sesto posto ottenuto in Messico.

Il potenziale mostrato da Stroll 5 anni fa è sicuramente importante, anche se non al livello di Norris. Rispetto all’inglese, a Lance è mancata però anche la crescita nel corso degli anni. Ad eccezione del 2020, miglior anno del canadese a bordo di un’ottima vettura, quella del debutto resta la miglior annata. A tratti ha mostrato cosa può fare, anche sul bagnato. Al momento, ha conquistato 3 podi e una pole position. Non resta che aspettare che faccia uno step avanti nel corso dei prossimi anni, nella speranza che riesca ad esprimersi al meglio.

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3. Max Verstappen

Il due volte campione del mondo Max Verstappen non poteva mancare all’interno dei migliori rookie degli anni 2000. L’olandese ha esordito nella massima serie automobilistica a 17 anni, quando non aveva ancora la patente! Il giovane mostra da subito un gran talento, e Helmut Marko decide di portarlo in Toro Rosso nella stagione 2015, con l’obiettivo a lungo termine di portarlo in Red Bull. I primi punti in carriera arrivano al secondo appuntamento, il GP della Malesia. In quell’occaione il rookie, scattato addirittura dalla terza fila, chiude una straordinaria gara in settima posizione, chiudendo sia davanti al compagno Sainz che alle due Red Bull di Ricciardo e Kvyat.

Dopo 5 gare senza punti, normali per un giovane esuberante come lui, torna tra i primi 10 in Austria. Da lì in poi, chiuderà ben 8 delle restanti 11 gare in zona punti. Le migliori prestazioni sono senza dubbio quelle del GP d’Ungheria e del GP degli USA, in cui ottiene il suo miglior risultato stagionale. In terra magiara l’olandesino sfrutta le disavventure delle due Mercedes e di Raikkonen per chiudere al quarto posto, stravincendo la gara “degli altri”. Da segnalare il fatto che Verstappen scattava dalla nona casella, e che l’Ungheria non è certo una pista che agevola i sorpassi.

Negli USA, il rookie trasforma l’ennesimo piazzamento in Q3 (P10) in un’altra quarta posizione, classificandosi ancora una volta come migliore del centrogruppo. Verstappen riesce, anche grazie a VSC e Safety Car, a lottare (anche se senza troppe speranze) per il podio con Vettel e le Mercedes, ma deve arrendersi allo strapotere dei top team.
Ma Max lo sa: il futuro sarà suo. Il potenziale mostrato da Verstappen nella sua stagione da rookie è altissimo, in quanto ha chiuso con 49 punti contro i 18 del compagno Sainz. In più di un’occasione, inoltre, il giovane olandese ha chiuso davanti alle sorelle maggiori di Ricciardo e Kvyat. Nel corso del 2016 Marko sceglierà Verstappen a discapito del russo, e il giovane trionferà alla prima occasione a Barcellona. Da lì in poi, non si è più fermato. La sua crescita e maturazione sono culminati nella vittoria del sudatissimo titolo nel 2021, mentre nel 2022 ha letteralmente dominato. Cosa chiedere di più?

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2. Juan Pablo Montoya

Juan Pablo Montoya, uno dei piloti più forti dei primi anni 2000, è probabilmente considerabile come un campione mancato. Spesso molto veloce, ha pagato più volte situazioni sfortunate e guasti in gare in cui stava facendo bellissime prestazioni. Arrivato in Formula 1 a 26 anni, dopo aver corso inizialmente in America, si dimostra sin da subito competitivo a bordo della veloce ma inaffidabile Williams.

La sua carriera nella massima categoria del motorsport non inizia certamente nel migliore dei modi, e nelle prime 4 gare colleziona 4 ritiri. In 3 occasioni, però, non ha colpe, e viene tradito una volta dal motore, una volta dalla frizione e una volta da Jos Verstappen, che lo tampona quando il rookie colombiano si trovava in testa alla gara. La prima gioia arriva in terra spagnola, a Barcellona, dove Montoya riesce finalmente a concludere la sua prima corsa. Il risultato è più che soddisfacente, con il pilota Williams che chiude al secondo posto alle spalle dell’inarrivabile Schumacher, che vince con oltre 40 secondi di vantaggio sul colombiano. Le gare successive non sono altrettanto positive, con il rookie che è costretto più volte a ritirarsi.

