Roberto Dapra

WRC | Il futuro del rally italiano: intervista a Roberto Daprà

Cosa significa debuttare nel WRC-2? Che importanza ha il navigatore? L’abbiamo chiesto direttamente a Roberto Daprà.

Il mondiale è finito, ma la nostra redazione WRC non si è fermata. Anzi, per condire un po’ questa off-season abbiamo pensato di fare qualche domanda a Roberto Daprà, giovane promessa del rally italiano che quest’anno ha fatto un gran bel salto. Trovate l’intervista integrale sul nostro canale Youtube.

Infatti, in questo 2024 Daprà ha debuttato nel mondiale WRC-2 a bordo di una Škoda Fabia Rally2 Evo, affermandosi velocemente nel panorama del mondiale facendo segnare ben 24 punti alla prima stagione con una vettura Rally2. A condire il tutto, ben 5 rally su 7 terminati in zona punti, con il miglior risultato in categoria in Lettonia (6° posto WRC-2) e un 10° posto assoluto in Grecia. Ha partecipato anche al Rally di Roma Capitale nell’ERC e ha vinto il Rally di San Martino.

Un ringraziamento in anticipo a Roberto che è riuscito a ritagliarsi del tempo per scambiare qualche chiacchiera con noi, e un grande in bocca al lupo per la stagione 2025!

L’intervista

Il 2024 e il debutto nel WRC-2

Ciao Roberto! Mettiamo subito un po’ di carne sul fuoco: come valuti il tuo primo anno nel WRC-2, considerando che ti sei confrontato con piloti molto più esperti?

Dobbiamo considerare il fatto che, mentre per me era la prima volta che affrontavo determinati percorsi, per alcuni piloti era la seconda o la terza volta. L’obiettivo, in ogni rally, era quello di non fare errori e danni, e di essere il più costante possibile, anche se ad inizio gara magari facevo il 10° o il 12° tempo. Credo che questo sia ciò che riconosco di più di questa stagione, e questo approccio mi ha permesso di crescere step by step. Anche perché eventuali danni sono a carico mio. Menomale che c’è la mia famiglia, soprattutto mio papà, che mi dà una mano a chiudere il budget della stagione. Abbiamo un’azienda di famiglia, che si occupa di bancali, nella quale lavoro anch’io. Ad ogni modo, se dovessi ripetere cento volte quello che ho fatto quest’anno, sono sicuro che sarei in grado di farlo.

Qual è stato quindi il segreto della tua costanza? Un buon lavoro nelle ricognizioni per preparare bene il percorso oppure trovare il ritmo giusto per essere veloci ma al tempo stesso evitare di danneggiare la vettura?

C’è un rally che ti è piaciuto di più e uno che ti è piaciuto meno?

“Ogni gara è a sé. L’Acropoli, ad esempio, me l’hanno descritta come la gara più brutta dal punto di vista delle strade, e così è stata. È una gara molto difficile, quando sei lì è brutto sapere che non puoi spingere al massimo perché devi salvaguardare la macchina. Ma l’anno prossimo penso che correrò nuovamente in Grecia perché mi è piaciuto veramente tanto. In Croazia, su asfalto, mi sono tolto delle belle soddisfazioni a livello di tempi, così come in Polonia e in Lettonia. Quindi si può dire che non c’è stata una gara che mi è piaciuta di più di altre. Il Rally del Portogallo è stato stupendo, mentre in Sardegna c’è stata una prova, la ‘Tempio Pausania‘ che è veramente difficile, sono andato tanto in difficoltà. È stata probabilmente l’unica prova della stagione che non vedevo l’ora finisse. È anche vero che il tempo che fai segnare fa tanto: se una prova ti è andata bene non dirai mai che non ti è piaciuta…” 

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Com’è stato debuttare al Rally del Monte-Carlo?

“Sicuramente sfortunato per il ritiro. Ma sono stato contento perché i distacchi non erano così esagerati. Magari non è più il Monte-Carlo di una volta dove in tutte le speciali hai il ghiaccio ed altre insidie, anche se abbiamo comunque trovato il ‘verglas (strato di ghiaccio in francese, ndr) ed è difficilissimo affrontarlo. I miei tempi variavano tanto in base alle prove e alle loro condizioni atmosferiche. C’erano prove che sembravano asciutte ed invece erano bagnate, è stato veramente difficile come debutto. Però la seconda speciale, la Bayons / Bréziers… a pensarci mi viene ancora la pelle d’oca. Hanno stimato che ci fossero circa 120.000 persone a vedere la prova.” 

