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WRC | 3 cose che abbiamo imparato dal Rally di Svezia

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Il gelido clima nordico, oltre che portare un sorriso smagliate sul volto di Elfyn Evans, ci regala anche nuove riflessioni da analizzare. In Toyota sembra essere cambiata la musica mentre la seconda gara senza ibrido ci ha fatto divertire ancora di più. Che non sia solo un caso? Intanto tra le WRC2, Solberg si conferma l’uomo da battere…

Le luci si spengono su Umeå e il WRC è già con la testa in Africa, pronto per l’avventura keniota. Evans porta a casa la vittoria e prende il largo in classifica, mentre gli inseguitori sembrano ancora in modalità “letargo invernale”. Nel frattempo, in Toyota si sente aria di cambiamento mentre Hyundai guarda da lontano con la coda tra le gambe. Ma bando alle ciance, ecco tre spunti interessanti e magari un po’ pungenti, emersi dalla fredda Svezia!

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Ibrido o non ibrido, questo è il dilemma

Se all’inizio della stagione l’eliminazione della tecnologia ibrida poteva sollevare più di qualche interrogativo, il secondo round del campionato ha già fornito una risposta piuttosto chiara. Il Rally di Svezia ha messo in scena un fine settimana di grande intensità, ricco di spettacolo e colpi di scena, dimostrando che l’assenza dell’ibrido non solo non ha tolto valore alla competizione, ma ha forse reso le gare più avvincenti. La battaglia per la vittoria è stata serratissima e si è decisa soltanto nelle battute finali, con Elfyn Evans e Takamoto Katsuta impegnati in un bellissimo duello.

Ovviamente, la stagione è ancora lunga e imprevedibile, e non è escluso che tra qualche gara si torni a rivalutare tutto. Ma per ora, l’addio alla componente ibrida ha portato una ventata d’aria fresca, regalando molto più spettacolo, con ritmi più serrati e una maggiore imprevedibilità. I tifosi sembrano aver apprezzato e, a giudicare dai volti dei piloti, anche loro non sembrano rimpiangere troppo il vecchio sistema. Dunque, possiamo dirlo senza troppi rimorsi: a-non-rivederci, ibrido!

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Rivoluzione Toyota: e se cambiassero le gerarchie?

La splendida battaglia tra Evans e Katsuta ha acceso un nuovo dibattito in casa Toyota: chi è l’uomo di punta? Sulla carta, il ruolo spetterebbe a Kalle Rovanperä, ma questo inizio di stagione sta mettendo tutto in discussione. Il finlandese, atteso protagonista, ha invece deluso, rimanendo lontano dal vertice per gran parte del rally e mostrando solo sporadici guizzi. Un segnale preoccupante, soprattutto se confrontato con le prestazioni dei suoi compagni di squadra, che invece hanno brillato.

Evans, con un secondo e un primo posto nelle prime due gare, ha preso in mano la situazione e sembra pronto a lanciare la sua candidatura al titolo, a patto di reggere la pressione che in passato lo ha frenato. E poi c’è Katsuta, spesso sottovalutato, che ha finalmente risposto alle critiche con una gara di altissimo livello, restando in lotta fino all’ultimo. La paura di perdere il sedile ha dato i suoi frutti? Se la tendenza dovesse continuare, Toyota potrebbe presto rivedere le sue gerarchie interne...

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Solberg, non fare pasticci!

Oliver Solberg cala il tris davanti al suo pubblico e manda un messaggio chiaro: il 2025 deve essere l’anno della consacrazione nel WRC2. Certo, la concorrenza in Svezia non era delle più temibili e il dominio era quasi scritto, ma il giovane svedese ha fatto esattamente ciò che ci si aspettava, senza lasciare nemmeno le briciole agli avversari. Ora, però, viene il difficile: niente più passi falsi.

A Monte-Carlo ha corso senza pressione, divertendosi e facendo divertire, ma senza perdere l’occasione di timbrare qualche miglior tempo. Anche contro i più quotati Rossel e Camilli sull’asfalto, Solberg ha sempre fatto valere la sua Toyota Yaris GR Rally2, dimostrando di poter stare stabilmente ai piani alti. Con la Svezia, ha ulteriormente consolidato il suo status di favorito, ma il vero banco di prova sarà la continuità. Dopo la beffa del 2024, il titolo è l’unico obiettivo accettabile e, con una lista di rivali che si è fatta più corta, ora non ci sono più scuse: l’unico errore che può commettere è abbassare la guardia.

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