L’ex Race Engineer del Cavallino Rampante ha parlato del campionato F1 appena concluso, aggiungendo successivamente diversi aneddoti vissuti personalmente
Luigi Mazzola è stato ospite della nostra rubrica “Fuori Pista Intervista”. L’ex ingegnere della Ferrari si è espresso su diversi argomenti, partendo dalla stagione appena conclusa, passando per Michael Schumacher, fino ad arrivare ai famosi test F1 di Valentino Rossi. Una chiacchierata piacevole, ricca di analisi ponderate e ricordi dal sapore nostalgico, disponibile integralmente sul nostro canale YouTube.
Dopo essersi laureato in Ingegneria Meccanica, Luigi Mazzola fa il suo ingresso in Ferrari nel 1988, nel ruolo di Race Engineer F1, concludendo il suo rapporto con la scuderia nel 2009. Un “lungo viaggio”, con il quale riesce a conquistare otto mondiali costruttori e sei mondiali piloti. Dunque, un pedigree di altissimo pregio che, dall’alto della sua esperienza, gli permette una visione a tutto campo del mondo della F1.
Per questo motivo, Fuori Pista ringrazia particolarmente il sig. Luigi Mazzola, resosi completamente disponibile sin dal primo istante, regalandoci spunti interessanti e ricchi di significato.
Luigi Mazzola: considerazioni sulla stagione appena conclusa e aneddoti del passato
Iniziamo con il campionato appena terminato, ricco di colpi ad effetto. Red Bull dominante e poi in fase calante, Ferrari veloce e colta da una crisi dopo la pausa estiva, McLaren assoluta rivelazione e Mercedes altalenante. Qual è il suo punto di vista sulla situazione?
“Trovo il tutto molto insolito, soprattutto la perdita di prestazione della Red Bull, protagonista ad inizio stagione e scomparsa nel resto del campionato. Un calo palesatosi prima con un pilota e poi con l’altro, inspiegabile e non giustificabile dall’aumento di performance della concorrenza. Un campionato spettacolare grazie a diversi fattori, tra circuiti favorevoli a una squadra piuttosto che all’altra, con la gestione degli pneumatici fondamentale e legata alle condizioni climatiche. Per esempio, la Ferrari prediligeva le curve lente rispetto a quelle in appoggio, con una monoposto a suo agio in trazione nei tornantini e meno in quelle veloci”.
Variabilità di campionato che, secondo Luigi Mazzola, è dovuta anche a sviluppi prestazionali ed errori di strategia: “Da questo punto di vista, la Ferrari è stata la squadra più solida, meno avvezza a commettere errori di lettura in gara. Al contrario, la McLaren ha alternato diversi momenti di up and down, con i piloti spesso poco sicuri durante la fine del campionato“.
Lei si è fatto un’idea su quello che non ha funzionato in Red Bull? Qual è il suo parere?
“Certamente ha perso carico, con un conseguente sbilanciamento della macchina. Le situazioni sono tante, quindi non so effettivamente quale sia il punto particolare”.
Prima ha parlato della McLaren. Qual è il suo parere sulle cosiddette “Papaya Rules”?
“Sono regole condivise e conosciute tra i piloti che, a mio avviso, possono dare chiarezza da una parte (al team) e perdita di obiettivo finale dall’altra (vincere mondiale costruttori e mondiale piloti). Secondo me, la McLaren aveva tutte le carte in regola per vincere entrambi i titoli iridati, vista anche la débâcle di Max Verstappen. Nello specifico, Norris si è trovato in una situazione in cui non era chiaramente il numero uno, ma all’interno di uno scenario composto da due piloti che vanno forte entrambi. Dapprima, pur potendo conquistare dei punti, lasciano vincere uno, poi si scambiano e infine danno supporto all altro. Per me, le papaya rules hanno dunque inficiato sulla possibilità di vincere il mondiale piloti“.
E Lando Norris? Subito dopo la fine del campionato, si è espresso dicendo che il 2025 sarà il suo anno. Ha ragione oppure è una prospettiva troppo ottimistica?
“Quello che differenzia un buon pilota da un campione è la determinazione, la costanza, la fame di vincere, il non lasciare nulla all’intentato. Norris ha si fatto tante pole position, dimostrando che è certamente veloce, ma allo stesso tempo ne ha capitalizzate pochissime, palesando una certa debolezza, soprattutto alla partenza. Questi elementi, per esempio, hanno messo in luce lo step in avanti compiuto da Charles Leclerc, avvicinandosi molto alla situazione ‘da campione’.
