Visto che questo weekend si correrà sul tracciato del Sakhir e considerato il fatto che è da poco passato il quindicesimo anniversario di quel 14 marzo del 2010 ripercorriamo insieme il giorno in cui l’Italia s’innamorò di Fernando Alonso.
Indice
Prologo: Il biennio 2008-2009
Dopo un 2007 che aveva visto Ferrari trionfare con il finlandese Kimi Räikkönen alla guida, le aspettative per il 2008 non potevano che essere alte. Complici errori e problemi da parte di tutti gli attori coinvolti, il mondiale verrà portato fino all’ultima gara, in Brasile. Nonostante lo spygate dell’anno precedente, alla fine, il fato con i tifosi ferraristi non sarà clemente.
La manzoniana divina provvidenza aiuterà più Don Rodrigo (ed i suoi bravi) che gli incolpevoli Renzo e Lucia: l‘avvento della pioggia sulla monoposto di Timo Glock all’ultima curva di Interlagos con il conseguente sorpasso di Hamilton permetterà al britannico di vincere il campionato per una manciata di punti e lasciare Massa, l’Italia ed il Brasile intero con un amaro in bocca che difficilmente sarebbe passato rapidamente. C’era un unico modo per farsi passare la delusione: usarla, assieme alla rabbia, per spronarsi a lavorare ancora meglio e cercare di vincere nel 2009.

La stagione a venire, tuttavia, sarebbe stata paradossalmente ancora peggio delle precedente. La Brawn GP annichilirà tutta la concorrenza grazie alla geniale trovata di Ross Brawn e riuscirà a racimolare così tanti punti nella prima parte di stagione da riuscire a vincere il campionato per un pelo.
In Ferrari, dunque, c’è necessità di un cambiamento: Kimi fa le valigie per fare spazio ad un baldo iberico, Fernando Alonso.
Perché Fernando Alonso?
Oggi, vedendo un Alonso pluriquarantenne che nel circus ricopre il ruolo di vecchio baccaglione, in molti potrebbero chiedersi perché Ferrari abbia scelto proprio Fer nel 2010. In primis, perché lo sponsor dello spagnolo, Santander, avrebbe probabilmente fatto carte false pur di essere parte di Ferrari. Di conseguenza, verosimilmente, non si sarebbe fatto troppi problemi a pagare ingenti somme di denaro pur di vedere il proprio nome sulla rossa, come già ricostruiva RaceFans.net all’epoca.
D’altro canto, a Fernando Alonso serviva decisamente un nuovo inizio dopo gli ultimi anni in Renault. L’inadeguatezza delle monoposto fornitegli dalla casa francese unito alla terribile reputazione formatasi attorno al duo franco-spagnolo a seguito dell’altro scandalo che ha segnato come una cicatrice la Formula 1 nel 2008 – il Crashgate – avevano messo Nando con un piede e mezzo fuori da Renault.

È per questo motivo che il 30 settembre del 2009 Motorsport.com annuncia che un malinconico Kimi Räikkönen lascerà la scuderia di Maranello in favore di Fernando Alonso.
Il racconto della gara
Venerdì 12 marzo si arriva in Bahrein per il primo weekend dell’anno. Tutto e tutti sono pronti. Nuova decade, nuovi piloti, nuovi team, stesse ambizioni. Dopo una qualifica che vede la Red Bull dell’astro nascente Sebastian Vettel in pole position sul tracciato mediorientale, la Ferrari di Alonso partirà terza. Davanti a lui anche il suo nuovo compagno di scuderia Felipe Massa, che verrà bruciato dopo il primo paio di curve.
Allo start, infatti, Alonso prende l’esterno in curva 1 per avere l’interno in quella stretta curva quale è la 2: il brasiliano, così, è bruciato. Il tedesco su monoposto austriaca, tuttavia, ha un passo superiore. La gara, infatti, procede in modo lineare. Anche dopo la prima (ed inaspettatamente unica) tornata di pit-stop, le monoposto in testa al gruppo saranno nello stesso ordine.

”Tutto regolare sino al giro 34”, parafrasando una delle più iconiche frasi di Gianfranco Mazzoni quando un guasto, ipotizzato essere dovuto alla rottura di un diffusore, obbligherà il giovane di Heppenheim a ridurre il passo. Con quindici giri ancora da correre, all’ultima curva lo spagnolo supererà il pilota Red Bull e si porterà in testa alla gara. Di li a poco, Vettel sarebbe stato superato anche da Massa e Hamilton, costringendo il tedesco a passare per quarto sotto la bandiera a scacchi conducendo una tripletta tedesca per il 4º, 5º (Rosberg) e 6º (Schumacher, al rientro dopo anni di stop) posto.

Epilogo: Amore a prima vista
Non sarà stata la più emozionante delle gare e non sarà stata neanche la più combattuta delle vittorie, ma quando Fernando Alonso ha tagliato il traguardo per primo in quella domenica di marzo tutti i tifosi si sono riempiti d’orgoglio. Dopo anni travagliati – soprattutto il 2009, nel quale la Rossa vinse solamente una gara – Nando rappresentò una boccata d’aria fresca. La sua simpatia così necessaria per risollevare il morale di un intero paese combinata alla sua abilità al volante così fondamentale saranno una ricetta perfetta per portare il sogno mondiale fino all’ultimo giro del Gran Premio di Abu Dhabi quando, ahimè, lo spagnolo si dovette piegare alla Renault di Petrov che aiutò indiscutibilmente il trionfo, invece, dello stesso Sebastian Vettel.
Ambizioso, perfezionista ed in cerca di miglioramento.

