Lewis Hamilton Fernando Alonso 2007 McLaren

Lewis Hamilton e Fernando Alonso: storia di una rivalità che non è mai davvero finita

Lewis Hamilton e Fernando Alonso, un rookie e un campione del mondo: cosa potrebbe andare storto?

La rivalità tra Lewis Hamilton e Fernando Alonso sembrava ormai un capitolo chiuso della storia della Formula 1.
Eppure, a Singapore, una piccola fiamma si è riaccesa: nel finale di gara, Hamilton, alle prese con problemi ai freni è costretto a rallentare e Alonso, volendo cogliere l’occasione, ha cercato di colmare il distacco e superarlo. Non riuscendoci, si è lasciato andare a un team radio carico di sarcasmo e rabbia.
Il giorno seguente, Hamilton ha risposto con una stoccata ironica sui social, riaccendendo l’eterna scintilla tra due campioni che, nonostante il tempo, non hanno mai davvero deposto le armi.

Ma per capire le radici profonde di questa rivalità, bisogna tornare indietro di quasi due decenni, al 2007, l’anno in cui McLaren aveva in squadra il campione in carica e il miglior talento della nuova generazione.
Un team da sogno che diventerà presto un incubo.

Lewis Hamilton Fernando Alonso McLaren 2007

Anno 2007: il rookie e il campione del mondo

Quando la McLaren annunciò Fernando Alonso al fianco del rookie Lewis Hamilton, l’idea era di affiancare esperienza e gioventù.
Alonso, due volte campione del mondo con la Renault, arrivava a Woking come la stella della Formula 1 di quegli anni. Hamilton, invece, era il “figlio” di Ron Dennis, allora Team Principal, l’allievo prediletto.

Solo che, già dal debutto in Australia, il britannico si rivelò molto più di un semplice rookie. Superò Alonso alla prima curva e chiuse sul podio, mandando subito un messaggio chiaro: non sarebbe stato il numero due di nessuno.

Il passo di Lewis ci sorprese tutti,” ricorda Steve Hallam, allora Head of Race Engineering in McLaren. “Fernando era veloce, ma Lewis lo era altrettanto. Pensai: ‘Accidenti, questa sarà una dura battaglia.’”

Le tensioni iniziarono presto a emergere. Dopo Monaco, dove gli ordini di scuderia imposero a Hamilton di restare dietro al compagno e di portare a casa la doppietta, il giovane pilota reagì con un commento velenoso: “Ecco perché ho il numero 2 sulla macchina.”

Da lì in poi, la convivenza divenne impossibile.

Prima ancora del famigerato GP d’Ungheria, all’interno del team si respirava un clima di forte tensione.
L’ex meccanico McLaren Marc Priestley ha raccontato un episodio emblematico avvenuto a metà stagione: “C’era stato un momento nel 2007 in cui Fernando arrivò a una gara e vidi il suo manager distribuire buste marroni piene di contanti a tutti quelli che non lavoravano sulla macchina di Lewis. Le aprii: dentro c’erano circa 1.500 euro. Era tutto molto losco.”

Secondo Priestley, l’obiettivo era chiaro: ottenere il favore del garage di squadra in vista della seconda metà di campionato. Ma la voce arrivò rapidamente ai vertici McLaren, che considerarono l’iniziativa un segnale preoccupante di quanto la situazione fosse degenerata. Il contenuto delle buste venne poi devoluto in beneficenza.

Ungheria: il punto di rottura

Il culmine arrivò all’Hungaroring, durante le qualifiche del Gran Premio d’Ungheria.
Hamilton non rispettò un accordo interno che prevedeva di lasciar passare il compagno in pista per consentirgli un giro pulito.
Lo spagnolo, furioso, decise di vendicarsi in modo plateale: durante il pit stop decisivo, rimase fermo intenzionalmente 10 secondi, impedendo al compagno di fare il pit stop.

Il britannico non ebbe più tempo per un ultimo giro, mentre Alonso riuscì a completarlo e conquistare la pole position.
Al muretto, Ron Dennis esplose. Poco dopo, Anthony Hamilton, padre e manager di Lewis, si recò dagli steward, chiedendo che lo spagnolo venisse penalizzato.
La richiesta fu accolta: Alonso ricevette ben cinque posizioni di penalità.

Lewis Hamilton Fernando Alonso GP Ungheria 2007 McLaren

Alonso minaccia Dennis: caos

La mattina della gara, Alonso, ancora infuriato, si presentò nell’ufficio di Ron Dennis accompagnato dal suo manager Luis García Abad.
Durante l’incontro, chiese al team principal di “pareggiare i conti” con Hamilton: pretese che venisse manipolata la strategia di Lewis, magari lasciandolo senza carburante in gara.

Al rifiuto di Dennis, Alonso passò alle minacce dirette, dichiarando di possedere e-mail compromettenti relative al caso Spygate e di essere pronto a inviarle alla FIA.

Già allora, la McLaren era sotto osservazione per un episodio sospetto: un suo ingegnere era stato trovato in possesso di un documento Ferrari di quasi 800 pagine, contenente informazioni tecniche riservate.
Il team, fino a quel momento, era riuscito a evitare sanzioni. Ma le tensioni interne e le rivelazioni successive fecero crollare ogni difesa.

La FIA intervenne con una decisione senza precedenti: squalifica dal Campionato Costruttori e multa record di 100 milioni di dollari.

Uno dei colpi più duri mai inflitti nella storia della Formula 1.

Nonostante tutto, in pista, la McLaren sfiorò l’impresa: Alonso e Hamilton chiusero la stagione a pari punti, ma persero il mondiale per un solo punto contro Kimi Räikkönen e la Ferrari.

Alonso lasciò il team di Woking dopo un solo anno, tornando in Renault. Hamilton rimase, vincendo il suo primo titolo nel 2008.
Ma per la McLaren, il 2007 restò un anno maledetto, un’occasione sprecata.

È stato un vero peccato,” ricorda Steve Hallam.
Quella coppia avrebbe potuto essere la più forte della Formula 1 moderna

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