Secondo l’ingegner Luigi Mazzola, le dichiarazioni del britannico in vista della prossima stagione potrebbero essere eccessivamente ottimistiche: “Chi può sapere se la McLaren sia la candidata numero uno nel prossimo campionato? Sulla base di che cosa? Anzi, osservando il finale di stagione, magari si potrebbe dire che la Ferrari possa partire in vantaggio, vista la solidità mostrata, soprattutto con la coppia di piloti (con l’arrivo di Hamilton, poi, questo elemento dovrebbe rimanere tale). Avere una superiorità tecnica sugli avversari non basta, ma servono anche altri aspetti, quindi effettivamente non so se McLaren potrebbe essere la monoposto favorita”.

Si è parlato del mancato approdo in Ferrari di Adrian Newey, con il TP Frèdèric Vasseur che ha spesso sottolineato l’importanza della solidità del gruppo creatosi a Maranello. Pensa che quest ultimo aspetto possa fare la differenza oppure la figura “genio” di Newey era imprescindibile per un progetto vincente?
“Il mancato arrivo di Newey è stata una perdita, e sinceramente non ne conosco il motivo. La mia idea è che Adrian, avendo a disposizione diverse opzioni, abbia scelto quella che ritenesse la ‘sfida’ maggiore da accettare. Poi, sempre a mio modo di vedere, Aston Martin ha diversi elementi solidi che possono garantirgli ampia libertà di manovra, come il propulsore Honda e il sodalizio con Aramco. Proprio quest’ultimo aspetto potrebbe giocare un ruolo centrale, vista l’introduzione del nuovo carburante. Il suo arrivo a Maranello sarebbe potuto essere il coronamento della sua carriera, ma evidentemente c’è qualche aspetto tecnico che ha giocato un ruolo fondamentale in tutto questo”.
“Per quanto riguarda il gruppo che sta costruendo Vasseur, è vero che sta facendo un buon lavoro, ma il tutto lascia il tempo che trova, visto che l’obiettivo finale è vincere. In poche parole, puoi scegliere tutte le persone più capaci e metterle insieme, ma se non vinci si andrà sempre a trovare il pelo nell’uovo. Dunque, il tutto dipenderà dalle prestazioni. Certamente c’è stata un’inversione durante la stagione, grazie ai piloti e agli sviluppi, facendomi pensare che la Ferrari sia un compromesso – grazie anche all’attività di Vasseur – superiore rispetto alle altre squadre, come, per esempio, Mercedes o Red Bull“.
Ad oggi, la Formula 1 è influenzata da diversi fattori come, per esempio, le temperature (vedasi Mercedes). Questo è un fenomeno che è andato in crescita o era presente anche nel passato?
“E’ sempre stato così, solo che nel passato c’era la possibilità di colmare il problema attraverso i test. Al contrario, adesso è difficile porre rimedio, visto che si scende in pista immediatamente senza conoscere le condizioni, e, a seconda delle caratteristiche prestazionali della monoposto, si avrà beneficio o mancanza di beneficio. Per mia ipotesi, il problema della Mercedes è che, con il caldo c’è un posteriore che scappa e diventa inguidabile. Invece, con il freddo riesci a mantenere le temperature basse e magari nei rettilinei lunghi raffreddi gli pneumatici. Per esempio, ne soffrivamo in Ferrari già a fine anni novanta e inizi duemila, con Michael Schumacher che doveva gestire un posteriore della monoposto eccessivamente surriscaldato“.
“Poi, quando c’erano delle gare sul bagnato, o in condizioni fredde e umide, era un fenomeno, risolvendo la situazione. Ovviamente, abbiamo dovuto lavorare parecchio per cercare di migliorare la macchina, tra sospensioni, bilanciamento, fare entrare in temperatura le gomme in una certa maniera etc. Adesso, invece, si arriva a marzo con una vettura propria di alcune caratteristiche e, senza test, cambiarle non è facile“.

E su Flavio Briatore? Il suo arrivo sembra aver ridato grande smalto ad Alpine che, soprattutto nel finale della stagione, ha mostrato un costante aumento di prestazione. Quali sono i suoi meriti?
“Di sicuro, Briatore ha messo a posto, molto bene, l’organizzazione, la visione futura e l’atteggiamento con i piloti, aspetto in cui eccelle particolarmente. Dopodiché, il miglioramento prestazionale è merito di una serie di sviluppi sicuramente già programmati da diverso tempo. Poi, c’è da dire che la monoposto ha raggiunto buoni picchi di competitività a Las Vegas, Interlagos (con il doppio podio) e comunque sui circuiti con forti rettilinei, da pura velocità. Tornando a Flavio Briatore, è certamente un grande manager vincente e in grado di dare un indirizzo attraverso la sua visione, capendo le situazioni, dunque è chiaro che farà bene“.
