L’ascesa della Formula 1 nel continente asiatico ha rappresentato uno dei capitoli più significativi nella storia del motorsport. Da una timida esplorazione iniziale fino a diventare una presenza imprescindibile nel calendario mondiale, i Gran Premi asiatici hanno attraversato un percorso caratterizzato da trionfi, sfide e sviluppi sorprendenti.
La crescente popolarità della Formula 1 in Asia ha catalizzato l’interesse di numerosi paesi desiderosi di entrare a far parte di questa epopea automobilistica. Dopo il Giappone, nazioni come Cina, Singapore e diverse altre del Medio Oriente hanno spinto per ottenere una tappa fissa nel prestigioso circus della Formula 1. Tutti questi paesi hanno presentato circuiti all’avanguardia, moderni e tecnologicamente avanzati, che al contempo sono riusciti a integrare elementi delle rispettive culture locali.

GP in Asia: tra Thailandia e Corea
La Formula 1, a sua volta, sembra determinata ad ampliare ulteriormente la propria presenza in Asia. Dopo una pausa di cinque anni, il Gran Premio di Cina è tornato nel calendario lo scorso fine settimana. Ma anziché tornare alla base, il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali visiterà altri due paesi asiatici per trattare l’ingresso di un possibile evento. Tra le possibili opzioni si è fatta strada la Thailandia, che ha manifestato il desiderio di ospitare un evento di Formula 1 in futuro, specialmente considerando la presenza Alexander Albon nel roster dei piloti. È invece difficile immaginare un “ritorno” del Vietnam dopo le controversie che hanno circondato il circuito di Hanoi nel 2020, rendendolo di fatto mai utilizzato.
Inoltre, si parla anche della possibilità di includere la Corea del Sud nel calendario, con il paese che sembra interessato a un ritorno nel circus. La Corea del Sud ha già ospitato la Formula 1 per quattro anni, dal 2010 al 2013, con gare che hanno visto trionfare grandi campioni come Fernando Alonso nella prima edizione e Sebastian Vettel nelle successive tre, sul Korean International Circuit.

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