Tempo di voti per i protagonisti per del GP d’Ungheria. Prima vittoria per Piastri, che precede Norris e Hamilton. Max nervoso, malissimo McLaren.
Oscar Piastri 10: Costruisce la sua vittoria con un’ottima partenza. Bravissimo a tenere a distanza Norris nei primi due stint, poi McLaren decide di complicargli e non poco la vita. A prescindere da tutto ciò che è successo negli ultimi 20 giri, Piastri ha vinto e meritava di vincere. Chapeau, il ragazzo sta dimostrando sempre più spesso di che pasta è fatto.
Lando Norris 9: Spreca una buona chance in partenza, dove (ancora una volta) non riesce a concretizzare la sua pole position. Col senno di poi, proprio quello è stato il momento decisivo. Chiude alle spalle di Piastri, in balia della confusione totale della sua squadra. Avrebbe dovuto vincere? Probabilmente sì. Altri avrebbero ignorato l’ordine del muretto? Probabilmente sì. Ma si è dimostrato disposto a giocare per la sua squadra, e prima o poi sicuramente ne trarrà benefici. Bravo.
Lewis Hamilton 9: Il primo in assoluto a raggiungere quota 200 podi. Dopo una buona partenza, mostra un ritmo da podio per l’intera durata della corsa. Non si tira indietro nella battaglia di nervi con Max Verstappen, da cui alla fine esce vincitore. Dopo la magia di Silverstone, può andare bene così: è tutt’altro che finito.

Charles Leclerc 8,5: Prestazione solida da parte del pilota monegasco, che da qualche gara a questa parte era apparso un po’ in difficoltà. Porta a casa il massimo risultato a bordo di una discreta SF24, anche se forse avrebbe potuto puntare anche al podio con una strategia diversa. La risposta che serviva è arrivata, in attesa di una vettura più competitiva.
Max Verstappen 7: Non una grande gestione della gara da parte del pilota olandese: la sua Red Bull non ne aveva per lottare con Piastri e Norris, ma il podio era sicuramente alla portata. Nervoso e arrabbiato con la squadra sin dalle prime fasi, finisce per arrivare al contatto con Hamilton. Ha rischiato di fare di peggio, si salva con il quinto posto.
Carlos Sainz 8: Prestazione più che discreta anche da parte del pilota spagnolo, che rovina una buona qualifica con una partenza negativa. Vicino al suo compagno di squadra in termini di passo gara, chiude al sesto posto portando comunque buoni punti alla Ferrari. Bene, aspettando una SF24 più veloce.
Sergio Perez 6: In un momento fondamentale per la sua carriera, incappa nell’errore più grave in assoluto: rovinare la qualifica in Q1 in un tracciato come quello di Budapest. Discreta la rimonta in gara, ma potrebbe non bastare per mantenere il posto: Red Bull ha disperatamente bisogno di punti.
George Russell 6: Assieme alla squadra, commette un gravissimo errore in qualifica: difficile comprendere come mai sia uscito così presto e con così poca benzina. Fa il massimo in gara, con una Mercedes che sicuramente non era quella di Silverstone. Sufficienza risicata, l’obiettivo è quello di riscattarsi al più presto.
Yuki Tsunoda 8: Rimedia nella maniera migliore all’errore della Q3. Bravissimo nella gestione del primo stint, è l’unico a completare la gara seguendo la strategia ad una sosta. 2 punti importanti per lui e per la sua squadra. I miglioramenti ci sono sotto tutti i punti di vista, chissà che Red Bull non possa davvero farci un pensierino.

Lance Stroll 7,5: Scattato dalla quarta fila, conduce la gara meglio rispetto al suo compagno di squadra e questo gli vale un piazzamento in top 10. Lontano dalle luci dei riflettori, è in crescita nell’ultimo periodo. Mezzo voto in più, con la speranza che possa continuare così.
Alpine 5: Non è la prima volta che uno dei loro piloti è costretto a ritirarsi all’improvviso per un problema di affidabilità. Weekend da dimenticare velocemente.
McLaren 2: Come le vetture piazzate davanti a tutti, sia in qualifica che in gara. Eppure, la gestione della situazione dopo l’ultimo pit stop è stata semplicemente disastrosa. Poca chiarezza con i piloti (sia lato Piastri che lato Norris) e, probabilmente, troppa prudenza nel volersi coprire da un Hamilton lontano più di 5 secondi. Una doppietta agrodolce, è necessario un cambiamento se l’obiettivo è il titolo mondiale.

