Max Verstappen è spesso descritto come un talento naturale, capace di spingere una monoposto al limite con una facilità disarmante. Ma dietro ai suoi successi c’è anche un impegno meticoloso, fatto di ore di allenamento e ricerca del dettaglio. A rivelarlo è stato il suo ex preparatore atletico, Bradley Scanes, che ha raccontato un episodio particolare legato al Gran Premio d’Arabia Saudita del 2021.
Quella gara, disputata sul neonato tracciato cittadino di Jeddah, poteva già consegnare al pilota olandese il suo primo titolo mondiale. Per riuscirci, Verstappen avrebbe dovuto guadagnare almeno 18 punti sul rivale diretto Lewis Hamilton. La posta in palio era altissima e ogni piccolo vantaggio poteva risultare decisivo.
Il problema era che il circuito saudita, completato solo all’ultimo momento, non era ancora disponibile nei simulatori ufficiali. I piloti si sarebbero quindi trovati in pista praticamente alla cieca, costretti a scoprire le insidie di una pista complessa e velocissima soltanto durante le prove libere.

Secondo quanto racconta Scanes, Verstappen non si arrese a questa situazione: “Red Bull non aveva ancora il layout del tracciato sul proprio simulatore, ma Max riuscì a trovare qualcuno online in grado di ricostruire la pista. In questo modo si fece creare una versione personalizzata da provare nel suo simulatore di casa”.
Un’idea che ben racconta la determinazione del quattro volte campione del mondo: “Spesso viene etichettato come puro talento, ma la verità è che c’è un motivo se in FP1 riesce subito a segnare tempi record. Max passa ore e ore a prepararsi, studiando la pista in anticipo, così da essere pronto fin dal primo giro”, ha spiegato il suo ex trainer.
I frutti di quella preparazione si videro immediatamente. Mentre gran parte dei piloti faticava a trovare il ritmo sul nuovo tracciato, Verstappen segnava settori “fucsia” uno dopo l’altro, dimostrando una velocità impressionante. E il giro di qualifica interrotto da un contatto con il muro in Q3, secondo Scanes, “sarebbe potuto rimanere nella storia come uno dei migliori di sempre“.

Alla fine, la gara non portò la vittoria sperata: Hamilton si impose, rimandando la resa dei conti all’ormai celebre finale di Abu Dhabi. Ma quell’episodio resta un esempio lampante della dedizione che distingue un campione. Per Verstappen, non si è mai trattato soltanto di talento naturale: la sua grandezza è fatta anche di lavoro invisibile, cura dei dettagli e la volontà di spingersi oltre ciò che è dato per scontato.
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