Com’è il rapporto tra i piloti nel “paddock” del WRC?

“Beh ad esempio Pajari (Sami, ndr), che ho visto anche settimana scorsa a Monza, è una grande persona. Al netto del fatto che è velocissimo, è veramente umile e con i piedi per terra. Ho parlato un paio di volte anche con Solans (Jan, ndr), altra bella persona. Anche Gryazin (Nikolay, ndr) è uno molto alla mano e a cui piacciono i simulatori. Poi come in tutti gli ambienti ci sono piloti più difficili da approcciare.” 

C’è un rally che non hai corso quest’anno e che ti piacerebbe correre?

Il Rally del Giappone.

Da zero al WRC-2, i nuovi regolamenti e la i20 Rally2

Com’è nata la tua passione per il rally? Com’è scattata la scintilla?

Non è iniziata prestissimo, perché in realtà io giocavo a calcio e del rally non mi importava più di tanto. Non andavo nemmeno a vedere mio padre che correva e ha vinto anche una Coppa ACI con una S2000. La scintilla è scattata a 16 anni quando mi ha fatto provare una macchina che abbiamo qui a casa. A 17 anni ho corso qualche gara del Trofeo UISP con una Clio Williams. L’anno dopo ho corso la Trento-Bondone due settimane dopo aver preso la patente, con una Rover che stava insieme per miracolo e ogni tanto andava a 3 cilindri. A fine anno mio papà mi ha fatto fare il Rally di San Martino, ma non sapevo nulla, nemmeno cosa fosse un controllo timbro. Da lì è partito tutto.

Prima dicevi che lavori, giusto?

Sì, lavoro da quando ho fatto la maturità. Ho iniziato il lunedì dopo l’esame. Quando non sono a correre, lavoro. Anche perché sono realista: per me, essere arrivato dove sono ora è già un grande traguardo. Non è sempre scontato avere la fortuna, come nel mio caso, di avere una famiglia che crede in te e che ti sostiene così come fa anche l’ACI. Cerco di apprezzare quello che ho, non mi piace l’idea di tornare a casa incavolato 5° o 7°. Parto dall’idea che a trent’anni sarò sul muletto a spostare bancali, poi se dovrò essere da qualche altra parte con le macchine da corsa, ben venga. Se ci sono altri piloti del WRC-2 che lavorano come me? Non lo so, ma quando parlo di lavoro storcono la testa…”

Hai preferenze sulla superficie sulla quale correre?

Credo di essere più veloce su asfalto, nonostante l’essenza vera del rally sia indubbiamente la guida su terra. Essendo cresciuto, anche rallysticamente, in Italia è chiaro che abbia corso più su asfalto che su terra, e che preferisca il primo. Ma sto cercando di lavorare tanto anche su quest’ultima superficie. Sulla neve non ho mai guidato anche se spero un giorno di poterlo fare.”

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Uscendo un attimo dalla sfera personale, cosa ne pensi invece dei nuovi regolamenti per il 2027?

Li aspettavamo da un bel po’. Si è passati da un estremo all’altro, dal milione di euro per le vetture attuali ai circa 350.000 delle prossime, più o meno il costo di una Rally2. Però, come sempre, penso che i costi saranno indicativi. Se la macchina costa 345.000 euro, bisognerà poi aggiungere il kit terra e tutti i kit aerodinamici necessari. Si fa in fretta ad arrivare a mezzo milione. Ma giustamente, così facendo, si riuscirà ad allargare la griglia anche ad altri team e piloti. Mettiamo caso che si riesca ad arrivare a 5 team e che ognuno di essi schieri almeno due piloti. Siamo già a 10. Abbassando i costi, poi, dai la possibilità ad ogni team di portare alle gare più vetture senza problemi in termini di budget. Se M-Sport quest’anno ha fatto fatica a correre con due piloti, potrebbe arrivare ad averne tre e stare tranquilla.

