Dopo 238 partenze a salve, nella giornata di ieri Nico Hülkenberg ha sparato la propria cartuccia conquistando il primo podio in carriera in quel di Silverstone.
Quando la cantante tedesca Juli lanciava la propria canzone “Perfekte Welle” (parliamo del giugno del 2004) Nico Hülkenberg doveva ancora compiere diciassette anni e probabilmente non aveva ancora idea di cosa lo aspettasse nei venti (e più) anni che lo separano dal giorno d’oggi.
Chi è Nico Hülkenberg?
Per quanto banale possa sembrare questa domanda, come si può capire una persona (prima ancora di capire il pilota) senza sapere veramente di chi si sta parlando? Nico Hülkenberg nel giugno del 2004 ha appena 16 anni, i 17 sono ormai all’orizzonte – li compirà il prossimo 19 agosto – e non ha ancora neanche avuto la possibilità di assaggiare una vera monoposto. Il quarto anno del nuovo millennio, infatti, rappresenta l’ultima stagione dell’attuale #27 di Sauber sui kart.
In contemporanea, tuttavia, mentre un giovane Nico (ci prenderemo la licenza poetica di chiamarlo così per oggi) si destreggia tra il trofeo invernale di kart a Garda, i Master Italiani ed il campionato senior di go-kart tedesco, un’artista – connazionale del #27 – entra a gamba tesa nella discografia tedesca con un pezzo intitolato “Perfekte Welle”. Tutti i bambini cresciuti negli ambienti germanofoni negli ultimi 20 anni l’avranno sentito almeno una volta – e Hülkenberg, molto probabilmente, non fa eccezione.
Il collegamento tra il pilota e la canzone può comunque risultare complicato, se non incomprensibile per chi non ne ha (giustamente) mai sentito parlare. In realtà, nonostante la barriera linguistica, è molto più semplice (e calzante) di quanto si possa immaginare.
Una storia di resilienza
La canzone tedesca (il cui titolo si può tradurre in “L’onda perfetta”), infatti, si apre in questo modo (testo tradotto): “Ad ogni onda corrisponde un sogno – I sogni scivolano via – La tua tavola ormai è impolverata – I dubbi prendono il sopravvento”.
È quindi chiaro che il protagonista è alla ricerca di un momento ottimo, dell’onda perfetta per essere cavalcata. Tutto ciò rappresenta un sogno per il surfista che dopo innumerevoli tentativi però sente che i dubbi stanno prendendo il sopravvento. E questi dubbi non accennano a fermarsi; essi si fanno sempre più grandi ed invadenti, a tal punto da arrivare a pensare di smettere, ingenuamente supponendo che tutto il lavoro svolto sia stato inutile.
“Hai aspettato per tutta la tua vita – Hai sperato nella sua esistenza – Hai quasi pensato non esistesse – Non ti sei mosso dal tuo posto”, proseguiva Juli nel 2004. E sono proprio questi passaggi che accomunano Hülkenberg a questo brano sin dal proprio esordio, risalente ormai ad un epoca passata.
La gara tenutasi in Bahrain nel 2010 sembra lontana tre ere geologiche (più precisamente, quelle dei domini Red Bull intervallate dall’egemonia Mercedes) da oggi. È più che probabile, inoltre, che l’esordio di un giovane tedesco in quel giorno intriso di passione e marcato a vita dall’indimenticabile, primo successo di Fernando Alonso su Ferrari sia passato in sordina. Ed è ancora più probabile che durante tutto il corso della propria carriera ci sia sempre stato qualche pilota sotto qualche riflettore più luccicante di quello sotto il quale si trovava il pilota di Emmerich sul Reno. Ma forse a Nico stava bene così.
Si fa fatica a ricordare un Nico Hülkenberg scomposto. Anche durante i festeggiamenti della sua (ad oggi) unica pole position in Brasile – tra l’altro conquistata proprio nella stagione d’esordio – Nico ha saputo mantenere quella classe e quella compostezza tipicamente nordiche.

