Il nuovo boss del programma F1 di Audi è uscito dal lungo silenzio che lo ha accompagnato dopo aver lasciato la Ferrari.
Dopo l’abbandono al mondo della Formula 1 e il lungo silenzio che ha accompagnato questo periodo, Mattia Binotto ha concesso un’intervista per il Corriere della Sera a Giorgio Terruzzi e a Daniele Sparisci.
“Mi mancavano le corse, mi mancava il concetto di squadra. Ma ho accettato di tornare soltanto perché riparto da un foglio completamente bianco. È il fascino della sfida”.
Così ha esordito Mattia Binotto, ex team principal della Ferrari, nella sua prima intervista da capo del programma F1 dell’Audi.

Ripartire a 54 anni da zero sembra essere una sfida eccitante per l’ex team principal di Ferrari. Rivestire un ruolo così importante in una scuderia non propriamente vincente, come poteva essere Ferrari, è sintomo di voglia di riscatto. Tanti sono i temi toccati dal nuovo tesserato Audi.
Le prime domande dei due giornalisti sono sull’ambientamento di Binotto, le prime sensazioni sul progetto Audi e sugli stimoli di ricominciare alla sua età.
Le parole del capo progetto di Audi
Il primo argomento è la differenza organizzativa tra un team come Ferrari e uno come Sauber.
“Due realtà diverse [Ferrari e Sauber, ndr.]. La differenza è immensa, in tutto, dalle dimensioni agli strumenti. Però trovo tantissime similitudini con la Ferrari dei miei inizi, nel 1995. Un’azienda dove c’era tutto da costruire o ricostruire.”
Poi gli intervistatori hanno trattato il tema degli stimoli e delle priorità di Audi.
“Nei 18 mesi che ho passato lontano dalle corse mi è mancata la competizione, far parte di una squadra, condividere fatica, ambizioni e obiettivi. Avendo il desiderio di ripartire, l’unica sfida attraente per me era quella dell’Audi, la più ambiziosa.”
“Essere in F1, restarci a lungo per creare una squadra vincente e diventare un riferimento della tecnica. Siamo all’inizio della scalata, davanti c’è l’Everest e ora si vede solo la base. Stiamo decidendo da che versante salire, è importante stabilire un percorso.”
Poi un acuto sui piloti, dove Binotto ha parlato delle scelte che farà Audi e di quelle che ha fatto Ferrari (con Hamilton).
“Possiamo permetterci il lusso di non aver fretta, avendo tutte le altre squadre deciso la loro formazione. Due gli aspetti essenziali: da una parte l’esperienza per impostare il percorso di crescita. Dall’altra un giovane, talentuoso, che ci accompagni nel percorso fino alla vetta».
«Sicuramente, stiamo valutando Mick Schumacher. L’ho incontrato e ci ho parlato, lo conosco da tempo avendo fatto parte della Ferrari Driver Academy. Di lui so pregi e vantaggi, è uno dei nomi che abbiamo in mente.“

“Non avrei preso Hamilton in Ferrari. Ma lui ha fatto molto bene ad andare alla Ferrari, condivido la sua decisione».
«Perché la Ferrari aveva puntato su altri piloti. E se il talento è Leclerc, è lui che in qualche modo credo vada accompagnato all’obiettivo.“
Ha poi definito Newey un “fattore interno” capace di spostare equilibri, che l’Audi dovrebbe essere competitivo dal 2030 e che Verstappen e McLaren vinceranno rispettivamente il campionato piloti e costruttori.
Una lunga chiacchiera di Binotto che sancisce il suo imminente ritorno in Formula 1..

