Lewis Hamilton ha chiuso il Gran Premio di Gran Bretagna con l’amaro in bocca.

F1 | Hamilton: “Quelle parole sulla Red Bull? Me ne sono pentito molte volte”

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Nel giovedì di Silverstone, Lewis Hamilton è tornato a parlare del vecchio interesse di Red Bull nei suoi confronti.

Silverstone, giovedì pieno di adrenalina. In una giornata segnata da nubi in cielo e tensioni nel paddock, Lewis Hamilton è tornato a far parlare di sé, ma stavolta non per una staccata in pista. Durante il consueto media day del Gran Premio di Gran Bretagna, il sette volte campione del mondo ha sorpreso tutti tornando su una vecchia dichiarazione del 2011, quando bollò la Red Bull come “solo un’azienda di bevande”. Ora, a distanza di quattordici anni, ammette: “Me ne sono pentito molte volte nel corso degli anni”.

Tempesta su Silverstone: Hamilton rispolvera vecchi rimpianti e lancia un invito a Verstappen

Il commento del 2011 e il contesto dell’epoca

All’epoca Hamilton correva ancora con la McLaren, motorizzata Mercedes, e si trovava in un ambiente carico di aspettative. La Red Bull, da poco diventata protagonista della Formula 1 con Sebastian Vettel, veniva guardata con diffidenza da alcuni veterani del paddock. “La Red Bull non è un costruttore, è una marca di bibite,” dichiarò allora Hamilton, in un’intervista che fece il giro del mondo.

Un’affermazione che suonava quasi come una delegittimazione nei confronti di una scuderia che, nonostante l’assenza di radici automobilistiche, stava sovvertendo gli equilibri consolidati dello sport.

Il commento del 2011 e il contesto dell’epoca

“Ero un tifoso accanito della Mercedes”

Oggi Hamilton rilegge quelle parole con il senno di poi e con un tono ben diverso. “Ricordo solo che mi venne chiesto qualcosa… Non rammento esattamente di cosa si trattasse,” ha spiegato ai giornalisti. “Credo semplicemente che in quel momento fossi un grande sostenitore della Mercedes e volessi difendere ciò in cui credevo.”

La confessione, per quanto tardiva, mostra un lato più umano e riflessivo del pilota britannico. Dopo aver conquistato sei dei suoi sette titoli con la scuderia di Brackley, Hamilton ha vissuto da protagonista un’era che lo ha visto passare da talento esplosivo a icona globale del motorsport

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L’invito (inaspettato) a Max Verstappen

Ma la parte che ha catturato maggiormente l’attenzione degli addetti ai lavori è arrivata poco dopo, quando il pilota britannico ha sorpreso tutti lanciando una sorta di invito diplomatico al rivale numero uno degli ultimi anni: Max Verstappen.

“Se mi chiedessero cosa penso della Mercedes, direi che è una squadra fantastica: c’è passione, persone incredibili, una fabbrica impressionante, un ambiente di lavoro davvero stimolante,” ha affermato con convinzione. “Quindi sì, assolutamente, consiglierei a chiunque, anche a lui, di considerarla.”

Un segnale? Una provocazione? O forse semplicemente una dichiarazione genuina di stima verso il suo team? Di certo, le parole di Hamilton hanno fatto rumore, soprattutto in un momento in cui si moltiplicano le voci su un possibile scossone nel mercato piloti del 2026.

La risposta implicita di Horner

Non si è fatta attendere, anche se indirettamente, la posizione di casa Red Bull. Christian Horner ha spesso parlato delle difficoltà che il team ha dovuto affrontare per guadagnarsi il rispetto nel paddock: “Siamo la filiale di un brand di energy drink che compete contro marchi storici e produttori affermati. È naturale che alcuni storcano il naso,” aveva dichiarato in passato.

Il successo continuativo della Red Bull, però, ha progressivamente smontato ogni dubbio sulla sua legittimità. Dominio tecnico, giovani talenti valorizzati e un’organizzazione impeccabile l’hanno trasformata da outsider a colosso.

La risposta implicita di Horner

Un Lewis più maturo, tra passato e futuro

Quella di oggi non è stata solo una giornata di scuse. È sembrato quasi un momento di transizione per Hamilton, che si prepara ad affrontare gli ultimi capitoli della sua straordinaria carriera con un approccio diverso: più consapevole, più diplomatico e, perché no, anche più umano.

Le sue parole sulla Red Bull, una volta percepita come rivale senza pretese, oggi suonano come un riconoscimento tardivo ma sincero: “È una grande squadra, con grandi persone. Lo riconosco pienamente.”

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