In due di queste situazioni, però, la colpa è da attribuirsi allo steso Montoya, colpevole sia a Monaco sia in Canada. La stagione sulle montagne russe continua con il secondo posto ottenuto al Nurburgring, ma è evidente che Montoya vuole qualcosa in più. Dopo aver assaggiato la vittoria a inizio anno in Brasile, il colombiano ha faticato ad arrivare davanti alle fortissime Ferrari di Schumacher e Barrichello. Il rookie, in ogni caso, dovrà attendere il GP d’Italia, dove riuscirà a finalmente a trasformare la terza pole position stagionale nella prima vittoria in carriera. Il sogno del sudamericano si è realizzato!

Il periodo di grande forma del debuttante continua ad Indianapolis, dove però il pilota della Williams è costretto al ritiro per un problema tecnico quando si trovava in testa non fosse stato per il pit stop effettuato pochi giri prima (che avrebbero poi effettuato anche tutti gli altri). Montoya chiude la stagione con un secondo posto in Giappone, ma soprattutto con la consapevolezza di poter lottare con i migliori della Formula 1. Negli anni successivi, il colombiano guiderà Williams e McLaren, collezionando 12 pole position, 7 vittorie e 30 podi. Tra esuberanza, sfortuna e un super Michael Schumacher, Montoya non è mai realmente riuscito neppure a giocarsi un titolo mondiale, nonostante avesse le giuste potenzialità.

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1. Lewis Hamilton

Non c’è alcun dubbio sul vincitore di questa speciale classifica dei rookie: Lewis Hamilton è stato il migliore. Il pilota inglese, scelto giovanissimo da una squadra di punta come la McLaren, ha dimostrato sin da subito il suo valore. Hamilton non solo ha tenuto testa al campione in carica Alonso a parità di macchina, ma ha sfiorato l’impresa di vincere il titolo da rookie!

L’esperienza in Formula 1 del giovane inglese non potrebbe iniziare meglio. Il debutto in Australia è infatti subito da record, con il giovane Lewis che conquista subito il suo primo podio in carriera. Seguono 4 secondi posti in Malesia, Bahrain, Spagna e Monaco. Insomma, per quanto ci si potesse aspettare una grande stagione di Hamilton, che aveva fatto già bene nelle categorie minori, è inutile nasconderlo: il rookie inglese ha stupito tutto il mondo della Formula 1. Non serve aspettare molto per la prima pole position e per la prima vittoria, che arrivano nello straordinario weekend del Canada. Dopo il bis (pole e vittoria) di Indianapolis, ormai non c’è alcun dubbio: il giovane Hamilton si giocherà il titolo fino all’ultima gara.

Il primo momento difficile della stagione arriva a Valencia, dove Hamilton interrompe la sua striscia di 9 podi consecutivi. Hamilton non si arrende, e torna sul gradino più alto in Ungheria. Dopo il secondo posto a Monza, si entra nella fase cruciale del campionato. In Giappone il rookie non sente la pressione e porta a casa una preziosissima vittoria, che lo porta al suo primo “match point” mondiale. Ma nelle ultime deu gare succede l’impensabile.

Hamilton sbaglia in Cina, dove finisce nella ghiaia mentre cercava di rientrare ai box per montare le gomme da bagnato, perdendo una grandissima occasione e regalando 10 punti a Kimi Raikkonen. Per la prima volta nella stagione, il rookie mostra la sua inesperienza, che col senno di poi risulterà fatale. In Brasile, infine, la catastrofe. La sua McLaren lo tradisce con un problema di affidabilità, facendogli perdere il titolo a favore del finlandese per un solo punto. L’inglese, in ogni caso, si rifarà nel corso degli anni successivi conquistando ben 7 titoli mondiali e tantissimi record.

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