Restando sui team del centro gruppo, qual è quello che le ha impressionato maggiormente?
“Come delusione prendo l’Aston Martin, in tremendo calo dopo l’exploit di un paio d’anni fa. Un qualcosa che non si spiega, anche perché, prendendo il resto delle squadre di centro gruppo, Alpine aveva già dei problemi, stessa cosa per Sauber, ma dall’Aston Martin mi sarei aspettato certamente qualcosa di più. Bene la Haas, riorganizzatasi molto bene, anche grazie ai due piloti.“
L’ingegner Luigi Mazzola fa poi una piccola riflessione su quanto sia importante per i giovani talenti trovare una monoposto immediatamente competitiva: “E’ un bene, per esempio, che Kimi Antonelli salga subito su una Mercedes che possa dargli l’opportunità di conquistare delle gare. Idem per Charles Leclerc, al suo tempo sicuramente pronto a debuttare in Ferrari (saltando quindi l’apprendistato in Sauber). Se un pilota è valido, ha un imprinting innato, e dunque se lo si colloca direttamente in un team dove può avere una possibilità di vincere, apprenderà maggiormente rispetto alla classica gavetta, magari in una scuderia poco competitiva“.
“Questa è una situazione che ho vissuto in prima persona. Ho cominciato a fare l’ingegnere di pista giovanissimo, e subito mi hanno messo al fianco di Alain Prost. Durante il primo periodo, non ero all’altezza degli altri ingegneri di pista o di quelli con cui il francese aveva lavorato nel passato, ma in quella situazione, lui mi ha subito fatto capire cos’era una macchina di Formula 1, cosa servisse per andare forte etc. Se, al contrario, avessi iniziato la carriera con team o formule minori, avrei imparato concetti che avrebbero fissato cose, magari sbagliate, da rimuovere completamente in caso di ‘passaggio a team superiori'”.

Quindi, secondo lei, la Mercedes ha sbagliato nel tenere George Russell tutto quel tempo in Williams?
“Se pensi che Russell sia forte, perché fargli fare la gavetta? Tutti pensano che bisogna passare per le Formule minori etc, ma, a mio modo di vedere, se uno va forte in Formula 3 deve saltare immediatamente in Formula 1, a bordo di un team competitivo. Poi, è chiaro che nelle prime gare o comunque durante l’anno potrebbe sbagliare, ma certamente a metà stagione sarà su un livello alto. Prendiamo d’esempio il mio caso. Quando assumevo degli ingegneri, li prendevo direttamente dall’università, formandoli per la squadra test (è il caso di Andrea Stella) e dandogli un giusto imprinting”.
Un ragionamento che ci da la possibilità di esprimere alcune riflessioni sulla scelta della Red Bull di ingaggiare Liam Lawson e non Yuki Tsunoda, più esperto del neozelandese. Secondo Luigi Mazzola, i due sarebbero comunque sullo stesso piano, con magari alcune situazioni che hanno spinto la Red Bull a prendere questa decisione e affiancare Lawson al campionissimo Max Verstappen.
Anche se poi non si sa mai, giusto? Per esempio, Daniel Ricciardo fu capace, al debutto in Red Bull, di surclassare un quattro volte campione del mondo come Sebastian Vettel.
“Grande pilota Ricciardo, però Sebastian veniva da una macchina con una solidità del posteriore incredibile, e, nel momento in cui venne cambiato il regolamento, si ritrovò con una monoposto totalmente nervosa, andando ad inficiare su quello che era il suo stile di guida. Al contrario, Ricciardo trovò un buon compromesso nel guidare una macchina instabile, quindi non ‘sincera’, standogli davanti. Questa cosa, per Sebastian, si confermò poi anche in Ferrari, nel confronto con Charles Leclerc. Dunque, spesso si creano situazioni tali per cui il pilota vada verso delle difficoltà, come è stato, per esempio, il caso di Fernando Alonso negli anni bui della McLaren“.
“In quel momento, il problema non era tanto il motore, ma la macchina in generale. Quando hai una monoposto con molto drag, il propulsore fa fatica a mantenere l’accelerazione, portando poca velocità e frenando in ‘modo più facile’. Dunque, una macchina con molto carico restituisce al pilota quella sensazione di avere un mezzo meccanico incredibile, solido etc, mentre in realtà non è un feeling veritiero. Altro esempio. Quando nel ’94, a Imola, successe l’inimmaginabile, vennero adottate diverse soluzioni per cercare di ridurre le performance delle monoposto, tagliando, tra le altre cose, l’air box, in maniera tale che non potesse sovralimentare il motore“.
