Sembrerebbe esserci un nuovo importante retroscena nell’intricatissimo “Caso Red Bull” che coinvolge il tre volte campione del mondo Max Verstappen.
Ma andiamo con ordine.
Cosa è successo finora in casa Red Bull
Dall’inizio di febbraio la notizia sulla bocca di tutti è quella riguardante il caso Horner, diventato ormai un “Caso Red Bull”.
Tutto è partito dall’indagine interna compiuta in Red Bull per dei probabili comportamenti eccessivi di Christian Horner, team principal della scuderia austriaca, verso alcuni dipendenti.
Le indagini si erano concluse poco prima dell’inizio della stagione, in Bahrain, con l’assoluzione di Horner che è rimasto quindi al comando del team.
In quello stesso weekend sul finire delle prove libere 2, ecco che un “giornalista anonimo” ha inoltrato a tutti i giornalisti più influenti del paddock, a tutti i team principal e ai vertici della Formula 1 e della FIA, un Google drive contenente le presunte prove contro Christian Horner.
Qualcuno, presumibilmente all’interno della Red Bull stessa, ha provato in questo modo a far riaprire il caso che ormai sembrava essersi chiuso con un nulla di fatto.
Dopo la gara di sabato 2 marzo è iniziata poi a circolare nel paddock una voce riguardante Max Verstappen, che sarebbe pronto a lasciare RedBull se Horner dovesse rimanere come team principal.
Venerdì 8 marzo sembra invece essere scoppiato l’ennesimo problema in casa Red Bull.

Il contro-attacco di Horner
Dopo aver giocato in difesa fino ad oggi, Horner e la parte thailandese del marchio Red Bull, che detiene il 51% dell’azienda, sono passati all’attacco.
Prima, si è parlato di un allontanamento dall’azienda della dipendente che avrebbe denunciato i comportamenti del team principal.
Poi, ecco che un’altra freccia sembra esser stata scoccata dall’arco di Horner: Helmut Marko, super consulente in casa Red Bull sembrerebbe stato sospeso dal suo ruolo.
Marko, nella giornata di ieri, ha parlato con la tv annunciando una riunione con il suo supervisore Oliver Mintzlaff sabato, proprio a Jeddah, dove il socio al 49% di Red Bull si trova questo weekend.

Tutto questo sembrerebbe aver fatto infuriare Verstappen, legatissimo ad Helmut Marko, colui che l’ha portato in Formula 1 prima in Toro Rosso e poi in Red Bull.
La clausola di Verstappen
Ora, come riferisce Auto Motor Und Sport, sembra uscire un altro importante retroscena sulla questione.
Secondo quanto riporta il giornale tedesco, infatti, Max Verstappen avrebbe nel suo contratto, che lo lega a Red Bull fino al 2028, una clausola che gli permetterebbe di liberarsi qualora la struttura di gestione della scuderia dovesse cambiare in modo decisivo.
Se così fosse, ecco che una possibile uscita di Helmut Marko, definito dall’olandese “un pilastro” della squadra, potrebbe rappresentare un qualcosa di molto simile ad un cambiamento decisivo della struttura della Red Bull.
Con tutto quello che succede dalle parti di Milton Keynes tutti gli avversari sono alla finestra.
Tra questi, Toto Wolff sembrerebbe quello più agguerrito di tutti nel paddock.
Prima con la voce di un possibile futuro di Max in Mercedes, non escluso a priori dal team principal.
Poi ieri sera, con la sua dichiarazione che ha di fatto aperto la porta ad un possibile approdo in casa Mercedes di Helmut Marko, definito da Wolff come una figura che manca nella sua squadra.

Newey e Waché in uscita da Red Bull?
Infine, dall’altra parte della barricata, c’è Christian Horner che, secondo qualche voce uscita dal team Red Bull, sembrerebbe esser convinto di poter continuare a vincere anche senza Verstappen e Marko.
Ma non solo, in questi giorni si è parlato anche del possibile malcontento di alcuni tecnici, che starebbero valutando la possibilità di cambiare aria.
Tra questi, sicuramente due nomi che fanno gola a tanti sono quelli di Adrian Newey e il suo delfino Pierre Waché.
Staremo a vedere come questo “Caso Red Bull” si evolverà nel corso dei prossimi giorni, sia per sapere cosa ne sarà del futuro della scuderia austriaca, sia per capire quali saranno i possibili risvolti generali nel mondo della Formula 1.


