La storia che coinvolge Christian Horner, il team manager della Red Bull Racing, continua a svilupparsi con nuovi dettagli esplosivi che emergono nella rivista BusinessF1 di marzo.
Nelle 17 pagine di Business F1, viene rivelato il nome dell’assistente personale di Horner che ha mosso le accuse contro di lui. Si racconta come la donna sia crollata a margine di un fine settimana di gare e, piangendo, avrebbe raccontato ai colleghi di episodi trasgressivi del capo, suscitando preoccupazioni sul futuro di Horner come caposquadra.
La vicenda ha avuto un momento critico il 2 febbraio, quando la Red Bull GmbH aveva deciso di licenziare Horner a seguito delle accuse mosse dall’assistente personale. Secondo BusinessF1 sarebbe già stato preparato un comunicato stampa ufficiale. “La Red Bull GmbH conferma che Christian Horner ha lasciato la Red Bull Racing con effetto immediato. La Red Bull GmbH non farà ulteriori commenti sulla questione”. Tuttavia, Horner ha respinto la rescissione e ha richiamato i suoi avvocati, minacciando di presentare un’ingiunzione all’Alta Corte di Londra.
Decisione presa, poi le indagini…
La decisione di licenziare Horner era stata presa, ma gli avvocati hanno evidenziato una clausola compromissoria nel contratto del TP, che richiede un’indagine indipendente in caso di accuse simili. Il CEO della Red Bull, Oliver Mintzlaff, ha deciso di attendere il risultato dell’indagine anziché procedere con la rescissione immediata.

Scrive BusinessF1: “La questione era già durata nove settimane […], e Mintzlaff aveva concluso che altre due settimane non avrebbero fatto alcuna differenza. Era certo che un arbitro si sarebbe pronunciato contro Horner perché le prove erano schiaccianti contro di lui. Mintzlaff credeva che la Red Bull GmbH non sarebbe stata in grado di trattenerlo dopo quello che aveva visto e letto. Segretamente era sconvolto dal comportamento di Horner”.
La mano dei thai
Nonostante i timori di ritardi nella conclusione della collaborazione con Horner, il clan tailandese Yoovidhya, proprietario di maggioranza della Red Bull GmbH, ha protetto Horner. L’indagine, i cui risultati sono stati presentati il 28 febbraio, ha scagionato il team principal. Ma sorgono dubbi sull’indipendenza dell’indagine.

La storia di BusinessF1 elenca dettagli che alimentano sospetti sull’indipendenza dell’indagine, incluso chi ha assunto l’avvocato. Inoltre, emerge un particolare bizzarro: dopo essere stato interrogato, Horner è andato in vacanza per due settimane, rendendosi non disponibile durante un momento così critico.
La vicenda ha coinvolto la Red Bull Racing in una gestione critica del caso, criticata pubblicamente da capi di team come Toto Wolff e Zak Brown. Il futuro di Horner con la Red Bull Racing rimane incerto, e la storia potrebbe non aver ancora scritto il suo capitolo finale.