La sua instancabile compostezza (fatta salva per l’indimenticabile episodio occorso con Kevin Magnussen dopo il GP d’Ungheria del 2017 – anche se comunque, rispetto a Magnussen, è apparso un signore) è stata tanto apprezzabile per coloro che amano lo sport per la sua essenza quanto “inutile” per chi invece soffre di perdita di memoria. Il tedesco, infatti, è spesso finito nel dimenticatoio di molti “appassionati” salvo per quell’episodio: questi, probabilmente, hanno semplicemente avuto difficoltà a cogliere veramente la sua vena, spesso semplicemente riservata.
Probabilmente non sarà stato il pilota più bello, forse non sarà stato il più estroso e sicuramente non il più estroverso, ma si tratta indubbiamente comunque di un pilota al quale tutti vogliono bene. Un ragazzo che non ha mai veramente avuto la possibilità di dimostrare tutto ciò di cui sarebbe stato capace.
Nonostante questo apparente potenziale inespresso, arriva fisiologicamente un momento nel quale, in preda alla disperazione e malgrado tutto l’amore che si riceve dall’esterno, il pensiero che tutto ciò che è stato fatto sia stato inutile sfiora anche la mente dei più convinti e dei più resilienti. Ma si sa che le cose più belle arrivano sempre nei momenti più duri.
“Lentamente ti si avvicina – L’acqua ti travolge sul volto – Vedi la tua vita come se fosse un film – Non puoi credere che si infranga – Questa è l’onda perfetta – Questa è la giornata perfetta – Fatti semplicemente trasportare – È meglio non pensarci”.
Nico Hülkenberg durante il Gran Premio di Gran Bretagna si è trovato al posto giusto nel momento giusto. Mettendoci inoltre il suo tocco rappresentato da un perfetto dosaggio di bastone e carota sulla sua monoposto è riuscito finalmente a capitalizzare un’occasione apparentemente irripetibile, soprattutto a bordo di una Kick Sauber.

A Silverstone il tedesco è riuscito a farsi trasportare senza farsi travolgere dalle emozioni e dalla matta voglia di conquistare quel podio che tanto ha bramato e tanto ha sognato.
L’emblema di una Formula 1 che non c’è più
Adesso è tutto vero: Nico Hülkenberg non è più “il pilota senza alcun podio”. Nico è riuscito nell’impresa che tanto aspettava (ed aspettavamo, aggiungerei). E proprio perché tutti abbiamo festeggiato questo meraviglioso ed inaspettato podio del #27 forse dovremo porci qualche, anzi, una domanda.
Com’è possibile che siamo riusciti ad essere tutti coesi e felici per lo stesso avvenimento? Di risposte certe non ne abbiamo, ma ad un motivo, sotto sotto, possiamo arrivarci.
Hülkenberg nel tempo è riuscito ad entrare nelle grazie degli appassionati perché in fondo è uno di loro – o di noi. È riuscito a stare fuori da dissing e velleità di genere simile. Pur partecipando a eventi media sempre più opprimenti ed a tratti ridicolizzanti (ma questo sarà oggetto di un’altra analisi, prima o poi), la sua attenzione è sempre stata rivolta verso la pista. Ha saputo trionfare a Le Mans, una delle più grandi prove motoristiche del globo terraqueo. Ha saputo aspettare pazientemente il proprio momento. Ha saputo cogliere l’occasione ed ha saputo non togliere mai gli occhi dalla linea del traguardo.

Nico Hülkenberg ha semplicemente saputo essere se stesso ed il podio di ieri ha dimostrato come, alla fine, ciò che conta non è solo l’abilità o la monoposto, ma il cuore che ci si mette. Un podio non renderà un pilota un campione (ed issarlo a campione del mondo mancato è un errore che non ci dobbiamo permettere di fare per non cascare, come ormai invece all’ordine del giorno, nel clickbait o nel dosaggio errato delle parole), ma permetterà allo stesso di essere ricordato degnamente come merita.
Ambizioso, perfezionista ed in cerca di miglioramento.

