Oscar Piastri, ventiquattrenne della McLaren, ha vissuto un momento di forte frustrazione durante il Gran Premio di Gran Bretagna, nel quale ha ricevuto una penalità di 10 secondi che ha compromesso le proprie chance di vittoria. La penalità gli è stata inflitta a seguito di un episodio controverso avvenuto durante il termine del regime di safety car al giro 21, quando era in testa alla corsa.
Quando le luci della safety car si sono spente, segnale che la gara stava per riprendere, Piastri ha frenato bruscamente sul rettilineo tra la curva 14 e la curva 15, passando da 218 km/h a soli 52 km/h, esercitando una forte pressione sul pedale del freno. Tale rallentamento improvviso ha costretto Max Verstappen, che lo seguiva da vicino, a una manovra evasiva per evitare una collisione.

Le parole di Piastri
Visibilmente contrariato dopo la gara, Piastri ha dichiarato alle interviste del parco chiuso con tono sarcastico: “A quanto pare, non si può più frenare dietro alla safety car.” Ha poi spiegato che la coincidenza tra lo spegnimento delle luci della safety car e il suo rallentamento è stata, appunto, solo una coincidenza.
I commissari sportivi hanno però interpretato diversamente l’episodio. Secondo quanto riportato nel loro comunicato ufficiale, la frenata di Piastri è stata considerata anomala e in violazione dell’articolo 55.15 del regolamento sportivo della Federazione Internazionale dell’Automobile. Tale articolo impone al leader della gara, dopo lo spegnimento delle luci della safety car, di mantenere un’andatura costante, senza frenate brusche o altre manovre pericolose che potrebbero mettere a rischio i piloti alle proprie spalle.
Il documento dei commissari sottolinea che la frenata di Piastri ha superato chiaramente la soglia di ciò che viene considerato accettabile, citando come metro di paragone un episodio simile avvenuto durante il Gran Premio del Canada. In quell’occasione, George Russell aveva applicato una pressione sul freno praticamente uguale alla metà di quella applicata da Piastri nel GP di Gran Bretagna ma non era stato penalizzato, proprio perché il suo comportamento era stato giudicato meno rischioso.

La reazione di McLaren
Comprensibilmente McLaren non ha preso per niente bene la decisione dei commissari. Zak Brown, CEO della scuderia, ha affermato che la situazione sembrava molto più drammatica in televisione rispetto a quanto indicava la telemetria. Questa dichiarazione suggerisce che il team ritiene la penalità sproporzionata rispetto ai fatti reali, e mette in discussione la coerenza nell’applicazione del regolamento da parte della FIA.
La penalità è infatti costata carissima a Piastri: scontata al suo ultimo pit stop, la sanzione lo ha fatto scivolare dietro al compagno di squadra Lando Norris, che a quel punto ha preso il comando della gara. Piastri, che fino a quel momento aveva avuto un ritmo eccellente e sembrava in controllo della corsa, si è visto sfuggire un potenziale trionfo per una manovra che, dal suo punto di vista, non avrebbe dovuto essere sanzionata.

Qual è il limite?
Il caso Piastri riapre un dibattito importante che in Formula 1 ritorna ciclicamente: fino a che punto si può interpretare il concetto di “guida anomala”? Quanto margine discrezionale dovrebbero avere i commissari nel valutare incidenti avvenuti in circostanze ambigue come quelle dietro ad una safety car? Quanta pressione sul freno deve essere applicata da un pilota per giudicare una manovra regolare piuttosto che irregolare?
In un campionato nel quale ogni millesimo di secondo può decidere le sorti di una gara, una penalità come quella inflitta a Piastri va ben oltre la semplice applicazione del regolamento. Diventa un delicato bilanciamento tra il principio della sicurezza e l’esigenza di equità sportiva. E se in futuro dovesse verificarsi una situazione analoga, a metà strada tra l’episodio di Russell e quello di Piastri, regnerebbe l’incertezza su come verrebbe interpretata ed eventualmente sanzionata una simile manovra. Senza un criterio applicato con coerenza, il confine tra strategia e comportamento punibile rischia di restare infranto.
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