La proposta della F1 di introdurre due soste obbligatorie per gara non convince i team, che temono possa ridurre la libertà strategica e rendere le corse meno imprevedibili.
L’idea di introdurre un regolamento che imponga ai piloti di effettuare due soste obbligatorie durante i Gran Premi divide il paddock di Formula 1. Se da un lato la proposta nasce con l’intento di rendere le gare più movimentate e strategicamente interessanti, dall’altro diversi team principal mettono in guardia: una misura del genere potrebbe avere l’effetto opposto.
Negli ultimi anni, infatti, molte gare si sono decise con una sola sosta ai box, come previsto dalle attuali regole che impongono soltanto il cambio di mescola. Tuttavia, costringere i piloti a fermarsi due volte potrebbe ridurre la varietà tattica, portando tutti a seguire strategie simili e quindi a un minore livello di imprevedibilità.
Alan Permane, team principal della Racing Bulls, ha espresso chiaramente le proprie perplessità: “A tutti piacciono le gare con due soste o più, ma bisogna fare attenzione. Se i pneumatici non sono progettati per sostenere una gara a due pit stop, si rischia che tutti facciano la stessa strategia, ottenendo l’effetto contrario a quello desiderato”.

Lo stesso punto di vista è condiviso da Andrea Stella, numero uno della McLaren, secondo cui le regole attuali offrono una gamma di possibilità che contribuisce alla spettacolarità dei Gran Premi. “Abbiamo visto spesso duelli tra chi sceglie una sosta e chi due. Quel tipo di dinamica sparirebbe con un obbligo imposto. Dobbiamo riflettere con attenzione prima di cambiare un aspetto così importante del regolamento”.
A rafforzare la posizione dei team è intervenuto anche James Vowles, team principal della Williams ed ex stratega Mercedes, che teme un appiattimento tattico: “Il rischio è che finiremmo tutti per adottare la stessa strategia, nel giro di uno o due giri di differenza, proprio perché costretti dal regolamento. La chiave è lavorare prima di tutto sul degrado gomme e sul divario tra le mescole. Solo dopo si può pensare a regole più restrittive”.
Il dibattito si inserisce in un contesto di profonda trasformazione tecnica: il 2026 segnerà infatti l’introduzione di nuove power unit e telai, un cambiamento epocale per la categoria. Per Stella, questo è un motivo in più per non affrettare le decisioni: “Con tutte le novità che arriveranno nel 2026, sarebbe saggio osservare prima che tipo di gare avremo e poi, se necessario, intervenire per migliorare lo spettacolo. Serve prudenza”.
Il tema dei pit stop obbligatori non è nuovo. Nel 2025, al Gran Premio di Monaco, la FIA ha già sperimentato un regolamento temporaneo che imponeva due soste. Il risultato, tuttavia, non era stato dei migliori: molti piloti avevano deliberatamente rallentato per favorire i compagni di squadra o bloccare gli avversari, trasformando la corsa in un trenino strategico piuttosto che in una gara combattuta. Le reazioni nel paddock erano state dure, con diversi protagonisti che avevano definito l’esperimento “una gara brutta” e “contraria allo spirito della Formula 1.”

Nonostante le critiche, il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali aveva difeso il test, considerandolo “un tentativo giusto” e sottolineando che “il lato positivo è che se ne discute, ed è questo il punto di partenza per migliorare.”
Il confronto tra libertà strategica e regolamentazione continua quindi ad animare la F1. Se da un lato la spettacolarità è un obiettivo costante per la direzione del campionato, dall’altro i team ricordano che l’imprevedibilità nasce proprio dalla possibilità di scelta: dalle mescole alla gestione del ritmo gara, ogni decisione tattica è parte integrante della competizione.
Per ora, la proposta di rendere obbligatori due pit stop resta soltanto un’ipotesi da discutere nelle prossime riunioni della F1 Commission. Ma il messaggio dei team è chiaro: forzare la mano potrebbe non essere la soluzione per aumentare lo spettacolo – anzi, potrebbe ridurlo.
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