“Sicuramente per il rally è una boccata di aria fresca. Ci voleva qualcosa che andasse a stravolgere gli equilibri, anche perché si è arrivati ad un punto in cui si rischia di rendere noioso il rally, sport che noioso non è. Non è come la Formula 1, è più rustico. Ci si deve adattare, ogni curva e ogni ripetizione della prova è diversa, c’è il fango, il meteo cambia…Ci sono tanti fattori che caratterizzano un rally.

Ultimamente Hyundai, lato vettura Rally2, ha fatto abbastanza male. Adesso si sono rimessi al lavoro e hanno pronti degli aggiornamenti importanti. Che idea ti sei fatto della situazione?

La Hyundai l’ho provata tre settimane fa, già con gli aggiornamenti e quindi non so dire come fosse prima. Sicuramente se devono fare qualcosa lo devono fare a breve, altrimenti perdono il treno. Il telaio non è dei migliori, è molto duro. Ho parlato con qualche pilota che l’ha guidata e quasi tutti hanno fatto fatica. Infatti, chi poi sale sulla Škoda, inizia ad andare forte, vedi Zaldivar quest’anno (Fabrizio, pilota WRC-2, ndr)”.

L’importanza del navigatore, rapid fire e il 2025

Com’è il rapporto con il tuo navigatore? Come vi siete conosciuti?

“Era il 2020. Dovevo correre il Rally Val Tiberina in Toscana, ma il mio navigatore era stato male nei giorni precedenti. Luca (Guglielmetti, ndr) lo avevo già visto in giro, e quindi mi sono fatto dare il numero da Fabio Farina, a cui allora faceva da navigatore. In Toscana sono sceso con una 500L presa a noleggio e senza l’aria condizionata, perché non funzionava. Faceva così caldo che ero tutto sudato. Mi son messo in mutande e a petto nudo. A Luca mi sono presentato così”.

Nelle ricognizioni gli ho chiesto se avesse mai capottato. Non gli era mai successo, se non un piccolo episodio con un suo cugino e una Peugeot 106. In quel rally abbiamo cappottato. Non ricordo quanti ribaltamenti abbiamo fatto, di sicuro almeno quattro.”

Ad ogni modo, è molto importante avere al proprio fianco una persona fidata, che ti conosce e conosce i tuoi limiti. Siamo molto legati, quindi siamo sì pilota e navigatore, ma in primis amici. Anche perché, alla fine dei conti, passo più tempo con lui che con la mia ragazza…

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Parlando un po’ di 2025, l’anno prossimo rimani con Škoda?

Sì rimango con Škoda e ho affrontato il Rally del Brunello con la RS, l’ultimo modello, proprio per testarla anche su terra. Per il momento rimaniamo su quella.

Prima di concludere, qualche domanda “botta e risposta”:

  • Rally preferito? Portogallo
  • Miglior navigatore della storia? Gioco in casa. Ti dico il mio, Guglielmetti
  • Gara più emozionante che hai affrontato? Ungheria 2023
  • Pilota sottovalutato? Probabilmente Virves (Robert, ndr)
  • Un futuro campione del WRC? Beh, ad oggi Pajari
  • Pilota preferito di sempre? Loeb (Sébastien, ndr)
  • Vettura dei sogni? Porsche GT3 RS
  • Sogno nel cassetto? Diventare un pilota professionista
  • Obiettivo del 2025? Non fare danni e vedere dei miglioramenti

Ultima domanda: senti un po’ di pressione in più per l’anno prossimo, visti i risultati del 2024?

Sicuramente un po’ sì, e credo che sia normale quanto ti aspetti tanto da te stesso. Però ho la fortuna di essere circondato da persone, che si contano sulle dita di una mano, sempre pronte ad aiutarmi e che sanno cosa significa correre un rally. E poi bisogna accettare il fatto che ognuno ha il suo “limite”, indipendentemente da come poi vadano le cose. C’è chi nasce futuro campione e chi magari nasce eterno secondo. Quindi bisogna solo cercare di dare il massimo in ogni situazione e quel che sarà, sarà. Tanto lunedì si torna comunque sul muletto…”

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