Anni ’90, siamo in un epoca di grande crisi per il mondo dell’automobilismo americano: lo “split” del 1996 tra la CART e la Indy Racing League spaccò profondamente la competizione.
In questo scenario si presentò davanti a noi un nuovo protagonista: esso proviene dall’Italia e non è un nome qualunque, bensì è Dallara.
Dallara era un piccola fabbrica di telai per auto da corsa; oltre a ciò essi tentarono l’approccio anche nel mondo della Formula 1 ma non ottenendo i risultati che speravano e, nonostante la loro presenza nelle categorie minori automobilistiche, decisero verso la fine degli anni Novanta di sperimentare in altri ambiti.
Così verso il 1997 il costruttore parmigiano decise di buttarsi a capofitto nel mondo della CART ( che nel frattempo aveva cambiato nome in Champ Car), mettendosi contro altri costruttori come Reynard, Lola e March oramai veterani in quel campionato.
La sua prima vittoria venne colta proprio l’anno successivo con il pilota Eddie Cheever, e non in una gara qualunque ma proprio alla 500 Miglia di Indianapolis, segnando di fatto un punto cruciale per Dallara.
Passarono gli anni e con il ritiro della concorrenza e il ritorno ad un unico campionato (quello Indycar che conosciamo oggi) Dallara si è ritrovato ad essere un elemento importantissimo per la competizione tant’è che oggi è essa stessa che fornisce annualmente il telaio per i team dell’Indycar.