“Facendo un taglio, non hai più l’effetto dinamico dell’incremento di pressione dovuta alla velocità, cosa che tolse 40 CV. Quando Jean Alesi provò la monoposto a Fiorano ne rimase impressionato dalla stabilità in frenata e in trazione. In realtà, questo era dato dalla minor velocità. Un fenomeno, quello del drag, che afflisse la Ferrari anche nel 2005. E comunque, tornando a Fernando Alonso, apprezzo pienamente il suo carattere, la sua fame, la sua voglia di risolvere il problema e vincere. Alla sua età non è normale avere tutta questa competitività e volontà di primeggiare, e questo ti da la dimensione del suo essere campione”.
Tornando a Ferrari, secondo lei Leclerc è pronto per vincere il titolo? E dell’approdo di Hamilton? Qual è il suo parere sulle critiche di alcuni tifosi verso questa scelta?
“Penso che Leclerc sia pronto per vincere un mondiale, anche se ovviamente serve una macchina competitiva. Per quanto riguarda Sainz, ha fatto una buonissima stagione e, per questo motivo, non mi spiego il suo mancato ingaggio da parte delle top scuderie. In una condizione psicologica un pochino più bassa rispetto a Leclerc – visto il suo rapporto con Ferrari destinato a chiudersi – è riuscito a stargli sempre vicino. C’è da dire che l’arrivo di Hamilton è una grande mossa e, secondo me, con una macchina vincente sarà della partita. Inoltre, per lui è un qualcosa di eccezionale, perché guidare per la Ferrari è una sensazione assolutamente unica“.
“In poche parole, non penso sia inferiore a Carlos Sainz, dunque a Maranello ci hanno guadagnato, sia a livello di esperienza, sia per Charles Leclerc, che dovrà confrontarsi con un pilota consolidato e potrà certamente imparare su diversi aspetti. Poi, è chiaro che, dal punto di vista del monegasco, arriva uno con un carisma incredibile, che avrà le attenzioni mediatiche tutte riversate su di lui. Quindi, Leclerc dovrà essere bravo ad accettare e cercare di contrastare quella situazione“.
Una situazione vissuta in prima persona dall’ingegner Luigi Mazzola: “Io ho vissuto questa situazione, quando Valentino Rossi fece due anni di test alla guida di una F1. A parte il fatto che andava forte e che dopo quaranta giri soffriva di problemi al collo, le attenzioni dei media erano impressionanti, soprattutto in occasione dell’ultimo test, tenutosi a Valencia, durante il mese di febbraio”.
“Tutti i fotografi e le televisioni erano di fronte al box di Valentino, nonostante dall’altra parte ci fossero piloti del calibro di Kimi Raikkonen, Fernando Alonso e gli stessi piloti della Ferrari, Michael Schumacher e Felipe Massa. Tutto questo per dire che Leclerc dovrà pensare che non sarà più il solo sul gradino più alto, ma arriva uno che, per atteggiamento, social e tutto quello che concerne la comunicazione, ha un carisma nettamente superiore”.
Lei è stato molto legato a Michael Schumacher. C’è un ricordo particolare che custodisce?
“Il primo vero test che ho fatto con lui, in cui ci siamo legati parecchio. In quell’occasione, Michael era fortemente in difficoltà perché la macchina era settata per Berger, che guidava totalmente in modo diverso da lui. C’è da dire che, benché lui non lo sapesse, lo stile di Schumacher era completamente differente rispetto al resto della griglia. In quei momenti Michael era veramente depresso, ma, capovolgendo l’assetto della monoposto (litigai anche con John Barnard per questo) andò fortissimo (quello fu il famoso test in cui disse ‘come avete fatto a non vincere con questa macchina’)“.
“Da li cominciammo ad apprezzarci a vicenda, e io capii quanto fosse diverso rispetto agli altri, cosa che dissi direttamente a Ross Brawn, ancora in Benetton. Flavio Briatore, una volta che perse Michael, decise di ingaggiare la coppia Ferrari, Jean Alesi e Gerhard Berger, forse per dimostrare che, secondo lui, la differenza la faceva la monoposto e non Schumacher. Al che, una volta conclusi i test, parlai con Brawn, facendogli capire la grandezza di Michael, cosa di cui si rese successivamente conto anche Briatore. Dinnanzi a Schumacher, mi trovai di fronte a uno che era di un livello superiore, totalmente diverso dal resto“.
Puoi recuperare le precedenti puntate di “Fuori Pista Intervista” cliccando direttamente sui link sottostanti!
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