Sono passati due anni dalla morte di Craig Breen, dovuta ad un incidente in un test in Croazia. Non un semplice pilota, ma un appassionato. Non un uomo qualunque, ma un vero animo.
13 Aprile 2023, un giorno nero per la storia moderna dei rally. Quel giorno ci lasciò Craig Breen, non un pilota qualunque, né tantomeno un uomo qualunque. Due anni dopo, resta il dolore per chi ha avuto l’onore di conoscerlo, dentro e fuori dall’abitacolo.

Craig
Craig non era un pilota che puntava a vincere, o che aveva l’ossessione di battere gli avversari. Non era questa la sua filosofia, che invece meditava al godersi il momento. “Non dimenticare di divertirti, la vita è corta“, è una delle sue massime simboliche per capire immediatamente il suo carattere. Quasi come se sapesse già del destino spietato che è spesso riservato dal mondo delle corse.
Lui si stava certamente divertendo negli ultimi mesi. Con la Hyundai, finalmente, aveva trovato un mezzo che mostrasse il suo potenziale, dopo una annata disastrosa in Ford. “L’anno scorso ero in una situazione davvero brutta. Non devi mai mollare, perché solo tu conosci il tuo vero potenziale. Non lasciare mai che gli altri ti buttino giù.”, commenterà così dopo aver ottenuto il suo ultimo podio in carriera, in Svezia.
Divertimento e resilienza, due parole chiave per conoscere Craig, totalmente rispecchiate in quella iconica risata, sempre in Svezia, quando concluse una prova speciale al primo posto con diversi secondi di vantaggio sul secondo.

Una gara dedicata a lui
Non fu facile continuare, in quelle settimane del Rally di Croazia. Tutto inizia con il comunicato via web del team coreano, che gela migliaia di tifosi. Continuare è psicologicamente difficile, ma, alla fine, il rally si è disputato, perché è ciò che Craig avrebbe voluto.
Lacrime e brividi tra i piloti del WRC, al solo pensiero di quel compagno che ora non c’era più. Esapekka Lappi, altro uomo dal cuore vero, compagno dell’irlandese in Hyundai, era in lacrime alla fine dello shakedown, così come Gus Greensmith, che, però, sorrideva per celare quelle lacrime.
Emozionante anche il post di Ott Tanak, il più ermetico dei piloti, visibilmente scioccato dalla notizia:
Hyundai dipingerà la vettura sulle sue due auto rimaste con la bandiera irlandese, ma la vittoria andrà alla Toyota di Evans e Martin. Quest’ultimo, anche lui, sorridente a gara vinta ma visibilmente emozionato, poiché di Breen fu co-pilota per ben 5 anni, prima di accompagnare il gallese.
Emozioni: sono queste a fare lo sport.

Craig Breen Foundation
A quasi 8 mesi dall’incidente, è stata creata la Craig Breen Foundation, che ha come scopo quello di aiutare i giovani talenti a svilupparsi e a fare strada nel mondo dei rally. Lo stesso obiettivo che nel 2023 aveva portato Craig a offrire supporto e fondi all’Irisch J1000 Forestry Series, dedicata ai piloti con età compresa tra i 14 e i 17 anni.
Anche questo, sicuramente, è ciò che Craig avrebbe voluto: dare l’opportunità a chi merita.

Per l’Irlanda
Una persona vive finché resta nel ricordo delle persone, quindi Craig è ancora lì da qualche parte, magari immaginando la prossima curva da fare a 200 km/h tra le foreste, come tanto piaceva a lui. Il popolo irlandese, con la sua scomparsa, aveva perso un idolo. Perché sì, anche se il rally non è lo sport più popolare, erano in molti a conoscere questo eroe nazionale.
Oggi, è ritornato un irlandese nel WRC, Joshua McErlean, al quale tutti auguriamo una buona carriera. Lui, fino allo scorso anno, era navigato da James Fulton, l’ultimo uomo a vivere la passione di Craig con lui, fino a quel maledetto incidente in Croazia.
Ovunque tu sia, Craig.

Seguici sui social!
L’articolo ti è piaciuto e sei un grande appassionato di WRC , ERC o di Formula 1? Allora seguici sui nostri canali Instagram e Telegram: è il modo più semplice per non perderti neanche un aggiornamento!
Passion, dedication, hard work.

