È cominciata la stagione 2023 e si cominciano a delineare le forze in campo. Ma Ferrari e Red Bull non hanno ancora scoperto tutte le carte.
La giornata di prove libere di ieri hanno già dato qualche piccola indicazione per il prosieguo del GP del Bahrain e, in generale, per il prosieguo della stagione 2023. I team hanno cominciato a scoprirsi di meno e a far vedere le loro reali potenzialità, soprattutto nelle FP2 di ieri pomeriggio dove le squadre hanno provato soprattutto il passo gara.
È anche vero però che sia Ferrari che Red Bull si sono sì scoperti, ma hanno tolto solo metà coperta. Infatti né a Maranello né a Milton Keynes hanno deciso di far vedere il 100% delle potenzialità delle proprie monoposto, lasciando dei margini in termini di setup abbastanza interessanti.
Motore e carichi di benzina
Nel caso di Ferrari, le due SF23 hanno girato senza sfruttare troppo a pieno la potenza della loro Power Unit, la Tipo 066/10, un dato sottolineato dalle non esagerate velocità di punta raggiunte ieri. In più, voci di corridoio danno una Ferrari un po’ in sovrappeso, ovvero più cariche di benzina, rispetto alle altre monoposto nella simulazione gara.
Anche Red Bull, che ha portato a casa una simulazione pressoché perfetta (almeno con Max Verstappen), sembra abbia girato con un po’ più di benzina, rispetto ad Aston Martin che pare non si sia risparmiata, nemmeno lato Power Unit.

In più, entrambi i team sono alla ricerca dei limiti massimi del setup della loro vettura, e ieri hanno girato con un’altezza da terra molto bassa, soprattutto al posteriore. Questo permette sì di aumentare il carico aerodinamico generato dai canali venturi, ma ha come conseguenza quella di generare frequente bottoming. E soprattutto sulle Ferrari, questo lo si è visto ad occhio nudo, ed è anche sfociato in fenomeni di porpoising anche in curve veloci, come accaduto ieri a Carlos Sainz.
Problema altezze da terra
Quest’ultimo punto, però, non è altro che un “margine al contrario”. Ovvero, sia Red Bull che Ferrari sono partiti con un setup più basso possibile per capire fino a dove ci si potesse spingere senza incontrare fenomeni di bottoming/porpoising e senza andare a rovinare eccessivamente il fondo a causa degli avvallamenti del circuito di Sakhir.
In particolare, i due team stanno cercando un’altezza da terra che non vada a rovinare eccessivamente né il plank in legno del fondo della vettura, né le componenti in carbonio del fondo stesso, cosa che avrebbe ripercussioni a livello aerodinamico. Soprattutto per quanto riguarda la RB19, alcuni rumor prima delle FP2 hanno sostenuto che la compagine di Christian Horner avrebbe dovuto alzare la vettura per contenere i danni, cosa che però non è avvenuta.
Red Bull ha deciso di mantenere comunque un’altezza di 5mm più bassa rispetto alle altre scuderie, eccetto Ferrari che ha seguito lo stesso approccio per capire bene il maximus terminus, il limite massimo di abbassamento del setup. Pare che un’ispezione al fondo della vettura di Charles Leclerc abbia rassicurato i meccanici Ferrari, che dunque assieme a quelli Red Bull hanno probabilmente provato qualche ultima regolazione durante le FP3 appena concluse.

Conclusioni
Ferrari e Red Bull stanno quindi ancora lavorando per tirare fuori il 100% dalle loro monoposto senza pregiudicarne le componenti, soprattutto il fondo, al fine di poter capire, come già abbiamo ampiamente espresso nell’articolo, fino a dove si può arrivare con le altezze da terra. Aspettiamoci dunque qualche altro miglioramento qualche altro decimo in tasca, soprattutto per Ferrari che sembra aver girato con carichi di benzina alti e una Power Unit in modalità “turista”.
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